Cassazione Penale, Sentenza n. 05930/2026 del 12/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo (fino a €952.500,00) relativo al profitto ritenuto conseguito dalla società in relazione ai reati ascritti ai capi 6 e 7 e, in caso di incapienza, sequestro per equivalente dei beni intestati a Capacchione Salvatore. La difesa ha dedotto: (i) carenza e manifesta illogicità della motivazione sul fumus commissi delicti, sostenendo che le operazioni che hanno generato i crediti d'imposta sono state poste in essere secondo le indicazioni dell'Agenzia delle Entrate e dunque non sussisterebbe il reato presupposto né la responsabilità amministrativa dell'ente; ha inoltre contestato la mancata dimostrazione dell'interesse/vantaggio per la società in relazione alle condotte degli amministratori; (ii) carenza di motivazione sul periculum in mora, lamentando che l'ordinanza non ha esplicitato le esigenze concrete che giustificano il permanere del sequestro finalizzato alla confisca, limitandosi a considerare l'incapienza patrimoniale della società.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, in tema di misure cautelari reali, il sindacato in sede di Cassazione sia limitato ai soli vizi integranti violazione di legge; pertanto i censure dirette alla carenza, illogicità o contraddittorietà della motivazione non sono ammissibili salvo che la motivazione sia inesistente o meramente apparente. Il Collegio ha ritenuto che l'ordinanza impugnata contenesse una compiuta ricostruzione fattuale, una esauriente illustrazione del fumus commissi delicti con puntuale confutazione delle deduzioni difensive e adeguata esposizione delle ragioni del periculum di dispersione del profitto, escludendo violazioni di legge. Per tali ragioni il ricorso è dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese processuali e al pagamento di €3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 611, comma 1-bis, cod. proc. pen.
Consente la trattazione con contraddittorio cartolare (decisione basata sugli atti scritti senza udienza pubblica).
Norma richiamata in relazione a fattispecie di autoriciclaggio; il giudice valuta il fumus della commissione del reato e il collegamento con il profitto dell'ente.
Disciplina la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nell'interesse o a vantaggio dell'ente; per l'applicazione è necessario dimostrare l'utilità o il vantaggio per la società.
artt. 24, 25, 25-octies D. Lgs. n. 231/2001
Articoli richiamati in relazione ai presupposti della responsabilità dell'ente e alle figure degli autori (titolari di funzioni di rappresentanza/gestione) per reati tributari e altri illeciti presupposti.
art. 640-bis cod. pen. (richiamato e riqualificato ai sensi di art. 316-ter)
Rilevato nell'imputazione originaria (frode fiscale / indebita percezione di crediti); la ricostruzione del nesso tra illecito fiscale e successivo trattamento dei profitti è centrale per il fumus.
art. 10-quater D. Lgs. 74/2000 (oggi art. 84 D. Lgs. 173/24)
Norme in materia tributaria relative ai reati fiscali e alla generazione/uso dei crediti d'imposta richiamate per valutare la legittimità dell'operazione che ha prodotto i crediti.
art. 648-ter, comma 1, cod. pen.
Riferimento a fattispecie di riciclaggio/operazioni con proventi illeciti; utilizzato nel quadro delle imputazioni contestate agli indagati.
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Stabilisce i limiti del controllo in Cassazione sulle misure cautelari reali: sindacato limitato ai vizi che configurano violazione di legge.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Individua i motivi di ricorso per cassazione, richiamato nella contestazione della violazione di legge per carenza/mala motivazione sul fumus e sul periculum.
Massime di principio
- In materia di misure cautelari reali il sindacato in Cassazione è limitato ai vizi di diritto: le censure sulla valutazione del fatto o sull'adeguatezza/logicità della motivazione sono in genere inammissibili salvo che la motivazione sia del tutto assente o meramente apparente.
- Per ottenere l'annullamento di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca è necessario dimostrare l'inesistenza della motivazione giuridica del provvedimento (assenza totale del fumus o del periculum), non il semplice dissenso sulla valutazione probatoria svolta dal giudice del riesame.
- Nel quadro della responsabilità degli enti (D.Lgs. 231/2001) è essenziale provare che il reato presupposto sia stato commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente; la presenza di crediti d'imposta nel "cassetto fiscale" non è di per sé decisiva senza prova del concreto vantaggio societario.
- Se la difesa sostiene la conformità dell'operazione a indicazioni dell'Agenzia delle Entrate, dovrebbe produrre documentazione chiara e precisa (comunicazioni, interpelli, pareri ufficiali) a sostegno dell'assenza del reato presupposto.
- Sul profilo del periculum (rischio di dispersione del profitto), il giudice deve indicare ragioni concrete e attuali: contestazioni generiche sull'incapienza patrimoniale richiedono controprove documentali e proposte di misure alternative da parte della difesa.
- In procedimenti decisi con contraddittorio cartolare (art. 611) la completezza e precisione delle memorie scritte assume particolare rilievo: documentazione esaustiva e argomentazioni chiare sono necessarie per influire sul decisum senza udienza.
- Quanto al sequestro per equivalente proposto nei confronti di terzi collegati (es. dominus), è necessario stabilire il nesso tra le condotte dell'ente e i beni dei terzi; la mera intestazione formale non esclude la necessità di dimostrare il collegamento funzionale.
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