Cassazione Civile, Ordinanza n. 28862/2025 del 31/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La controversia trae origine dall'impugnazione, da parte di una società, di un'ingiunzione di pagamento relativa a crediti erariali. In primo grado il ricorso era stato accolto solo in parte; in appello la decisione era stata confermata. Le amministrazioni ricorrenti hanno censurato la sentenza della CTR sotto due profili: (1) violazione degli artt. 19 e 21 del d.lgs. n. 546/1992, perché il giudice di merito avrebbe erroneamente ammesso un'eccezione di prescrizione proposta contro l'intimazione di pagamento, nonostante tale atto potesse essere contestato solo per vizi propri e non per questioni inerenti ad atti presupposti ormai definitivi; (2) violazione degli artt. 2946, 2948 n. 4 e 2953 c.c., perché la CTR avrebbe dichiarato prescritti crediti erariali assoggettati a prescrizione decennale, senza considerare che la notifica di atti interruttivi avrebbe comunque fatto decorrere un nuovo termine. La ricorrente sosteneva inoltre che la mancata impugnazione della cartella avrebbe determinato la conversione della prescrizione breve in quella decennale.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso nei limiti indicati in motivazione, ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria in diversa composizione, demandando al giudice di rinvio anche la regolazione delle spese di legittimità. La Corte ha affermato che l'intimazione di pagamento, quando segua un atto impositivo divenuto definitivo per mancata impugnazione, è impugnabile solo per vizi propri e non consente di far valere la prescrizione maturata anteriormente agli atti presupposti non contestati. Ha però anche precisato che i crediti tributari, in linea generale, sono soggetti alla prescrizione decennale salvo diversa previsione di legge e salvo il caso di titolo giudiziale definitivo; pertanto il giudice di merito dovrà verificare la natura dei singoli crediti e il relativo termine prescrizionale, distinguendo tra prescrizione maturata prima e dopo gli atti presupposti.
Norme richiamate
Viene richiamato come base formale dei motivi di ricorso per cassazione per violazione di legge e nullità processuale.
L'intimazione di pagamento è impugnabile nei limiti dei vizi propri, non per contestare questioni relative ad atti presupposti definitivi.
È richiamato in relazione alla tempestività/ammissibilità dell'impugnazione degli atti della riscossione.
Per i crediti erariali, in assenza di diversa previsione normativa e salvo titolo giudiziale definitivo, opera il termine ordinario decennale.
La Corte esclude che il credito per imposta, dopo accertamento definitivo, sia normalmente soggetto al termine quinquennale previsto per le prestazioni periodiche.
La conversione della prescrizione breve in decennale opera solo in presenza di un titolo giudiziale definitivo, non per la sola mancata impugnazione della cartella.
art. 3, comma 9, L. n. 335/1995
È indicato come esempio di previsione legale che deroga al termine ordinario di prescrizione.
Massime di principio
- L'intimazione di pagamento o altro atto della riscossione che segua un atto impositivo divenuto definitivo è impugnabile esclusivamente per vizi propri; non possono essere dedotte in quel giudizio questioni inerenti al rapporto sostanziale già cristallizzato dall'atto presupposto non impugnato.
- La mancata impugnazione della cartella esattoriale non comporta, di per sé, la conversione del termine di prescrizione breve in quello decennale ex art. 2953 c.c.; tale effetto si produce solo in presenza di un titolo giudiziale passato in giudicato.
- I crediti tributari, salvo diversa previsione di legge, sono soggetti alla prescrizione ordinaria decennale ex art. 2946 c.c., poiché l'obbligazione d'imposta non ha natura di prestazione periodica ai sensi dell'art. 2948 n. 4 c.c.
- Nel contenzioso sulla riscossione, il giudice deve distinguere tra prescrizione maturata prima degli atti presupposti definitivi, che non può essere fatta valere contro l'atto successivo, e prescrizione maturata successivamente, che va verificata in concreto in base alla natura del singolo credito e agli eventuali atti interruttivi.
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