Sentenza n. 2924/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Campania, Sezione staccata di Salerno, n. 1672/2024, relativa all’impugnazione dell’AUA rilasciata per un impianto di recupero inerti e messa a riserva
Esito
Favorevole al resistente (stazione autorizzante e controinteressata)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società appellante contestava l’Autorizzazione Unica Ambientale rilasciata alla controinteressata per un impianto di recupero inerti e messa a riserva situato in un’area del P.I.P. comunale. Secondo la ricorrente, il P.I.P. approvato nel 2002, recepito dal PRG del 2006 mediante la destinazione D2 “Produttiva già programmata”, aveva perso efficacia dopo il decorso del termine decennale, almeno per la parte non attuata. In particolare, sosteneva che, in assenza di un nuovo piano attuativo e poiché le opere di urbanizzazione primaria del settore Sud non sarebbero state realizzate, non fosse possibile autorizzare nuovi insediamenti produttivi. In appello ha dedotto che l’ultrattività delle previsioni conformative del P.I.P. avrebbe dovuto essere subordinata all’integrale completamento delle opere di urbanizzazione primaria prima della scadenza decennale. Sono state inoltre prospettate questioni processuali relative alla tardività o novità della censura, alla mancata impugnazione di una delibera comunale confermativa dell’efficacia del P.I.P., all’abuso del processo e alla legittimazione passiva della Provincia.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’eccezione della Provincia di Avellino relativa al difetto di legittimazione passiva, rilevando che la Provincia aveva adottato la determinazione dirigenziale con cui era stata rilasciata l’AUA. Ha poi ritenuto di poter prescindere dalle ulteriori eccezioni di rito, poiché l’appello era infondato nel merito. Il Collegio ha confermato che il termine decennale dei piani particolareggiati e dei P.I.P. incide sui vincoli espropriativi, mentre le destinazioni urbanistiche e le prescrizioni conformative restano efficaci fino a nuova pianificazione. Ha escluso, tuttavia, che l’ultrattività residuale richieda l’integrale ultimazione delle opere di urbanizzazione primaria prima della scadenza del termine decennale. L’art. 17, comma 3, della l. n. 1150/1942 consente infatti il completamento delle opere di urbanizzazione in corso e l’edificazione nelle aree già lottizzate e dotate delle opere necessarie, secondo le prescrizioni di zona, evitando sia la proroga indefinita di piani mai attuati sia il disordine derivante dall’incompiutezza urbanistica. Nel caso concreto, l’istruttoria ha accertato che l’intera area P.I.P., compreso il settore Sud, era dotata di opere di urbanizzazione primaria funzionanti. Inoltre, il progetto esecutivo delle opere del settore Sud era stato approvato nel 2011, prima della scadenza decennale, sicché il processo di attuazione del P.I.P. era già stato avviato. Non era quindi necessario che tutte le opere fossero materialmente ultimate prima della scadenza. La sentenza di primo grado è stata confermata; la società appellante è stata condannata alle spese, liquidate in complessivi euro 6.000,00, pari a euro 1.500,00 per ciascuna parte appellata.
Norme richiamate
art. 17, comma 3, l. 17 agosto 1942, n. 1150
decorso il termine stabilito per la esecuzione del piano particolareggiato, questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione; resta fermo a tempo indeterminato l’obbligo di osservare, nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso
La decadenza del piano particolareggiato non determina automaticamente l’inedificabilità dell’area. Restano efficaci le prescrizioni urbanistiche e conformative; possono essere completate le opere di urbanizzazione in corso e può proseguire l’edificazione conforme alle prescrizioni di zona nelle aree già lottizzate e dotate delle opere necessarie.
art. 27, comma 3, l. 22 ottobre 1971, n. 865
Il termine decennale del P.I.P., avente valore di piano particolareggiato di esecuzione, delimita la durata del potere espropriativo, senza travolgere le destinazioni urbanistiche conformative già impresse.
art. 12 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380
È richiamato in relazione alla necessità della presenza delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria ai fini dell’edificabilità dei suoli destinati all’espansione urbanistica.
Le parti hanno richiamato il divieto di introdurre nuove censure e nuovi documenti in appello; il Collegio ha ritenuto infondata la domanda nel merito senza dover definire tali questioni processuali.
Ha costituito la base per l’istruttoria disposta dal Collegio al fine di acquisire dal Comune chiarimenti sullo stato di attuazione delle opere di urbanizzazione primaria.
Massime di principio
- Il decorso del termine decennale di efficacia di un piano particolareggiato o di un Piano per gli insediamenti produttivi comporta la consumazione del potere espropriativo, ma non determina la cessazione delle destinazioni urbanistiche, degli allineamenti e delle altre prescrizioni conformative, che restano efficaci fino all’approvazione di una nuova disciplina urbanistica.
- La decadenza di un piano attuativo non comporta automaticamente l’inedificabilità delle aree né il blocco di ogni attività edilizia: sono consentiti il completamento delle opere di urbanizzazione in corso e l’edificazione conforme alle prescrizioni di zona nelle aree già correttamente lottizzate e dotate delle opere necessarie.
- L’ultrattività residuale delle previsioni conformative di un P.I.P. non richiede che tutte le opere di urbanizzazione primaria siano state materialmente ultimate prima della scadenza decennale; è sufficiente che il processo di attuazione della pianificazione sia stato concretamente avviato prima di tale scadenza e che le opere siano successivamente completate o funzionali.
- La disciplina dell’ultrattività residuale dei piani attuativi persegue il duplice obiettivo di impedire la proroga indefinita di piani mai attuati e, al contempo, di evitare il disordine urbanistico derivante dall’abbandono di opere di urbanizzazione già avviate e di insediamenti in corso di completamento.
- Quando il ricorrente assume che l’efficacia ultradecennale di un piano attuativo sia esclusa per il mancato completamento delle opere di urbanizzazione prima della scadenza, grava sul ricorrente la dimostrazione del fatto impeditivo posto a fondamento della censura.
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