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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 32998/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La Menicagli aveva chiesto la declaratoria di illegittimità dei contratti di somministrazione e del contratto a termine con il Ministero dell'Interno, il riconoscimento dell'inquadramento superiore (posizione economica B3 invece di B1) e il risarcimento del danno (quantificato in 15 mensilità). Il Ministero ha impugnato la sentenza d'appello che aveva accolto tali domande, deducendo in particolare che le OPCM e disposizioni emergenziali avrebbero legittimato i contratti a termine/somministrazione, contestando la quantificazione del risarcimento (indennità sostitutiva ex art. 18 L. n. 300/1970), l'accertamento delle mansioni superiori e la non decorrenza della prescrizione quinquennale dei crediti retributivi

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto i motivi relativi all'ammissibilità delle deroghe indicate dal Ministero (OPCM), alla prova delle mansioni superiori e alla prescrizione, ma ha accolto il secondo motivo sul profilo della quantificazione del risarcimento (con riferimento all'indennità sostitutiva ex art. 18 L. n. 300/1970 e alla normativa sulla quantificazione del danno per abuso di contratti precari nel pubblico impiego). In conseguenza la sentenza impugnata è stata cassata limitatamente al motivo accolto e la causa è rinviata alla Corte d'Appello di Firenze, in diversa composizione, per ulteriore decisione e per le spese del giudizio di legittimità. Il ricorso incidentale della Menicagli è stato rigettato

Norme richiamate

  • Legge n. 225/1992 (art. 5) ora art. 25 del Codice della Protezione Civile (d.lgs. n. 1/2018)

    Le OPCM sono atti amministrativi 'liberi' ma l'eccezionalità dello strumento consente deroghe a norme di legge solo se espresse; in mancanza, le ordinanze non derogano automaticamente alla disciplina di legge sui contratti di lavoro

  • Decreto-legge n. 225/2010 (art. 2, comma 6)

    La norma autorizzava proroghe di contratti a termine, ma non è idonea a sanare retroattivamente nullità determinate da vizi precedenti nella motivazione del termine

  • d.lgs. n. 276/2003 (artt. 20, 21, 27, 86)

    La disciplina sulla somministrazione e sui contratti a termine richiede l'esplicita indicazione delle causali nei contratti; le OPCM non possono essere interpretate come deroga implicita a tali prescrizioni se non lo prevedono espressamente

  • d.lgs. n. 368/2001 (artt. 1, 4, 5)

    Norme che richiedono l'indicazione delle ragioni giustificative del termine nei contratti a termine; la Corte ha ritenuto che tali obblighi non siano derogati se non espressamente

  • Legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori), art. 18, comma 3

    Rilevante per la quantificazione dell'indennità sostitutiva della reintegrazione: la Corte di legittimità ha ritenuto necessario rivedere la quantificazione disposta in sede di merito e ha cassato la sentenza in relazione a questo profilo

  • Legge n. 183/2010 (art. 32)

    In caso di illegittima successione di contratti di somministrazione a termine nel pubblico impiego, il danno si quantifica secondo il parametro generale di cui all'art. 32 come danno presunto (sanzionatorio) salvo prova del maggior danno; la Corte ha richiamato questo criterio per la quantificazione

  • Codice civile, art. 2948 (prescrizione)

    La Corte ha ritenuto corretta la statuizione di merito che aveva escluso la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi in base agli atti interruttivi prodotti

  • Norme processuali civili richiamate (es. artt. 372, 378, 380-bis.1, 384 c.p.c.)

    È vietato introdurre nel giudizio di legittimità nuove eccezioni o fatti sopravvenuti tramite memoria quando richiedano accertamenti di fatto; le memorie in Cassazione servono a chiarire le doglianze già proposte, non a formulare nuove difese

  • CCNL dipendenti delle agenzie di somministrazione (28.5.98) e direttiva 1999/70/CE

    Richiamati dalla difesa erariale ma la Corte ha confermato che la normativa interna di settore e i principi europei non autorizzano deroghe implicite alle prescrizioni formali dei contratti senza espressa norma derogatoria

Massime di principio

  • Le ordinanze governative (OPCM) non derogano automaticamente a norme di legge che regolano i contratti di lavoro: le deroghe devono essere espresse e specifiche
  • Nel pubblico impiego, la successione abusiva di contratti a termine o di somministrazione non determina automaticamente la trasformazione a tempo indeterminato, ma dà diritto al lavoratore a un risarcimento configurato secondo l'art. 32 L. n. 183/2010 (danno presunto), salvo prova del maggior danno
  • Non è sufficiente che atti autorizzino l'uso di contratti a termine per escludere l'obbligo di indicare nel contratto le ragioni giustificative previste dalla normativa (d.lgs. n. 368/2001 e simili)
  • In Cassazione non possono essere introdotti nuovi fatti sopravvenuti o nuove eccezioni tramite memoria se tali fatti richiedono accertamenti di merito o prove documentali nuove; ciò deve essere svolto nel giudizio di rinvio
  • La quantificazione del risarcimento per abuso di contratti precari va valutata con attenzione e può richiedere la rinnovata valutazione del giudice di merito se la motivazione o il parametro applicato appaiono erronei
  • La prova delle mansioni superiori o della prevalenza di compiti richiede accertamento di merito e non può essere sorretta esclusivamente da principi processuali formali (es. principio di non contestazione) se il giudice di appello richiama accertamenti del primo grado
  • Le eccezioni di prescrizione vanno valutate in relazione agli atti interruttivi prodotti: la tempestività della domanda processuale e della notifica sono elementi decisivi per l'esclusione della prescrizione quinquennale

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