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Cassazione Penale, Ordinanza n. 32992/2026 del 07/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l’ordinanza con cui la Corte di appello di Firenze, quale giudice dell’esecuzione, aveva parzialmente accolto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato ex art. 671 c.p.p. limitatamente ai reati giudicati con le sentenze indicate ai punti a) e g), rigettandola per gli ulteriori reati. Le condanne riguardavano due delitti di detenzione illecita di stupefacenti di lieve entità, commessi nel territorio di Pisa, un delitto di invasione di terreni o edifici in concorso, due delitti di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale, nonché ulteriori delitti di detenzione illecita di stupefacenti di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale commessi in concorso. Il giudice dell’esecuzione aveva escluso, per le condotte di cui ai punti b), c), d), e) e f), la prova dell’unicità del disegno criminoso, valorizzando la distanza temporale, l’eterogeneità dei beni giuridici offesi e la commissione dei reati in concorso con soggetti diversi. Aveva inoltre ritenuto non dimostrata, sulla base della certificazione prodotta, una condizione di tossicodipendenza coeva ai fatti e, comunque, aveva osservato che dalle sentenze non emergeva una specifica incidenza di tale condizione sulle singole decisioni criminose. Nel ricorso sono state dedotte l’omessa o inadeguata valutazione dell’omogeneità delle violazioni, dell’identità del contesto territoriale e dello stato di tossicodipendenza documentato. La Corte di cassazione ha ritenuto che il ricorrente non avesse allegato elementi specifici e concreti, non considerati dal giudice di merito, idonei a dimostrare la medesimezza del disegno criminoso, ma avesse sollecitato una non consentita rivalutazione degli elementi di fatto. Ha inoltre rilevato che la tossicodipendenza può essere valorizzata ai fini della continuazione soltanto per i reati ad essa collegati e in presenza degli ulteriori requisiti richiesti, mentre il ricorrente l’aveva indicata genericamente quale stimolo alla commissione dei reati, senza indicare elementi rivelatori di una programmazione criminosa unitaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo adeguata e non manifestamente illogica la motivazione del giudice dell’esecuzione. La mera contiguità cronologica, l’identità o analogia dei titoli di reato, l’identità del contesto territoriale e la generica allegazione della tossicodipendenza non sono state ritenute sufficienti a dimostrare l’unicità del disegno criminoso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    La disciplina del reato continuato in sede esecutiva richiede la dimostrazione dell’unicità del disegno criminoso tra i reati oggetto delle condanne irrevocabili.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma contestata per i delitti di detenzione illecita di stupefacenti di lieve entità.

  • art. 110 c.p.

    Norma contestata per la commissione dei reati in concorso.

  • art. 633 c.p.

    Norma contestata per il delitto di invasione di terreni o edifici.

  • art. 639-bis c.p.

    Norma richiamata in relazione al delitto contestato insieme all’art. 633 c.p.

  • art. 648, comma 2, c.p.

    Norma contestata per il delitto di ricettazione di particolare tenuità.

  • art. 337 c.p.

    Norma contestata per i delitti di resistenza a pubblico ufficiale.

  • art. 616 c.p.p.

    La decisione dispone la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in conseguenza della declaratoria di inammissibilità.

  • art. 616, comma 1, c.p.p.

    La decisione dispone il pagamento di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende quale conseguenza della dichiarata inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di esecuzione, il riconoscimento della continuazione richiede la prova concreta dell’unicità del disegno criminoso; la mera vicinanza temporale dei reati o l’identità o analogia dei relativi titoli non sono sufficienti, poiché possono essere indici di abitualità criminosa e di scelte di vita orientate alla commissione contingente di illeciti.
  • L’accertamento dell’unicità del disegno criminoso costituisce valutazione di fatto riservata al giudice di merito ed è censurabile in cassazione soltanto quando la motivazione sia mancante, apparente o manifestamente illogica; non è consentito utilizzare il ricorso per cassazione per ottenere una nuova valutazione degli elementi fattuali.
  • Ai fini della continuazione, la tossicodipendenza può essere valorizzata soltanto rispetto ai reati concretamente collegati a tale condizione e non sostituisce la prova dell’originaria programmazione criminosa unitaria, che deve risultare anche dagli ulteriori elementi richiesti dalla giurisprudenza.
  • L’identità del contesto territoriale, l’omogeneità delle violazioni e la commissione di più reati in un arco temporale ravvicinato non dimostrano da sole la medesimezza del disegno criminoso, in assenza di elementi specifici e concreti riferibili a una programmazione antecedente o unitaria.

Come è indicizzato

MaterieContinuazioneImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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