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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7481/2025 del 24/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per furto di energia elettrica (circa 821,15 Kw/h) mediante manomissione del misuratore e allaccio diretto alla rete. Con due motivi: (1) vizio di diritto — sosteneva che, dopo il d.lgs. 10/10/2022 n.150, in assenza di querela il reato non fosse più procedibile d'ufficio; (2) vizio di motivazione — contestava che la condanna fosse fondata su elementi indiziari insufficienti (preliminare di vendita, subentro nel contratto di fornitura) e sull'omessa individuazione dell'autore materiale della manomissione, senza corretta applicazione delle regole probatorie (art. 192 c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo punto ha ritenuto infondato il motivo: il d.lgs. 150/2022 ha escluso la procedibilità d'ufficio solo per i furti "su cose esposte alla pubblica fede", mentre rimangono procedibili d'ufficio i furti aggravati commessi su cose destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità; l'imputazione conteneva riferimenti fattuali e normativi tali da inquadrare la sottrazione come commessa su beni destinati a pubblico servizio (allaccio diretto alla rete di distribuzione, manomissione). Ha inoltre precisato che l'equivalenza fra circostanze aggravanti e attenuanti rileva solo "quoad poenam" e non incide sulla procedibilità d'ufficio. Sul secondo punto la Corte ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito adeguata: la condanna si fondava su più indizi convergenti (preliminare di vendita, ingresso in possesso, precedente distacco per morosità, osservazione di fili collegati direttamente alla rete, accertamento tecnico con rottura dei sigilli e riscontri di prelievi irregolari nel tempo). Ha inoltre ricordato la giurisprudenza secondo cui può essere ritenuto responsabile chi si avvale consapevolmente dell'allaccio abusivo anche se non è individuato l'autore materiale della manomissione. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali; resta confermata la pena inflitta in grado di merito (6 mesi di reclusione e 154 euro di multa, pena condizionalmente sospesa, con concessione delle circostanze attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti).

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, art. 2, comma 1, lett. i)

    "su cose esposte alla pubblica fede"

    Il decreto ha escluso la procedibilità d'ufficio per alcune ipotesi di furto (quali quelli "su cose esposte alla pubblica fede"), ma ha mantenuto la procedibilità d'ufficio per i furti aggravati commessi su cose destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità; pertanto il mutamento normativo non ha impedito la perseguibilità d'ufficio nel caso di allaccio diretto alla rete di distribuzione.

  • art. 625 c.p. (circostanze aggravanti, richiamate nella sentenza)

    "su cose destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità"

    La Corte ha interpretato che l'allaccio diretto alla rete di distribuzione e la manomissione del dispositivo di misura integrano l'aggravante relativa a cose destinate a pubblico servizio/pubblica utilità, lasciando il reato procedibile d'ufficio.

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    Norma processuale richiamata come base formale del ricorso per cassazione proposto dal difensore del ricorrente.

  • art. 192 c.p.p.

    Regola sulla valutazione degli indizi: la Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano correttamente valutato una serie di elementi indiziari convergenti; la Corte ha inoltre richiamato la giurisprudenza (Sez. U, Filardo) sui limiti di ammissibilità dei motivi che lamentano la valutazione della prova.

  • art. 69 c.p.

    La valutazione di equivalenza tra circostanze aggravanti e attenuanti incide solo sulla pena (quoad poenam) e non sul regime di procedibilità del reato; quindi l'equivalenza non trasforma un reato procedibile d'ufficio in procedibile a querela se l'imputazione originaria descriveva l'aggravante.

  • Giurisprudenza citata (Sez. U, n. 29541/2020 Filardo; Sez. 4, n. 46859/2023 Licata; Sez. 5, n. 24592/2021 Bellafiore; altre pronunce richiamate)

    La Corte ha richiamato precedenti che chiariscono: i limiti di ammissibilità dei motivi che attaccano la motivazione (Filardo) e l'orientamento secondo cui il beneficiario dell'allaccio abusivo può essere ritenuto responsabile anche senza individuazione dell'autore materiale della manomissione.

Massime di principio

  • Dopo il d.lgs. 150/2022 la procedibilità d'ufficio per furto resta quando sussiste un'aggravante che lo collega a beni destinati a pubblico servizio o pubblica utilità; l'assenza di querela non preclude l'azione penale in tali casi.
  • La qualificazione iniziale dell'imputazione (se contiene elementi descrittivi riferibili all'aggravante) è decisiva per la procedibilità: la valutazione in sede di merito "quoad poenam" (equivalenza attenuanti/aggravanti) non modifica il regime di procedibilità originario.
  • La responsabilità penale può essere riconosciuta anche al beneficiario di un allaccio abusivo quando risultino indizi convergenti della sua consapevolezza e fruizione (preliminare, ingresso in possesso, precedenti distacchi, riscontri tecnici, rottura sigilli, prelievi prolungati), anche se non è individuato chi fisicamente ha manomesso il contatore.
  • Per impugnare efficacemente una condanna sulla base della motivazione è necessario dimostrare errori così specifici e puntuali nella valutazione probatoria da rientrare nei limiti di ammissibilità dell'art. 606 c.p.p.; l'uso generico dell'art. 192 c.p.p. per censurare la motivazione è spesso inammissibile alla Cassazione.
  • Se si vuole impedire la procedibilità d'ufficio dopo modifiche normative, è essenziale che l'imputazione originaria non contenga riferimenti fattuali che configurino l'aggravante; altrimenti la Procura può procedere d'ufficio.

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