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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 08402/2026 del 04/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione ex art. 314 c.p.p. per la custodia cautelare subita dal 21/05/2012 al 13/08/2016 nell'ambito del procedimento penale n. 7144/2011 (cd. "falsa politica"). Tavernese era stato inizialmente indagato/executed per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p., con aggravanti previste dalla L. n. 146/2006). In primo grado venne condannato (16/03/2015), mentre in appello venne assolto il 6/04/2022 con formula "perché il fatto non sussiste", sentenza divenuta irrevocabile il 18/11/2022. L'ordinanza della Corte d'Appello di Reggio Calabria dell'11/09/2025 ha respinto la domanda di riparazione ritenendo sussistente la "condotta ostativa" (colpa grave) consistente nella contiguità e nelle frequentazioni ambigue con esponenti di rilievo della 'ndrangheta, valorizzando intercettazioni in cui Tavernese veniva indicato come persona di fiducia. Con ricorso in Cassazione Tavernese ha censurato la motivazione come inesistente, apparente e contraddittoria, ha lamentato omissione di valutazione dei rilievi difensivi (tra cui l'affermazione del Tribunale che Muià fosse un "millantatore") e ha contestato l'uso apodittico degli elementi intercettivi per affermare la sua "gravitazione" in un contesto illecito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che, in tema di riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p., il giudice della riparazione deve compiere una valutazione ex ante e autonoma della condotta del richiedente per verificare se dolo o colpa grave abbiano concorso a determinare la misura cautelare. Nel caso concreto la Corte territoriale ha motivatamente ritenuto sussistente la colpa grave di Tavernese per avere "gravitat[o] nell'ambito di un contesto illecito" e per la sua indicazione, in intercettazioni inter alios tra soggetti di accertata caratura criminale (Muià Carmelo e Commisso Giuseppe), come persona di fiducia e soggetto stimato. Tali elementi non sono stati smentiti dal giudizio di merito e, anzi, risultava accertato che Tavernese si era recato più volte, su indicazione del cugino del Muià, in determinati contesti. Alla luce di ciò la Cassazione ha ritenuto la motivazione priva di aporie logiche e congrua, e ha quindi rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali; non ha liquidato le spese del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione e dispone l'esclusione del diritto alla riparazione se la detenzione sia stata cagionata dolosamente o per colpa grave del detenuto. La Corte interpreta la norma nel senso che il giudice della riparazione deve valutare ex ante e autonomamente la condotta del richiedente e il suo nesso causale con l'adozione della misura cautelare, senza che sia necessario che la condotta integri un reato.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma che configura l'associazione di tipo mafioso; richiamata per descrivere il capo di imputazione originario nel procedimento di merito. La Corte sottolinea che, anche in presenza di successiva assoluzione, gli elementi probatori rilevanti ai fini della misura cautelare possono influire sulla valutazione della colpa grave ai fini della riparazione.

  • L. n. 146 del 2006

    Normativa che prevede aggravanti per delitti connessi ad associazioni mafiose; citata come parte degli addebiti originari (articoli e commi indicati nell'ordinanza di custodia). La sentenza usa il quadro normativo di riferimento per contestualizzare la gravità delle accuse iniziali.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e e) cod. proc. pen.

    Prevede i motivi di ricorso per cassazione (tra cui la violazione di norme o vizio di motivazione). Il ricorrente invocava tali norme per censurare la presunta carenza e contraddittorietà della motivazione della Corte d'Appello; la Cassazione ha invece ritenuto la motivazione adeguata.

Massime di principio

  • Nel giudizio di riparazione ex art. 314 c.p.p. il giudice valuta ex ante e autonomamente la condotta del richiedente per stabilire se dolo o colpa grave abbiano contribuito a determinare la custodia cautelare, senza dover necessariamente accertare la sussistenza di un reato.
  • Intercettazioni 'inter alios' in cui persone di acclarata caratura criminale indicano un soggetto come "persona di fiducia" o "stimata" possono avere elevato valore probatorio ai fini della valutazione della gravità della condotta e della sua idoneità a creare la falsa apparenza della partecipazione a un'associazione criminale, anche se il soggetto successivamente è assolto.
  • L'assoluzione nel giudizio di merito non implica automaticamente il diritto alla riparazione: se emergono elementi che, valutati ex ante, dimostrano una condotta che abbia agevolato o favorito la misura cautelare per colpa grave, la domanda di riparazione può essere legittimamente respinta.
  • La Corte di Cassazione verifica la logicità e la congruenza della motivazione del giudice della riparazione: motivazioni prive di aporie logiche e fondate su raffronti tra elementi intercettivi e esiti del merito sono in genere incisive e difficilmente censurabili in cassazione.
  • In situazioni simili la difesa dovrà puntare a dimostrare l'inesistenza di un nesso causale tra le frequentazioni/contatti e l'adozione della misura cautelare (es. confutare l'attendibilità delle fonti intercettive, provare finalità innocenti o episodiche delle frequentazioni, dimostrare che le menzioni intercettive erano mere chiacchiere o millanterie).

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