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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 05369/2026 del 10/03/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

De Ferrari ha chiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di immobili della famiglia Ghiglione e, in subordine, il riconoscimento del diritto di proprietà derivativo sulla base di una scrittura privata del 26/08/1977 nonché il rimborso di somme e spese di amministrazione. Le convenute hanno resistito chiedendo, in via riconvenzionale, la nullità o annullabilità della scrittura, la risoluzione di atti di vendita compiuti dopo la morte del padre, la restituzione dei corrispettivi percepiti e il risarcimento per mancato rendiconto e abuso di procura.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso proposto da De Ferrari. Ha confermato che la scrittura privata del 1977 non aveva valenza traslativa della proprietà né immetteva De Ferrari nel possesso degli immobili; la Corte d'appello, in sede di rinvio, aveva correttamente ritenuto che la scrittura fosse mera autorizzazione/ratifica nell'ambito di un mandato e che le ripetute richieste di rendiconto e i riconoscimenti di signoria da parte di De Ferrari denotassero comportamento incompatibile con un'acquisizione del possesso utile all'usucapione. Sono state respinte le censure processuali e di merito sollevate dal ricorrente (in gran parte dichiarate inammissibili o infondate). Il ricorrente è stato condannato alle spese di giudizio di legittimità a favore dei controricorrenti.

Norme richiamate

  • art. 383 c.p.c.

    La statuizione che rinvia il giudizio ad altro ufficio di pari grado indica la competenza funzionale dell'ufficio e non impone che la causa sia trattata da sezioni o magistrati diversi; la nullità sussiste solo se il giudizio di rinvio è stato trattato dal medesimo magistrato persona fisica o, nel collegio, se almeno uno dei componenti ha già partecipato alla pronuncia cassata, perché così è violata la statuizione sull'alterità.

  • art. 360 c.p.c.

    Il sindacato di legittimità sulla motivazione è assai limitato: la cassazione può censurare solo vizi gravi della motivazione (mancanza materiale/grafica, motivazione apparente, contraddizioni insanabili, motivazione incomprensibile).

  • art. 329 c.p.c.

    La Corte del rinvio deve riesaminare le questioni indicate dalla cassazione; l'esistenza di un precedente cassatorio che rinvia rende necessaria la rivalutazione della materia oggetto di rinvio e impedisce il formarsi di un giudicato su punti rimessi al giudice di rinvio.

  • art. 1165 e art. 2944 c.c.

    Riguardano i termini di prescrizione/usucapione e gli atti interruttivi: la valutazione degli atti interruttivi o dei fatti che precludono l'acquisto per prescrizione/usucapione spetta al giudice del merito e non è sindacabile in cassazione se si tratta di apprezzamenti di fatto e di valutazioni probatorie.

  • art. 1141 c.c.

    La trasformazione della detenzione in possesso richiede atti idonei a manifestare l'esercizio della signoria; atti che riconoscano la signoria altrui o richieste di rendiconto sono incompatibili con l'interversione del possesso.

  • art. 214-221 c.p.c.

    Norme sul disconoscimento e sulla querela di falso e sulla valutazione documentale: la Corte può valutare dubbi sulla genuinità o sulla rilevanza probatoria di una scrittura anche in assenza di formale disconoscimento, quando rientra nella valutazione di merito demandata al giudice del rinvio.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato in relazione all'omesso esame di fatti decisivi: la Corte ha ritenuto che non vi fosse omesso esame rilevante poiché, una volta escluso il possesso utile all'usucapione, la questione indicata dal ricorrente risultava assorbita e quindi irrilevante.

  • art. 1199 c.c.

    Riferito alla domanda di ripetizione e rimborso: la valutazione della natura delle somme percepite (corrispettivi per vendite per conto dei mandanti) rientra nella valutazione di merito e non determina vizio di motivazione rilevante in cassazione.

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002

    comma 1-quater (e richiamo al comma 1-bis)

    Rilevato l'obbligo, ratione temporis, di versamento del contributo unificato aggiuntivo in caso di ricorso principale presentato dopo la data di entrata in vigore della norma; la Corte ha disposto l'annotazione dei presupposti processuali per l'applicazione.

Massime di principio

  • Una scrittura privata che non identifica beni immobili in modo specifico e che si limita a patti, ordini o autorizzazioni nell'ambito di un mandato non è di per sé idonea a trasferire la proprietà o a immettere il mandatario nel possesso necessario per l'usucapione.
  • Le richieste ripetute di rendiconto e il riconoscimento della signoria altrui sono elementi che contraddicono l'affermazione di un possesso 'animo et facto' idoneo all'usucapione; tali comportamenti possono costituire prova che si è in posizione di detenzione e non di possesso.
  • Se la Cassazione rinvia la decisione su una questione, il giudice del rinvio deve riesaminarla: non si forma giudicato interno sulle questioni demandate al nuovo esame, pertanto non si può invocare resistenza di giudicato su quei punti.
  • Il sindacato di legittimità sulla valutazione probatoria e sulla ricostruzione del possesso è limitato: la cassazione non è luogo per un nuovo apprezzamento del merito bensì per verificare vizi di diritto o gravi carenze motivazionali.
  • Dubbi sulla genuinità o sulla valenza probatoria di un documento possono essere rilevati dal giudice del merito anche senza formale disconoscimento o querela di falso, purché la valutazione rientri nelle ordinarie attribuzioni probatorie del giudice.
  • La data certa di una scrittura è irrilevante se viene escluso il possesso necessario per l'usucapione; pertanto l'eccezione sulla mancata datazione può essere assorbita quando il tema del possesso è risolto negativamente.
  • In caso di rinvio ex art. 383 c.p.c. la legittimità della composizione del collegio si valuta con riguardo all'ufficio giudiziario individuato e non alle singole sezioni, salvo che ricorra la fattispecie dell'identità del singolo magistrato già intervenuto nella pronuncia cassata.

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