Cassazione Penale, Sentenza n. 46378/2023 del 16/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della statuizione di confisca di una somma di denaro disposta dal Tribunale di Milano in occasione dell'applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/90 (detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio). Il difensore ha censurato la mancanza di motivazione e la violazione di legge nella confisca, sostenendo che il giudice aveva qualificato apoditticamente il denaro come "profitto" del reato senza indicare il nesso di pertinenzialità tra la somma e il reato contestato; inoltre ha osservato che la confisca ex art. 240 c.p. è possibile solo sul provento della cessione e non su somme eventualmente derivanti da precedenti o diverse cessioni o destinate a futuri acquisti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente alla confisca della somma di denaro. Ha affermato che l'art. 240 c.p. consente la confisca solo delle cose che costituiscono il profitto del reato inteso come vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato per il quale si procede. Poiché l'imputazione accertata era di mera detenzione ai fini di spaccio e non di vendita (cessione), mancava il nesso causale tra la somma e il reato dichiarato, e quindi la confisca del denaro non era legittima. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio esclusivamente in relazione alla confisca della somma di denaro, con ordine di dissequestro e restituzione all'avente diritto; le altre statuizioni (pena, confisca e distruzione dello stupefacente) sono rimaste confermate. La cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di cui all'art. 626 c.p.p.
Norme richiamate
La norma prevede la confisca delle cose che costituiscono il profitto del reato, inteso come vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto; pertanto è necessario il nesso diretto tra il bene e il reato per il quale l'imputato è stato condannato.
art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/90
Norma penale che disciplina la detenzione e la cessione di sostanze stupefacenti; nella vicenda l'imputazione è per detenzione ai fini di spaccio, e non per una specifica cessione il cui provento sarebbe assimilabile al "profitto" del reato.
Norma sul procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti (cd. patteggiamento): richiamata poiché la pena era stata applicata dal Tribunale ai sensi di tale articolo.
Norma sulle modalità di dissequestro e restituzione delle cose sequestrate; la cancelleria è stata incaricata degli adempimenti previsti da questo articolo.
Massime di principio
- La confisca ex art. 240 c.p. richiede la prova del nesso diretto e immediato tra il bene sequestrato e il reato specifico per cui l'imputato è stato condannato; il mero possesso di denaro non è sufficiente a qualificarlo come "provento".
- Se la condanna riguarda la detenzione ai fini di spaccio (senza accertata cessione), il denaro rinvenuto a carico dell'imputato non può essere automaticamente considerato profitto del reato e quindi confiscato.
- Non possono essere confiscati beni riconducibili a reati diversi o a condotte non incluse nella declaratoria di responsabilità, salvo che tali collegamenti vengano provati nella motivazione della sentenza.
- In caso di carenza del nesso di pertinenzialità tra il denaro e la condotta accertata, la confisca deve essere annullata e il bene restituito con gli adempimenti previsti dal codice di procedura penale.
- Anche nei casi di applicazione della pena su richiesta (patteggiamento) le statuizioni ablative devono rispettare i requisiti di legge relativi alla confisca: la forma concordata non esenta dall'onere motivazionale e dalla necessità del nesso causale.
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