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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25803/2024 del 26/09/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (cliente)

La controversia

Una società fornitrice conveniva in giudizio la società cliente per ottenere l’accertamento della responsabilità di quest’ultima per asserito inadempimento di un contratto di somministrazione di gas naturale stipulato nel 2015 e, in subordine o comunque, per violazione dei doveri di correttezza e buona fede nell’esecuzione del rapporto. La domanda era finalizzata al risarcimento dei danni che la fornitrice assumeva di avere subito per il mancato ritiro di quantitativi di gas contrattualmente programmati. Il tribunale accertava solo un parziale inadempimento della cliente ma respingeva la domanda risarcitoria per difetto di prova del danno e del nesso causale; la corte d’appello confermava. La ricorrente principale deduceva: violazione degli artt. 1218, 1223, 2697 c.c. e dell’art. 115 c.p.c., sostenendo che la corte territoriale avesse erroneamente preteso la prova dell’acquisto e della rivendita dei quantitativi di gas non ritirati, nonché omesso di considerare la diminuzione del prezzo del gas nel periodo contrattuale; omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360 n. 5 c.p.c. relativo al ribasso del prezzo del gas; nullità della sentenza per non avere considerato una relazione tecnica svolta in altro giudizio; nullità della sentenza per motivazione contraddittoria e incomprensibile quanto alla pretesa possibilità della fornitrice di programmare le immissioni di gas. La resistente, a sua volta ricorrente incidentale, censurava la qualificazione del contratto come somministrazione e l’applicazione dell’art. 1560 c.c., sostenendo che l’impegno di potenza fosse accessorio e che l’entità della prestazione fosse stata determinata in altro modo; lamentava inoltre omesso esame di fatti decisivi concernenti la qualificazione del rapporto e la libertà della cliente di decidere quanto e quando prelevare gas.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale sia il ricorso incidentale. Ha ritenuto che le censure della società fornitrice mirassero, sotto la veste formale di violazione di legge e nullità della sentenza, a ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove sul danno e sul nesso causale, operazione preclusa in sede di legittimità; ha inoltre rilevato che il motivo ex art. 360 n. 5 c.p.c. era inammissibile per la presenza di doppia conforme e che le doglianze sulla motivazione erano in realtà dirette a riesaminare il merito. Quanto al ricorso incidentale, la Corte ha reputato le censure sulla qualificazione del contratto inammissibili perché formulate senza adeguata riproduzione e localizzazione delle clausole contrattuali rilevanti e, per il vizio di omesso esame, comunque precluse dalla doppia conforme. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate per reciproca soccombenza; è stato inoltre dato atto dei presupposti per il contributo unificato aggiuntivo.

Norme richiamate

  • art. 1175 c.c.

    Richiamato come base dei doveri di correttezza nell’esecuzione del contratto, ma la censura è stata ritenuta inammissibile perché volta a rivalutare il merito.

  • art. 1218 c.c.

    La norma esonera il creditore dall’onere di provare la colpa del debitore inadempiente, ma non dall’onere di provare il nesso causale tra condotta inadempiente e danno richiesto.

  • art. 1223 c.c.

    Il risarcimento richiede prova del danno conseguenza e del nesso causale tra inadempimento e pregiudizio allegato.

  • art. 1375 c.c.

    Richiamato come dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.

  • art. 1559 c.c.

    Invocato nel ricorso incidentale per contestare la qualificazione del rapporto come somministrazione e la portata dell’impegno di potenza.

  • art. 1560 c.c.

    Richiamato quale norma sulla determinazione dell’entità della somministrazione; la censura è stata ritenuta inammissibile per difetto di specificità e per richiesta di rivalutazione del merito.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato in tema di riparto dell’onere della prova; la Corte ha ribadito che incombe sull’attore la prova del danno e del nesso causale.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato nel primo motivo, ma la doglianza è stata reputata sostanzialmente diretta a una nuova valutazione del materiale probatorio.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Il vizio di violazione di legge non può essere usato per contestare la ricognizione della fattispecie concreta o la valutazione delle prove.

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    La nullità per motivazione contraddittoria ricorre solo se le argomentazioni sono inconciliabili al punto da non consentire di individuare la ratio decidendi.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    Il vizio di omesso esame è inammissibile in presenza di doppia conforme, se non si indica la diversità delle ragioni di fatto poste a base delle decisioni di merito.

  • art. 366, comma 1, n. 4, c.p.c.

    L’onere di specificità impone di indicare le norme asseritamente violate, il loro contenuto precettivo e il contrasto con la decisione impugnata.

  • art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.

    Il ricorso deve riprodurre e localizzare i documenti e le clausole contrattuali su cui si fonda la censura, pena inammissibilità.

  • art. 348-ter, comma 4, c.p.c.

    Il vizio di cui all’art. 360, n. 5, è precluso in caso di doppia conforme tra primo e secondo grado.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    È stato dato atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 1, comma 17, l. n. 228 del 2012

    Richiamato quale norma che ha inserito il comma 1-quater nell’art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002.

Massime di principio

  • In materia di responsabilità per inadempimento contrattuale, l’art. 1218 c.c. libera il creditore dall’onere di provare la colpa del debitore, ma non dall’onere di dimostrare il danno e il nesso causale tra l’inadempimento e il pregiudizio lamentato.
  • La deduzione di violazione di legge in cassazione è inammissibile quando, sotto l’apparente censura dell’errore di diritto, mira in realtà a ottenere una nuova valutazione dei fatti, delle prove o della ricostruzione della fattispecie concreta.
  • Il motivo ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. è precluso dalla doppia conforme se il ricorrente non indica specificamente la diversità delle ragioni di fatto poste a base delle decisioni di primo e secondo grado.
  • La nullità della sentenza per motivazione contraddittoria ricorre solo quando le argomentazioni siano tra loro incompatibili al punto da impedire l’individuazione della ratio decidendi; non basta la mera contestazione della ricostruzione del merito.
  • Il ricorso per cassazione deve rispettare un rigoroso onere di specificità e localizzazione: chi invoca clausole contrattuali o documenti deve riprodurli o indicarli puntualmente, altrimenti la censura è inammissibile.
  • Le doglianze sulla qualificazione del contratto e sull’interpretazione delle clausole sono sindacabili in cassazione solo nei limiti del controllo di legittimità, non potendo tradursi in una richiesta di rivalutazione del compendio probatorio da parte della Corte.

Come è indicizzato

MaterieSomministrazioneInadempimentoImpugnazioni
RamiContrattiObbligazioniProcesso civile
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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