Cassazione Penale, Sentenza n. 46671/2022 del 12/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Pongelli impugnava la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 4 d.lgs. n. 74/2000 (dichiarazione infedele per gli anni 2011-2013), deducendo: 1) eccessiva e illegittima adesione dei giudici di merito ai verbali di accertamento tributario e alle presunzioni tributarie senza valutazione autonoma (richiamando artt. 187, 192, 234 e 533 cod. proc. pen. e art. 32 DPR n. 600/1973); 2) vizio di motivazione nella determinazione dell'imposta evasa e nel calcolo del superamento delle soglie di punibilità, per non aver tenuto conto di costi, componenti negative e rimborsi di anticipazioni effettuate per conto dei clienti; 3) travisamento della prova per omissione di valutazione di documentazione probatoria prodotta; 4) mancata assunzione di una prova decisiva (richiesta di perizia). Polverini (terza proprietaria) impugnava la confisca dell'immobile a lei intestato, deducendo vizi nella motivazione circa la fittizietà dell'acquisto e la violazione dei requisiti di proporzionalità fra bene sequestrato e profitto del reato (richiamando art. 322-ter cod. pen., art. 1022 cod. civ. e art. 125 cod. proc. pen.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Il ricorso di Pongelli è stato ritenuto infondato e/o formulato in modo generico/non specifico: la Corte ha ritenuto legittimo il ricorso ai verbali di accertamento e alle indagini bancarie come elementi indiziari purché integrati da autonoma valutazione e riscontri; ha ritenuto che la documentazione e le spiegazioni fornite dall'imputato non avessero dimostrato l'esistenza di rimborsi o costi tali da modificare la determinazione dell'imponibile né di aver smentito i versamenti bancari considerati come ricavi effettivi; ha inoltre escluso che la mancata nomina di perito costituisse motivo di cassazione, perché la perizia non è prova decisiva di diritto e la verifica del superamento delle soglie è rimessa al giudice di merito. Il ricorso di Polverini è stato ritenuto inammissibile per mancanza di legittimazione soggettiva: un terzo estraneo al processo non può proporre ricorso per cassazione avverso la confisca; il rimedio per il terzo è l'incidente di esecuzione dopo il passaggio in giudicato o i rimedi cautelari/riesame in sede antecedente alla sentenza definitiva. Conseguentemente entrambi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e sono state imposte le spese del procedimento.
Norme richiamate
Norma che configura il reato di dichiarazione infedele; applicata alla fattispecie per gli anni d'imposta 2011-2013 come titolo di accusa.
Principio secondo cui gli indizi devono essere gravi, precisi e concordanti per poter fondare una conclusione probatoria; la Corte ha ritenuto applicabile il canone ma ha accettato l'uso dei risultati delle indagini finanziarie come indizi rafforzati da riscontri.
artt. 187, 234 e 533 cod. proc. pen.
Richiamati nella critica del ricorrente relativa all'uso dei verbali e delle prove; la Corte ha ritenuto che l'utilizzo dei verbali di contestazione sia legittimo nel quadro probatorio dei reati tributari.
Norma tributaria richiamata in relazione alle presunzioni e alle modalità di accertamento fiscale; la Corte ha ricordato che le risultanze dell'accertamento tributario possono concorrere alla prova penale se adeguatamente verificate.
Norma richiamata dalla difesa della terza parte in relazione alla confisca diretta; la Corte ha sottolineato che il terzo non ha titolo ad impugnare in cassazione la confisca disposta nel processo penale.
art. 125, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamato in relazione ai profili della confisca e della proporzionalità del bene rispetto al profitto; la Corte ha considerato la questione di legittimazione e rimedi del terzo estraneo.
artt. 573, 579 e 607 cod. proc. pen.
Norme sui mezzi di impugnazione e su chi può proporre ricorso; la Corte le usa per affermare il principio di tassatività soggettiva delle impugnazioni (chi può ricorrere).
Richiamato per escludere che la mancata perizia costituisca motivo di cassazione: l'art. 606 limita i motivi di cassazione e la mancata perizia non rientra tra le prove decisive rilevanti ai fini di cassazione.
Norma richiamata in ordine alle conseguenze delle inammissibilità dell'impugnazione (onere delle spese); la Corte ha disposto che le spese siano a carico dei ricorrenti.
art. 322-bis cod. proc. pen. e art. 676 cod. proc. civ. (incidente di esecuzione)
Normativa e rimedi alternativi indicati per il terzo: il terzo può agire con il riesame in fase non definitiva o con l'incidente di esecuzione dopo il passaggio in giudicato della confisca.
Massime di principio
- Nei reati tributari il giudice penale può avvalersi dei verbali di contestazione e delle indagini bancarie come elementi indiziari, purché effettui una verifica autonoma e raccolga elementi di riscontro che diano certezza della condotta illecita
- Le presunzioni tributarie non sono automaticamente decisive nel processo penale: devono essere integrate da elementi gravi, precisi e concordanti e dal confronto con la documentazione probatoria allegata dalla difesa
- Il ricorrente in cassazione deve formulare motivi specifici, non generici o meramente ripetitivi; per denunciare travisamento della prova occorre indicare esattamente gli atti, il dato fattuale contrastante e dimostrarne la verità
- La mancata nomina di una perizia non costituisce di per sé motivo idoneo per la cassazione quando la perizia non sia una prova 'decisiva' ai sensi delle norme processuali e la materia (es. superamento delle soglie) rientri nella valutazione di merito
- Un terzo estraneo al processo non ha legittimazione a proporre ricorso per cassazione avverso la confisca: i rimedi per il terzo sono il riesame in fase non definitiva o l'incidente di esecuzione dopo il passaggio in giudicato
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