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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 30778/2021 del 29/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Controversia relativa al diritto di Augusta Groppa di erigere a proprie spese una scala di collegamento tra due cortili di proprietà comune; in primo grado il Tribunale di Trento aveva respinto la domanda della Groppa e accolto la riconvenzionale di Demattè (condannando la Groppa al rimborso di spese per sostituzione di una canna fumaria e alla rimozione di tubazioni). La Corte d'appello ha riformato parzialmente il Tribunale riconoscendo a Groppa il diritto di costruire la scala e compensando integralmente le spese. Demattè ha impugnato in Cassazione con sette motivi (tra cui richiesta di sospensione per presunta pregiudizialità di un giudizio sui confini, violazione e falsa applicazione dell'art. 1102 c.c. riguardo al pari uso della cosa comune, mancata valutazione della CTU e del rischio di contrasto tra giudicati, e difetto di motivazione sull'alterazione della destinazione), mentre Groppa ha proposto ricorso incidentale su questioni di servitù coattiva e rimozione di tubazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale proposto da Demattè e ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale proposto da Groppa. In particolare: rigettata l'istanza di sospensione/riunione dei giudizi per presunta pregiudizialità (la Corte ha ritenuto che la questione dei confini implichi valutazioni di fatto non sindacabili in Cassazione e, quindi, non fosse pregiudiziale in senso giuridico tale da giustificare sospensione o riunione); respinti i motivi relativi all'art. 1102 c.c. (la Corte ha ritenuto che la scala non alteri la destinazione dei cortili comuni e non configuri abuso impedente il pari uso degli altri partecipanti alla comunione); dichiarati inammissibili i motivi che sollecitavano diversa valutazione delle prove o della CTU; per l'incidente riguardante la servitù coattiva, la Corte ha confermato il rigetto per insufficienza di prova dell'interclusione. Le spese del giudizio di legittimità sono compensate; è disposta la maggiorazione (raddoppio) del contributo unificato ai sensi dell'art. 13 d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 360 cod. proc. civ. (nn. 3 e 5)

    Usata come parametro per valutare i motivi di cassazione: la Corte ha ritenuto infondati i rilievi di violazione di norme processuali e di omesso esame di fatto decisivo laddove essi chiedevano una rivalutazione di questioni di fatto e di apprezzamento probatorio non consentita in sede di legittimità.

  • art. 295 cod. proc. civ.

    Richiamato nell'ambito delle contestazioni relative alla sospensione del giudizio d'appello; la Corte ha ritenuto che non sussistesse la pregiudizialità che giustificasse la sospensione.

  • art. 115 cod. proc. civ.

    Invoke nella prospettiva del dovere di considerare tutti gli elementi di prova e le questioni rilevanti; la Corte ha ritenuto che i rilievi attinenti all'apprezzamento delle prove fossero inammissibili in cassazione.

  • art. 42 cod. proc. civ.

    Richiamato per affermare che la valutazione di alcune questioni di fatto è riservata a procedure specifiche (es. giudizio ex art. 42) e che la Cassazione non può riesaminare liberamente questioni fattuali giaà decise.

  • art. 1102 cod. civ.

    La Corte ha interpretato il 'pari uso' non come uso identico e contemporaneo, ma come possibilità per ciascun partecipante di un uso più intenso nella misura consentita dai diritti altrui; la realizzazione della scala è stata ritenuta compatibile con i diritti del coerede, non comportando alterazione della destinazione della cosa comune né un abuso che impedisca il pari uso.

  • art. 1043 cod. civ.

    Invocato nel ricorso incidentale per la costituzione di servitù coattiva; la Corte ha confermato il rigetto della domanda per mancanza della prova dell'interclusione, che è condizione per la servitù coattiva.

  • art. 13, comma 1-quater e comma 1-bis, d.P.R. n. 115/2002

    Richiamati in relazione al contributo unificato: la Corte ha rilevato i presupposti per imporre ai ricorrenti il versamento di un ulteriore importo pari a quello già dovuto (raddoppio del contributo) secondo le disposizioni citate.

Massime di principio

  • In materia di comunione, l'art. 1102 c.c. consente agli aventi diritto di utilizzare la cosa comune anche in maniera più intensa rispetto agli altri, purché tale uso sia compatibile con i diritti altrui: il 'pari uso' non implica identicità o contemporaneità nell'utilizzo.
  • La realizzazione di opere sulle parti comuni è lecita se non altera la destinazione della cosa comune e non configura un abuso che impedisca concretamente l'uso da parte degli altri coeredi; valutazioni in merito sono in gran parte di fatto e difficilmente riesaminabili in Cassazione.
  • La semplice pendenza di un altro giudizio (es. accertamento di confini) non giustifica di per sè la sospensione o la riunione dei procedimenti: occorre che la pregiudizialità sia manifesta e di natura giuridica, non meramente fattuale.
  • La Cassazione non è sede per la rivalutazione delle prove o della CTU: i rilievi che implichino diversa valutazione della prova sono inammissibili se non sono basati su errori di diritto.
  • Per ottenere la costituzione di una servitù coattiva (art. 1043 c.c.) è necessario provare l'interclusione: l'assenza di tale prova giustifica il rigetto della domanda.
  • Le istanze processuali di sospensione o di riunione dei giudizi richiedono la sussistenza di ragioni di economia processuale o di unitarietà sostanziale/processuale; la mera connessione fattuale non è sufficiente.
  • In appello il giudice può riformare le decisioni di primo grado se fondato su diverso apprezzamento dello stato di fatto e delle risultanze peritali; tale valutazione è tuttavia vincolante in Cassazione salvo vizio di diritto.

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