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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19925/2024 del 20/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d\'Appello di Caltanissetta che aveva confermato le condanne del Tribunale di Gela. Le censure principali riguardano: 1) la contestata configurazione dell\'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/90) per carenza dell\'elemento strutturale-organizzativo, l\'insufficiente prova di canali stabili di approvvigionamento, la presunta natura familiare e non associativa dei contatti e l\'assenza di ruolo attivo di taluni imputati; 2) la qualificazione come cessioni di droga di atti che sarebbero, secondo le difese, prestiti o rapporti estranei al narcotraffico (art. 73 d.P.R. 309/90); 3) la contestazione della sussistenza del reato di estorsione (art. 629 c.p.) con la tesi che si sarebbe trattato di pressioni, favori o scambi non violenti e senza ingiusto profitto; 4) doglianze relative a specifici reati (minaccia aggravata/porto d\'arma, detenzione di arma) basati su intercettazioni ritenute ambigue e senza sequestro dell\'arma; 5) questioni relative alla quantificazione della pena, al mancato riconoscimento delle attenuanti e all\'applicazione della recidiva (art. 99 c.p.). In sostanza, le difese chiedevano la rinnovata valutazione delle risultanze probatorie, la dismissione delle interpretazioni delle intercettazioni e la riforma delle statuizioni punitive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Motivazione sintetica: i motivi di impugnazione sono per lo più aspecifici e si limitano a riprodurre censure già avanzate in sede di appello senza affrontare compiutamente le argomentazioni della sentenza impugnata; molte doglianze sono puramente fattuali e mirano a una rivalutazione delle prove, attività non consentita in sede di legittimità salvo il caso di travisamento inequivoco della prova. La Corte ha ritenuto congrua e logica la motivazione della Corte territoriale in ordine alla configurazione dell\'associazione di tipo associativo, alla rilevanza probatoria delle intercettazioni, alla sussistenza del reato di estorsione (anche come intimidazione implicita idonea a coartare la volontà della vittima) e agli altri reati contestati; inoltre la determinazione della pena e il riconoscimento della recidiva sono stati ritenuti adeguatamente motivati. Non essendo stato prospettato alcun travisamento decisivo delle intercettazioni né alcuna manifesta illogicità, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.

Norme richiamate

  • art. 74 d.p.r. 309/90

    La Corte conferma che l\'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti richiede un elemento strutturale-organizzativo che può essere desunto anche da elementi sintomatici (ripetitività dei reati-fine, divisione dei ruoli, canali di approvvigionamento, continuità delle condotte). Le intercettazioni concordanti e la continuità delle condotte possono dimostrare il pactum sceleris e la stabilità del vincolo associativo.

  • art. 73 d.p.r. 309/90

    Le singole cessioni di stupefacenti possono essere provate anche attraverso intercettazioni quando queste, nel loro insieme, evidenzino un\'attività sistematica e continuativa; il giudice di merito può collegare episodi omogenei per formare una prova del programma criminoso.

  • art. 629 cod. pen.

    L\'elemento della minaccia per l\'estorsione può essere anche implicito, larvato o indiretto se idoneo ad incutere timore e coartare la volontà della vittima; l\'ingiusto profitto può consistere in vantaggi non dovuti anche ottenuti mediante l\'uso improprio di mezzi giuridici legittimi.

  • artt. 10 e 14 L. 497/74

    Le doglianze sulla mancanza di sequestro dell\'arma non sono decisive se dal contenuto delle intercettazioni e da altri elementi probatori emerge, in modo non travisato, la detenzione o l\'uso di un\'arma; la Corte territoriale può valorizzare intercettazioni ambientali anche in assenza di sequestro se la loro interpretazione è logica e coerente.

  • art. 612 comma 2 cod. pen. in relazione all\'art. 339 cod. pen.

    I reati di minaccia aggravata e le condotte connesse sono stati ritenuti provati sulla base del quadro probatorio complessivo (intercettazioni, perizia balistica, dichiarazioni) e non censurabili in cassazione in assenza di travisamento della prova.

  • art. 99 cod. pen.

    L\'aumento di pena per recidiva è stato confermato perché motivato sulla base dei precedenti penali gravi e della persistente pervicacia a delinquere del ricorrente; la Corte richiede motivazione concreta e non puramente formale per contestare la recidiva in Cassazione.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiama gli oneri motivazionali e la necessità che il ricorso in cassazione contesti puntualmente le ragioni addotte dalla sentenza impugnata; la mancanza di specificità nei motivi conduce all\'inammissibilità.

  • art. 591 comma 1 cod. proc. pen.

    Il vizio di aspecificità del ricorso, che non indica con chiarezza il vizio dedotto e non si confronta con le argomentazioni della sentenza impugnata, integra causa di inammissibilità prevista dall\'articolo.

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammessa una nuova valutazione delle prove: i motivi devono evidenziare errori di diritto o travisamenti inequivocabili della prova; la mera richiesta di rivalutazione fattuale conduce all\'inammissibilità.
  • I ricorsi che si limitano a riprodurre i motivi di appello o non si confrontano specificamente con la motivazione della sentenza impugnata sono aspecifici e quindi inammissibili ai sensi dell\'art. 591 c.p.p.
  • L\'esistenza di un\'associazione (art. 74 d.P.R. 309/90) può essere desunta anche da elementi sintomatici e dinamici (ripetizione dei reati-fine, divisione dei ruoli, continuità delle forniture), non è richiesto un patto formale scritto.
  • Intercettazioni ambientali e telefoniche, se concordanti, chiare e non travisate, possono costituire prova sufficiente per reati di droga e per altri reati complessi; chi le impugna deve dimostrare un travisamento palese.
  • Per l\'estorsione non è necessario che la minaccia sia esplicita: una minaccia implicita o un comportamento intimidatorio, valutato nel contesto e alla luce della personalità della vittima, può integrare il reato.
  • L\'assenza del sequestro di un\'arma non esclude automaticamente la responsabilità se il complesso probatorio (intercettazioni, perizie, dichiarazioni) dimostra in modo coerente la detenzione o l\'uso.
  • La determinazione della pena e il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito; in Cassazione è sindacabile solo se emergono manifesta illogicità o arbitrio.
  • Per contestare l\'applicazione della recidiva occorre muovere censure specifiche e concrete; la mera asserzione generica è insufficiente a ribaltare la valutazione del giudice di merito.

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