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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 05358/2026 del 10/03/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione in cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva confermato la pronuncia di primo grado riconoscendo a favore dei Massara un'indennità per l'occupazione esclusiva di un immobile da parte del comproprietario Tummolo. Il ricorrente deduceva violazione di norme di diritto e vizi di motivazione: omissione di considerare che l'uso diretto da parte del comproprietario può essere esercizio del diritto dominicale (art.1102 c.c.) e dunque non sempre dannoso; mancata valutazione del comportamento soggettivo dei Massara (acquiescenza o volontà di usare l'immobile); insufficiente prova del danno e dell'effettivo vantaggio economico ricavato dall'occupante; utilizzo inammissibile di una c.t.u. formata in altro giudizio per quantificare il danno; errata applicazione delle regole probatorie e di diritto processuale (artt. 112, 132 c.p.c. e art.360 c.p.c. vizi denunciati). I Massara hanno proposto ricorso incidentale per estendere il periodo risarcibile richiamando un giudicato formatosi in altro procedimento (sentenza n.5125/2016), ma il ricorso incidentale è stato contestato per carenza di autosufficienza e mancata dimostrazione del tempestivo deposito del relativo dispositivo in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso incidentale dei Massara per inammissibilità (mancanza di autosufficienza e mancata prova del deposito della sentenza esterna in appello). Ha invece accolto, in parte, il ricorso principale di Tummolo (primo e secondo motivo), dichiarando assorbiti gli ulteriori motivi, ha cassato la sentenza impugnata nei punti ritenuti viziati e ha rinviato il giudizio alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione per una nuova valutazione, in particolare sul profilo relativo all'accertamento del comportamento dei Massara (se abbiano manifestato l'intenzione di utilizzare il bene e se sia stato loro impedito l'esercizio delle facoltà dominicali), nonché per la quantificazione dell'eventuale indennità e per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità. Ha altresì rilevato l'applicabilità dell'art.13, comma 1-quater, D.P.R. n.115/2002 per il raddoppio del contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • Costituzione

    art. 111 Cost.; art. 23 Cost.

    I riferimenti costituzionali sono invocati dal ricorrente per censurare vizi di giustizia costituzionalmente rilevanti nella motivazione e nella tutela del diritto di difesa; la Corte territoriale è stata rimproverata per motivazione meramente apparente in violazione di detti principi.

  • Codice di procedura civile

    art. 360 c.p.c. (nn. 3,4,5); art. 112 c.p.c.; art. 132 c.p.c.; art. 111 c.p.c.; art. 115, 116, 118 disp. att.; art. 2697 c.c. (richiamato in connessione); art. 372 c.p.c.; art. 369 c.p.c.; art. 91 e 92 c.p.c.; art. 99 c.p.c.; art. 568 c.p.c.; artt. 61 e 68 c.p.c.

    Art.360 c.p.c.: fondamento della cassazione per violazione di legge o error in iudicando; art.112/132 c.p.c.: contestazioni su richiesta e decisione (congruità e possibile pronuncia ultra o extra petita); art.2697 (correlato) e regole probatorie: onere della prova; art.568 c.p.c. richiamato rispetto alla differenza tra perizia stimativa e c.t.u. giudiziale; artt.91-92 c.p.c. in tema di condanna alle spese e valutazione della soccombenza reciproca; artt.369/372 c.p.c. relativi alla produzione documentale in sede di legittimità.

  • Codice civile

    art. 1102 c.c.; art. 2043 c.c.; art. 820 c.c.; art. 821 c.c.; art. 1110 c.c.; art. 1150 c.c.; art. 2729 c.c.; art. 2909 c.c.

    Art.1102 c.c.: principio sulla utilizzazione della cosa comune e limiti; la Cassazione richiama che l'uso esclusivo del bene dal comproprietario non determina automaticamente diritto al ristoro a favore degli altri: occorre la prova che gli altri siano stati impediti nell'esercizio delle facoltà dominicali o abbiano manifestato la volontà di usarlo. Art.2043 c.c.: fondamento del risarcimento del danno; art.2729 c.c. e art.2909 c.c. richiamati rispetto alla prova documentale e al giudicato esterno.

  • D.P.R. n.115/2002

    Regola il contributo unificato: la Corte ha rilevato i presupposti per il raddoppio del versamento da parte dei ricorrenti incidentali.

Massime di principio

  • L'occupazione esclusiva di una cosa comune da parte di un comproprietario non dà automaticamente diritto all'indennità in favore degli altri; è necessario accertare se gli altri comproprietari siano stati effettivamente impediti nell'esercizio delle facoltà dominicali o abbiano manifestato la volontà di utilizzare il bene.
  • Chi reclama un ristoro per perdita di godimento deve fornire prova del danno e, se la quantificazione si basa su indagini tecniche provenienti da altro giudizio, occorre che tale prova sia stata regolarmente prodotta e utilizzabile nel processo in cui si deduce (non è automaticamente recepibile in cassazione se non depositata nei termini in sede di merito).
  • In sede di legittimità non possono essere introdotti nuovi documenti atti a fondare la sostanza della domanda se non per motivi di ammissibilità; il ricorso incidentale deve essere autosufficiente e dimostrare il tempestivo deposito di documenti rilevanti già in sede di merito.
  • La valutazione del comportamento soggettivo dei comproprietari (acquiescenza, manifestazione di volontà di usare) è elemento decisivo per stabilire la responsabilità dell'occupante e la misura dell'indennità: il giudice di merito deve esaminare concretamente tali profili.
  • La condanna alle spese deve tenere conto della reciproca soccombenza nei diversi gradi di giudizio; la semplice condanna di una parte non sempre legittima la totale rifusione delle spese se vi sono esiti parzialmente favorevoli alle parti.

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