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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 03661/2026 del 29/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bari che, riqualificata la recidiva come infraquinquennale, ha dichiarato la prescrizione per il capo c) e ha confermato la condanna in primo grado per i reati fallimentari contestati ai capi a), b), d) ed e) (distrazione di beni, omissione/distruzione delle scritture contabili, bancarotta per operazioni dolose e pagamenti preferenziali), commessi in qualita' di liquidatore della fallita V.G. s.r.l.; i motivi di ricorso denunciavano (1) violazione di legge e vizio di motivazione per l'eccesso di pena e la mancata disapplicazione della recidiva, con conseguente estinzione per prescrizione dei residui reati, e (2) mancata sostituzione della pena detentiva breve con lavori di pubblica utilità, perche' la pena detentiva sarebbe sproporzionata e la personalità del ricorrente renderebbe possibile la misura sostitutiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso nel complesso. Il primo motivo e' in gran parte inammissibile per essere stato sollevato per la prima volta in cassazione e per genericità; non e' stato quindi consentito esaminare la fondatezza della disapplicazione della recidiva. Il secondo motivo e' parzialmente inammissibile per aspecificità e, nel merito, infondato: la richiesta di pena sostitutiva era formulata in modo generico e la Corte territoriale ha adeguatamente motivato il diniego richiamando una prognosi negativa (menzionata come "inclinazione deviante") e la valutazione della rilevanza dei precedenti. La Corte ha rilevato inoltre, ex mero rilievo, un errore della Corte d'appello nella duplice applicazione dell'aumento per continuazione fallimentare sulla pena base, ma ha ritenuto tale errore non idoneo a determinare una pena illegale nei termini dedotti dal ricorrente e non e' intervenuta d'ufficio perche' non configurata una pena illegale che superi i limiti edittali. Conseguentemente il ricorrente e' stato condannato alle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare

    Norma richiamata per le diverse fattispecie di bancarotta (n.1, n.2 e terzo comma) contestate: la Corte ha confermato la qualificazione dei fatti come reati fallimentari ai sensi di detta disciplina.

  • art. 223 legge fallimentare

    Richiamato per la bancarotta impropria e le ipotesi correlate; la Corte ha confermato la responsabilità per omissioni contributive e pagamenti dolosi che hanno cagionato il fallimento.

  • art. 219, comma 2, n.1 legge fallimentare

    Disciplina della continuazione nel reato fallimentare: la Corte ha osservato che la Corte d'appello ha applicato l'aumento per continuazione e poi lo ha contato una seconda volta, ma ha ritenuto che l'errore non abbia determinato una pena illegale nei limiti dedotti dal ricorrente.

  • art. 2634 cod. civ.

    Richiamato in rapporto alla sovrapponibilità con le condotte di bancarotta contestate; la Corte ha segnalato la questione ma non ha accolto la censura per inammissibilità/genericità.

  • art. 40, secondo comma, cod. pen.

    Richiamato per la responsabilità dell'imputato quale rappresentante della societa' fallita; la sentenza conferma la responsabilità anche ex art. 40, comma 2.

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Norma sull'ammissibilità dei motivi di cassazione: la Corte ha richiamato l'inammissibilità delle questioni non dedotte in appello e l'obbligo di specificità nei motivi.

  • art. 597, comma 5, cod. proc. pen.

    Richiamato per chiarire i limiti dell'intervento d'ufficio del giudice sull'entita' della pena; la Corte ha osservato che l'esclusione della recidiva non richiede un motivo d'ufficio diverso da quelli tassativamente indicati.

  • art. 581 e art. 591 cod. proc. pen.

    Richiamate circa l'obbligo di indicare "ragioni di diritto e elementi di fatto" nelle impugnazioni: la Corte ha ritenuto il motivo generico e quindi non valutabile.

  • art. 95 D.Lgs. n.150/2022

    Citato per legittimare la richiesta di pena sostitutiva in appello alla luce della riforma: la Corte ha ammesso l'istanza in sede d'appello ma ha richiesto adeguata specificazione.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Richiamato nella discussione sulla natura e funzione delle pene sostitutive; la Corte ha evidenziato che la finalita' rieducativa richiede elementi concreti per valutare l'idoneita' della pena sostitutiva.

  • art. 545-bis e art. 598-bis cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione ai poteri del giudice di acquisire informazioni dagli uffici di esecuzione penale esterna in caso di applicazione di pene sostitutive; tuttavia l'onere di allegazione spetta al ricorrente.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato in rapporto alla disciplina generale della continuazione: la Corte ha distinto la disciplina ordinaria dall'eccezione prevista per i reati fallimentari.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone la condanna alle spese per il ricorso rigettato: la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

  • sentenza Corte Costituzionale n. 139/2025

    Citata a supporto dell'affermazione che le pene sostitutive sono vere e proprie pene funzionali alla rieducazione e alla prevenzione: la Corte territoriale e la Cassazione ne hanno tenuto conto nella valutazione della prognosi.

Massime di principio

  • Questioni non dedotte in appello non possono essere sollevate in cassazione: per ottenere esame di una specifica censura e' necessario averla proposto previamente e con sufficiente specificita' in appello.
  • I motivi di cassazione devono indicare con precisione le ragioni di fatto e di diritto e gli elementi probatori su cui si fondano: l'astratta richiesta di ristoro o di sostituzione della pena, senza elementi concreti, e' inammissibile o infondata.
  • La richiesta di disapplicazione della recidiva richiede una motivazione dettagliata che dimostri la discontinuita' tra precedenti penali e fatti attuali; la prima sede in cui va costruita tale argomentazione e' l'appello.
  • Per ottenere la sostituzione della pena detentiva con lavori di pubblica utilita' e' necessario allegare e documentare indicatori che consentano la valutazione della prognosi rieducativa (comportamento, situazione familiare/lavorativa, assenza di rischio di recidiva, eventuali proposte di esecuzione): la mera enunciazione non basta.
  • La Corte puo' acquisire informazioni dall'ufficio di esecuzione penale esterna per la concreta esecuzione della pena sostitutiva, ma resta onere del condannato fornire elementi utili alla decisione del giudice.
  • In caso di pluralita' di delitti fallimentari nella medesima procedura la disciplina della continuazione prevista dalla legge fallimentare e' speciale; un errore tecnico nel calcolo degli aumenti di pena puo' non dar luogo a pena illegale salvo che determini il superamento dei limiti edittali: per ottenere la correzione e' necessario un motivo specifico che denunci la illegittimita' della pena.
  • La declaratoria di prescrizione va sollevata tempestivamente e con argomentazioni precise: la disapplicazione di circostanze aggravanti (come la recidiva) puo' incidere sui termini di prescrizione, ma deve essere dedotta nella sede opportuna.
  • In caso di rigetto del ricorso per cassazione il ricorrente puo' essere condannato al pagamento delle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; bisogna valutare costi/benefici prima di proporre gravame generico.

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