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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39789/2022 del 20/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Brescia che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto diretto del reato (usura) nella misura di euro 217.000,00. Il ricorrente deduceva: 1) vizio di motivazione e violazione di legge in ordine al fumus commissi delicti, sostenendo mancanza di un percorso argomentativo e di concreti elementi indiziari; 2) violazione di norme processuali (art. 324, comma 7 e art. 309, comma 9 c.p.p.) per omissione di valutazione degli elementi prodotti in udienza; 3) errata applicazione dell'art. 240-bis c.p. con riferimento alla presunzione di illecita accumulazione patrimoniale e motivazione incoerente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo i motivi generici, non consentiti e manifestamente infondati. Ha richiamato il limite del sindacato di legittimità sulle ordinanze del riesame (art. 325 c.p.p.), che può accertare solo la violazione di legge o la totale assenza/meramente apparente motivazione. Ha ritenuto invece che il Tribunale del riesame abbia fornito una motivazione completa, logica e persuasiva circa la sussistenza del fumus commissi delicti anche in relazione a Franzè Giuseppe, considerando dichiarazioni delle persone offese, accertamenti bancari sugli interessi usurari, documentazione contrattuale di copertura delle attività e risultati di attività captative e perquisizioni. Ha inoltre confermato la corretta applicazione del principio secondo cui il profitto confiscabile per usura coincide con gli interessi usurari concretamente corrisposti. Per tali ragioni la Cassazione ha respinto la richiesta di riesame in sede di legittimità (che sarebbe comportata solo da una carenza assoluta o apparenza della motivazione) e ha confermato l'inammissibilità del ricorso. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 61 n. 11-quater c.p.

    Riferimento alle circostanze aggravanti rilevanti per il quadro contestuale dei reati considerati; citata come elemento del titolo di reato complessivo

  • art. 81 c.p.

    Riferimento alla continuazione/concorsualità di reati nella ricostruzione del quadro fattuale

  • art. 110 c.p.

    Riferimento alla partecipazione a reato (concorso di persone) rispetto alle condotte oggetto di accertamento

  • art. 644 c.p.

    Norma che punisce l'usura; la Corte evidenzia che il profitto confiscabile coincide, in linea generale, con gli interessi usurari concretamente corrisposti

  • art. 416-bis.1 c.p.

    Richiamato nell'ambito delle contestazioni relative alla gravità e alla caratura criminale dell'organizzazione; utilizzato per inquadrare il contesto dell'attività illecita

  • art. 240-bis c.p.

    Norma sulla presunzione di illecita accumulazione patrimoniale; la Corte ha ritenuto correttamente valutata dal Tribunale la sproporzione reddituale e la non idoneità della documentazione difensiva a scalfire la presunzione, senza che ciò comporti un vizio di motivazione

  • art. 325, comma 1 c.p.p.

    Limite del sindacato della Cassazione sulle ordinanze del riesame: verifica soltanto della violazione di legge o dell'assenza/meramente apparente motivazione, non una rivalutazione di merito

  • art. 324, comma 7 c.p.p.

    Norma citata dal ricorrente per contestare la mancata considerazione di alcuni elementi processuali; la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse invece considerato e valutato le allegazioni della difesa

  • art. 309, comma 9 c.p.p.

    Ulteriore norma processuale richiamata dal ricorrente; la Corte ha ritenuto che non sussistesse omissione decisoria rilevante

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che consente la condanna alle spese del procedimento e, ove ravvisata colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento di una somma alla cassa delle ammende; applicata dalla Corte per irrogare Euro 3.000,00

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamato limitatamente alla compressione della motivazione nei limiti necessari per la decisione (riferimento formale alle modalità di esposizione dei motivi)

Massime di principio

  • Il sindacato di legittimità sulla motivazione delle ordinanze del riesame è limitato: la Cassazione interviene solo in caso di totale mancanza di motivazione o di motivazione meramente apparente correlata a violazioni processuali; non è consentita una rivalutazione di merito degli elementi probatori
  • Per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto da reato (es. usura) è sufficiente il fumus commissi delicti inteso come astratta sussumibilità del fatto nel reato contestato accompagnata da concreti e persuasivi elementi indiziari (dichiarazioni delle vittime, accertamenti bancari, documentazione contrattuale, esiti di perquisizioni e captazioni)
  • La difesa deve indicare con precisione e documentare perché gli elementi prodotti scardinano la ricostruzione probatoria: una mera lettura alternativa dei fatti non è idonea a determinare l'annullamento ove il giudice abbia motivato logicamente l'irrilevanza della documentazione difensiva
  • In tema di usura il profitto confiscabile si identifica, di regola, con gli interessi usurari effettivamente percepiti e dimostrabili; la sproporzione tra redditi dichiarati e patrimoni può legittimare l'applicazione della presunzione di illecito accumulo
  • Chi propone ricorso in cassazione contro provvedimenti reali deve curare la specificità e la concretezza delle censure: motivi generici o meri rilievi di merito sono ad alta probabilità inammissibili e possono comportare condanna alle spese e sanzioni

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