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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10279/2026 del 18/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso la conferma, da parte della Corte d'appello di Bologna, della confisca diretta e per equivalente del profitto del reato contestato (emissione di fatture per operazioni inesistenti negli anni d'imposta 2014 e 2015) nonostante il proscioglimento dell'imputato per particolare tenuità del fatto in conseguenza del pagamento di una parte dell'imposta evasa tramite un concordato con l'amministrazione finanziaria. Il ricorrente contestava la legittimità e la motivazione della confisca per equivalente, la sua eventuale inapplicabilità ratione temporis, il mancato superamento della soglia di rilevanza prevista dall'art. 12-ter e la mancata sussistenza di un profitto direttamente riconducibile all'emittente delle fatture.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al profilo della confisca per equivalente: ha ritenuto che la confisca per equivalente non possa essere disposta in assenza della pronuncia di condanna o dell'applicazione della pena su richiesta (presupposto richiesto dall'art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000) e dunque ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata nella parte relativa alla confisca per equivalente applicata al ricorrente. Ha altresì precisato che per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti rileva, ai fini della confisca, il prezzo (compenso ricevuto) e non l'imposta evasa dall'utilizzatore delle fatture, escludendo che l'emittente possa essere considerato beneficiario del profitto dell'evasione. La confisca diretta disposta nei confronti della società amministrata dal ricorrente non è stata impugnata dal ricorrente e pertanto non è stata rimossa.

Norme richiamate

  • art. 8, comma 2-bis, d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma che riguarda il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti; dalla sentenza emerge che per tale reato l'emittente non consegue direttamente il profitto dell'evasione ma può ricevere il prezzo/compenso per l'emissione delle fatture.

  • art. 12-bis, d.lgs. n. 74 del 2000

    Prevede la confisca, anche per equivalente, dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato tributario; la Corte afferma che la sua applicazione richiede come presupposto una sentenza di condanna o un'applicazione della pena su richiesta, quindi non è compatibile con un proscioglimento per particolare tenuità del fatto.

  • art. 12-ter, d.lgs. n. 74 del 2000

    Disciplina limiti e soglie di rilevanza/sproporzione della confisca; la Corte ha ritenuto manifestamente infondati i rilievi relativi al mancato superamento della soglia di rilevanza, posto che il profilo decisivo è l'assenza del presupposto della condanna per potersi procedere alla confisca per equivalente.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Norma sulla particolare tenuità del fatto; la Corte ha ritenuto che il proscioglimento per particolare tenuità (qui motivato dal pagamento di una consistente parte dell'imposta tramite concordato) esclude l'applicabilità della confisca per equivalente, poiché non è assimilabile a una condanna o a una patteggiamento.

  • art. 9, d.lgs. n. 74 del 2000

    Prevede un regime derogatorio che, per evitare duplicazioni di pena, esclude la configurabilità del concorso reciproco tra chi emette fatture inesistenti e chi se ne avvale; la Corte lo invoca per escludere che l'emittente possa essere considerato beneficiario immediato del profitto dell'evasione conseguente all'uso delle fatture.

  • art. 1, comma 143, legge n. 244 del 2007

    Richiamata come fonte legislativa che aveva introdotto misure di confisca per reati tributari in precedenza; la Corte osserva la continuità normativa tra le varie fattispecie di confisca nel tempo ma ribadisce che il presupposto processuale (condanna o applicazione della pena) è imprescindibile.

  • art. 322-ter cod. pen. (previgente)

    Norma previgente richiamata a spiegare la continuità normativa in materia di confisca per reati tributari; citata per contestualizzare l'evoluzione normativa rilevante ai fini della confisca.

Massime di principio

  • La confisca per equivalente prevista dall'art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000 richiede come presupposto processuale una sentenza di condanna o un'applicazione della pena su richiesta; non è compatibile con un proscioglimento per particolare tenuità del fatto.
  • Un'assoluzione o un proscioglimento per particolare tenuità non può essere assimilata ad una sentenza di condanna ai fini dell'applicazione di misure patrimoniali aventi natura sanzionatoria come la confisca per equivalente.
  • Nel reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, ai fini della confisca rileva soprattutto il prezzo (compenso) percepito dall'emittente e non l'imposta evasa dall'utilizzatore; pertanto la misura non può automaticamente coincidere con l'ammontare dell'imposta evasa dall'utilizzatore senza specifiche causali.
  • Il regime derogatorio tra emittente e utilizzatore di fatture inesistenti (art. 9 d.lgs. n. 74/2000) impedisce di applicare il principio di solidarietà tipico degli illeciti plurisoggettivi per attribuire all'emittente il profitto derivante dall'evasione dell'utilizzatore.
  • Le contestazioni su retroattività o su soglie di rilevanza della confisca vanno valutate, ma non prevalgono quando manca il requisito fondamentale della condanna; le questioni di diritto sostanziale possono risultare irrilevanti se viene meno il presupposto processuale per la misura.
  • La confisca diretta riferita a soggetti diversi dall'imputato (es. società) non è efficace oggetto di impugnazione da parte dell'imputato individuale se questi non ha interesse/legittimazione a dolersi della misura applicata a terzi.

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