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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10552/2026 del 19/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in due motivi: (1) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla valutazione dell'attualità della pericolosità sociale ai sensi degli artt. 125 cod. proc. pen. e art. 4, comma 1, lett. a) e b) del d.lgs. n. 159/2011; si censura che il Tribunale si è limitato a richiamare condotte anteriori (2015-2019) e una portata temporale della pericolosità fino al 2021, senza fornire elementi giustificativi dell'attualità della pericolosità del proposto. (2) vizio di motivazione e violazione di legge in tema di confisca: si contesta la confisca integrale dell'impresa individuale nonostante fosse stata costituita nel 2002 con risorse presumibilmente lecite; la Corte d'appello, pur escludendo la qualifica mafiosa, ha ritenuto comunque la contaminazione dell'intero patrimonio aziendale con motivazione apparente, omettendo di verificare e quantificare accrescimenti aziendali incompatibili con le capacità reddituali del Germanò e la necessità di limitare l'ablazione alla quota corrispondente all'incremento di origine illecita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato su entrambi i motivi. Ha rilevato carenza o apparente motivazione circa l'attualità della pericolosità sociale e motivazione insufficiente circa la confisca integrale dell'azienda, richiedendo l'accertamento e la quantificazione degli eventuali incrementi di valore di origine illecita e la proporzionale limitazione dell'ablazione ai soli maggiori valori riconducibili a reimpiego di profitti illeciti. Il decreto impugnato è stato annullato con rinvio alla Corte di Appello di Reggio Calabria per nuovo giudizio conforme ai principi indicati.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Imposto l'obbligo di motivazione nei provvedimenti che dispongono misure di prevenzione; la mancanza o la mera apparenza della motivazione integra un vizio di legge deducibile in cassazione.

  • art. 4, comma 1, lett. a) e b), d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

    Definisce le categorie di pericolosità sociale: lett. a) appartenenza ad associazione mafiosa; lett. b) persone la cui condotta o contesto le rende socialmente pericolose. La qualificazione deve essere supportata da elementi che attestino l'attualità della pericolosità.

  • art. 14, comma 2-ter, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

    Norma richiamata in relazione ai criteri di determinazione della durata delle misure di prevenzione; la Corte ha richiamato la necessità di valutare la persistenza/attualità del pericolo nel tempo per fissare la durata.

  • art. 12-quinquies D.L. 8 giugno 1992, n. 306, conv. L. 7 agosto 1992, n. 356

    Norma penale richiamata (trasferimento fraudolento dei valori): la Corte ha osservato la natura "istantanea con effetti permanenti" del reato, ma ha comunque richiamato la necessità di provare l'attualità della pericolosità connessa al fatto.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto di associazione mafiosa. La Corte d'appello ha escluso la qualifica di "appartenente" alla ‘ndrangheta in ragione di assoluzione non definitiva nel processo penale; ciò incide sulla riclassificazione della pericolosità.

  • art. 24 d.lgs. n. 159 del 2011

    Riguarda misure patrimoniali e confisca nell'ambito delle misure di prevenzione: la Corte ha richiamato il principio per cui la confisca non può colpire indiscriminatamente beni leciti ma deve essere riferita e proporzionata agli accrescimenti patrimoniali ingiustificati e al reimpiego di proventi illeciti.

  • art. 42 Cost.

    Principio di tutela della proprietà invocato per sostenere che la confisca deve rispettare equità e proporzionalità, limitandosi alla quota idealmente corrispondente all'incremento di valore di origine illecita.

Massime di principio

  • La valutazione della pericolosità sociale per l'applicazione o la conferma di misure di prevenzione richiede motivazione specifica e aggiornata: non è sufficiente richiamare fatti passati senza spiegare la persistenza dell'attuale rischio.
  • Se la qualificazione soggettiva (es. appartenenza a organizzazione mafiosa) viene esclusa in sede d'appello, il giudice deve riconsiderare integralmente l'attualità e la misura della prevenzione, motivando il diverso inquadramento e le conseguenze sulla durata della misura.
  • La confisca patrimoniale non può essere automatica o totale quando il bene è stato acquistato lecitamente: occorre individuare e quantificare gli accrescimenti o i miglioramenti patrimoniali incompatibili con i redditi leciti e confiscare solo la quota corrispondente al reimpiego di proventi illeciti.
  • La trasformazione di una misura (es. riduzione della durata della sorveglianza) impone al giudice del merito di confrontarsi espressamente con le doglianze sulle necessitaà di prevenzione e con la prova dell'attualità del pericolo.
  • Nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge, ma in tal sede è deducibile anche la carenza o la mera apparenza della motivazione, trattandosi di violazione della norma che impone l'obbligo di motivazione.
  • In presenza di impresa fondata con risorse lecite, il giudice deve adottare un approccio analitico e proporzionato prima di disporre l'ablazione dell'intero compendio aziendale: ricerca, quantificazione e collegamento causale sono necessari.

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