Cassazione Penale, Sentenza n. 10293/2026 del 18/03/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Fermo che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo (sequestro di somme pari a oltre €4.000) disposto dal GIP in relazione al reato di detenzione di cocaina (art. 73 DPR 309/90). La difesa deduce violazione di legge, sostenendo che il Tribunale ha errato ritenendo che le somme sequestrate fossero illecite o sproporzionate rispetto al reddito, non avendo valutato adeguatamente la documentazione prodotta (movimenti di conto, bonifici dal padre a titolo di mantenimento, fatture e visura camerale attestanti l'attività lavorativa), e contestando la coesistenza di una confisca “in casi particolari” ex art. 240-bis cod. pen. con l'esclusione che il denaro fosse profitto diretto del reato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo il motivo manifestamente infondato. Ha richiamato il principio per cui il ricorso per cassazione avverso ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge (art. 325 c.1 c.p.p.) e non per mera riconsiderazione del merito o della valutazione di fatto. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse esaminato la documentazione difensiva e motivato adeguatamente la valutazione di sproporzione tra somme e condizioni reddituali dell'indagato (mancata autosufficienza economica, continui apporti del padre, assenza di prelievi compatibili con accumulo del denaro, fatture insufficienti a provare reddito adeguato, circostanze di conservazione del denaro con sostanza e strumenti per confezionamento). Essendo il ricorso inammissibile, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e ad una sanzione pecuniaria di €3.000 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ritenendo evidente la colpa che ha determinato l'inammissibilità.
Norme richiamate
Richiamato quale norma partecipazione al reato; contestazione penale relativa all'episodio di detenzione/attività di spaccio in concorso
Norma incriminatrice in materia di stupefacenti (detenzione ai fini di spaccio); titolo del reato che giustifica misure cautelari e misure patrimoniali connesse
Norma sulla confisca ordinaria collegata alla relazione tra bene e reato; differenziata dalla confisca 'in casi particolari' ex art. 240-bis
Rinvio nella normativa sugli stupefacenti alle misure patrimoniali previste dal codice penale per rendere applicabili talune misure come la confisca in casi particolari
Rinvio esplicito all'art. 240-bis cod. pen. per l'applicazione della confisca in casi particolari anche nei reati di stupefacenti
Disciplina la confisca 'in casi particolari': presunzione che beni in valore sproporzionato rispetto al reddito/attività siano di provenienza illecita; applicabile anche prescindendo da nesso eziologico con il singolo episodio criminoso
Norma che disciplina il riesame (impugnazione del decreto di sequestro o di misura cautelare) come rimedio esperibile in fase di indagini/processo
art. 325 comma 1 cod. proc. pen.
Limita il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro alla sola violazione di legge (no sindacato libero del merito) e definisce l'ambito di ammissibilità
art. 125 comma 3 cod. proc. pen.
Obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali; la Corte valuta la sufficienza della motivazione in sede di legittimità quando si deduce vizio di motivazione apparente
art. 606 lett. e) cod. proc. pen.
Strumento processuale per denunziare l'illogicità manifesta della motivazione (motivo specifico diverso dalla semplice violazione di legge) che non è sindacabile in un ricorso limitato alla violazione di legge
Prevede la condanna alle spese e la possibilità di sanzione pecuniaria per il ricorrente quando il ricorso è inammissibile per colpa; applicata dalla Corte per la sanzione di €3.000
Massime di principio
- La confisca ex art. 240-bis cod. pen. è strumentalmente diversa dalla confisca ordinaria: non richiede il nesso diretto tra bene e singolo reato ma si basa sulla sproporzione fra patrimoni e reddito, con presunzione di illiceità che la difesa può cercare di superare con prove documentali.
- In sede di riesame e di merito il giudice valuta la documentazione probatoria (movimenti bancari, bonifici, fatture, modalità di conservazione del denaro) per verificare la genuinità della provenienza delle somme; la mera produzione di documenti non garantisce l'accoglimento se dal complesso emerge sproporzione o incongruenze.
- Il ricorso per Cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso soltanto per violazione di legge: non è la sede per rinnovare la valutazione dei fatti o per chiedere la riconsiderazione probatoria; contestazioni esclusivamente di merito o di apprezzamento delle prove sono inammissibili.
- Per denunciare motivi di illogicità della motivazione occorre l'uso del motivo specifico previsto dall'art. 606 c.p.p.; un ricorso limitato alla 'violazione di legge' non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti.
- Chi propone ricorsi manifestamente infondati o procedimenti che risultano determinare l'inammissibilità per colpa rischia condanne alle spese e sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto l'atto difensivo in Cassazione deve essere selettivo e fondato su profili di diritto chiari.
- In situazioni analoghe è essenziale che la difesa costruisca una documentazione chiara, cronologica e probatoria (origini dei versamenti, giustificativi del reddito, attestazioni di terzi) che renda ragionevolmente spiegabile l'accumulazione delle somme, poiché la valutazione di sproporzione si basa sull'insieme degli indici bancari e patrimoniali.
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