Cassazione Penale, Sentenza n. 25832/2023 del 15/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Gli imputati hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Napoli che confermava le condanne (rito abbreviato in primo grado) per reati in materia di stupefacenti. I motivi di ricorso comprendevano: 1) per Morello contestazione dell'aumento per continuazione (mancata motivazione sull'aumento applicato); 2) per Conò dedotta violazione del ne bis in idem con riferimento a pregresse condanne e mancato esame di cause di improcedibilità; 3) per vari imputati (De Angelis, De Luisa, Lanzieri, Annunziata ecc.) dedotte lacune e vizi di motivazione sul mancato riconoscimento della lieve entità ex art. 73 comma 5 DPR 309/1990, sul diniego delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.), e su presunti travisamenti della prova e errata valutazione delle intercettazioni; 4) per alcuni ricorrenti (Morello, Conò, Izzo) si era poi concordata in appello la misura della pena ex art. 599-bis c.p.p., con impugnazioni che contestavano aspetti legali e motivazionali della sentenza concordata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Morello Paolo, Conò Lorenzo, Izzo Carlo, De Angelis Cristian, De Luisa Pasquale, Corsano Mauro e Lanzieri Virginia; ha rigettato il ricorso di Annunziata Vincenzo. Motivazione chiave: i ricorsi erano, in massima parte, contestazioni di merito e valutazioni probatorie riservate al giudice di merito e non sindacabili in cassazione se la motivazione è congrua; inoltre i ricorsi relativi ai concordati in appello (art. 599-bis) sono inammissibili se riguardano la determinazione della pena concordata salvo profili di illegittimità. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione dei giudici di merito in ordine all'esclusione della causa di lieve entità e al diniego delle attenuanti generiche, nonché confezionata la valutazione delle intercettazioni come fatto tipicamente di merito. Ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000 ciascuno a favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Il ricorso contro una sentenza emessa ex art. 599-bis è ammissibile solo per censure relative alla formazione della volontà della parte, al consenso del P.M. o a vizi formali della pronuncia; sono invece inammissibili le doglianze su questioni di merito sulla determinazione della pena concordata, salvo illegalità manifesta della pena stessa.
Norma citata in relazione al procedimento di concordato: richiamata quale riferimento al meccanismo processuale del patteggiamento in appello (il suo richiamo segnala l'uso delle disposizioni processuali pertinenti al concordato).
DPR 309/1990, art. 73, comma 5
art. 73, comma 5, DPR 309/1990
La derubricazione nella ipotesi di lieve entità richiede valutazione complessiva degli elementi (quantità, qualità della sostanza, modalità, contesto e organizzazione): la Corte territoriale ha ritenuto che il contesto criminale e l'organizzazione della piazza di spaccio escludevano la lieve entità nonostante singoli quantitativi modesti.
DPR 309/1990, art. 74, comma 4
art. 74, comma 4, DPR 309/1990
Norma richiamata nella discussione sulla qualificazione della condotta degli acquirenti; la sentenza irrevocabile di altra Corte non vincola il giudice, che deve valutarla come elemento di riscontro e integrarla con altri elementi probatori.
Le attenuanti generiche non si concedono automaticamente per incensuratezza: il giudice deve valutare elementi positivi di resipiscenza o altri indici; la Corte ha ritenuto sufficiente l'assenza di elementi positivi (o la tardività/ammissioni non utili) per negare la diminuente.
Richiamato in relazione ai criteri che il giudice deve considerare nella concessione delle attenuanti generiche: il giudice valuta gli elementi che ritiene prevalenti e motiva la decisione; tale valutazione discrezionale è sindacabile in Cassazione solo se priva di motivazione o manifestamente illogica.
Richiamato ai fini del riferimento alle condizioni di proscioglimento (richieste nel concordato) che non sono sindacabili in cassazione se rinunciate; le doglianze su condizioni di proscioglimento ex art.129 sono inammissibili nel ricorso contro concordato.
Massime di principio
- I ricorsi che si limitano a contestare valutazioni di fatto, l'attendibilità delle prove o l'interpretazione delle intercettazioni sono, di regola, inammissibili in Cassazione se la motivazione di merito è congrua: la Suprema Corte non rifà il processo ma verifica la presenza/completezza e la logicità della motivazione.
- Nel caso di patteggiamento in appello (art. 599-bis c.p.p.) sono inammissibili i ricorsi che impugnano la determinazione della pena concordata, salvo profili di illegittimità della pena stessa o vizi nella formazione del consenso delle parti o del pubblico ministero.
- Per ottenere il riconoscimento della 'lieve entità' ex art. 73, comma 5 DPR 309/1990, non è sufficiente il limitato quantitativo di una singola cessione: il giudice valuta il contesto complessivo (organizzazione, reiterazione, ruolo nell'attività di spaccio, qualità e quantità complessiva immessa sul mercato).
- Il diniego delle attenuanti generiche può essere legittimo se il giudice motiva l'assenza di elementi positivi o la tardiva e non utile collaborazione dell'imputato; la valutazione rimane discrezionale purché adeguatamente motivata.
- Le sentenze irrevocabili acquisite come documenti non hanno efficacia vincolante ma rappresentano elemento di prova da valutare insieme ad altri elementi: il giudice può non confermare la qualificazione fatta in altra pronuncia quando il complesso probatorio lo giustifica.
- Nelle impugnazioni è strategico focalizzarsi su questioni di diritto o vizi formali, contraddizioni manifeste, oppure su inesistenza o manifesta illogicità della motivazione, perché le censure puramente ricostruttive dei fatti difficilmente ottengono accoglimento in Cassazione.
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