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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25707/2024 del 26/09/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

La controversia

La lite nasce dall'occupazione, iniziata nel 1985, di un terreno di proprietà privata da parte di un comune per la realizzazione di alloggi economici e popolari. Il vincolo espropriativo era poi decaduto senza che fosse emesso un decreto di esproprio; solo nel 2013 l'ente aveva adottato un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001, con determinazione dell'indennizzo. I proprietari hanno contestato la quantificazione dell'indennità davanti alla Corte d'appello, sostenendo che il valore venale del bene fosse stato sottostimato: in particolare, la corte di merito, pur affermando di dover considerare il valore al momento dell'acquisizione, aveva applicato un indice di edificabilità riferibile a una sottozona diversa e meno edificabile, nonostante la destinazione urbanistica effettiva dell'area fosse già zona C, sottozona C01, con indice più elevato. I ricorrenti hanno inoltre censurato la liquidazione dell'importo dovuto per il periodo di occupazione senza titolo, perché la corte aveva riconosciuto solo gli ultimi cinque anni, come se il diritto anteriore fosse prescritto, pur in assenza di eccezione di prescrizione da parte del comune. I motivi di ricorso dedotti sono stati cinque: violazione dell'art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001 sulla stima del valore venale; questione interpretativa/costituzionale sulla corretta lettura della norma; violazione delle norme sulla prescrizione e sulla decorrenza del termine con riguardo all'indennizzo unitario; errata applicazione del principio di non contestazione; ultrapetizione/violazione dell'art. 2938 c.c. per avere il giudice rilevato d'ufficio la prescrizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo e il quinto motivo di ricorso, assorbendo il secondo, il terzo e il quarto. Ha affermato che, nella liquidazione dell'indennità ex art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001, il valore venale va determinato con riferimento alla data dell'acquisizione sanante e alla destinazione urbanistica effettivamente vigente in quel momento, senza considerare il valore dell'opera pubblica realizzata dalla P.A.; è quindi erroneo attribuire al bene caratteristiche urbanistiche di una sottozona diversa e meno edificabile. Ha inoltre ritenuto che il giudizio sulla determinazione dell'indennità non sia un'impugnazione dell'atto amministrativo, ma un giudizio volto a stabilire il quantum dovuto nei limiti di domande ed eccezioni ritualmente proposte: pertanto, in mancanza di eccezione di prescrizione da parte dell'amministrazione, non poteva essere limitata la liquidazione del ristoro per occupazione illegittima agli ultimi cinque anni, dovendosi invece accertare dal giudice di merito l'effettivo inizio dell'occupazione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Cagliari in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001

    l'indennizzo per acquisizione sanante va liquidato in base al valore venale del bene alla data del provvedimento di acquisizione, senza computare il valore dell'opera pubblica realizzata; il ristoro per occupazione senza titolo è pari, in difetto di prova di diverso danno, all'interesse del 5% annuo sul valore determinato e, se non eccepita la prescrizione, va liquidato dal momento di inizio dell'occupazione illegittima.

  • art. 37 d.P.R. n. 327/2001

    richiamato come criterio applicabile, per il terreno edificabile, alla determinazione del valore venale ai fini dell'art. 42 bis.

  • art. 51 l. n. 457/1978

    richiamato solo per indicare la decadenza del vincolo urbanistico preordinato all'esproprio per decorso del termine di efficacia.

  • art. 2935 c.c.

    invocato dai ricorrenti per sostenere che la prescrizione decorra dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, cioè dall'adozione del provvedimento di acquisizione sanante.

  • art. 2946 c.c.

    invocato dai ricorrenti per sostenere l'applicazione del termine ordinario decennale all'indennizzo connesso all'acquisizione sanante.

  • art. 2938 c.c.

    richiamato per affermare che la prescrizione non può essere rilevata d'ufficio.

  • art. 115 c.p.c.

    la Corte esclude che il principio di non contestazione fosse pertinente alla questione in esame, poiché non riguardava la prova dei fatti ma la delimitazione della materia del contendere e delle eccezioni.

  • art. 112 c.p.c.

    invocato nel motivo relativo alla decisione sulla prescrizione, in rapporto al divieto di pronunciarsi oltre i limiti della domanda ed eccezioni.

  • art. 113 c.p.c.

    richiamato in relazione all'applicazione del principio iura novit curia e ai limiti del giudizio di merito.

  • art. 384 c.p.c.

    invocato nel motivo concernente la corretta applicazione del diritto da parte del giudice di merito.

  • art. 702 bis c.p.c.

    norma processuale alla base del ricorso introduttivo in primo grado.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    richiamato come vizio di violazione e falsa applicazione di legge nei motivi di ricorso.

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    richiamato come vizio processuale per asserita violazione di norme sul contraddittorio, ultra/extra petizione e prescrizione.

  • artt. 3, 42 e 97 Cost.

    richiamati dai ricorrenti nella questione di legittimità costituzionale sollevata in via subordinata.

  • art. 101, comma 2, Cost.

    richiamato nei motivi relativi al contraddittorio e alla corretta interpretazione delle norme, ma non è oggetto di accoglimento autonomo.

  • art. 12 disp. prel. c.c.

    invocato dai ricorrenti come criterio ermeneutico della norma sull'acquisizione sanante.

  • art. 20 l. n. 865/1971

    richiamato nei motivi sul regime dell'indennità e della prescrizione, in connessione con l'art. 42 bis.

Massime di principio

  • Nella liquidazione dell'indennizzo per acquisizione sanante ex art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001, il valore venale del bene deve essere determinato alla data del provvedimento di acquisizione e in base alla destinazione urbanistica effettivamente vigente in quel momento, senza tener conto della plusvalenza o del deprezzamento derivanti dall'opera pubblica realizzata.
  • Se il criterio di stima ha già sterilizzato l'incidenza dell'opera pubblica mediante il costo di trasformazione o altro metodo equivalente, non è legittimo introdurre un ulteriore correttivo fondato su una sottozona urbanistica diversa da quella reale, perché ciò altera il valore venale effettivo del bene.
  • Il giudizio di determinazione dell'indennità per acquisizione sanante non è un'impugnazione dell'atto amministrativo, ma un giudizio diretto a stabilire il quantum effettivamente dovuto; il giudice opera autonomamente entro i limiti di domanda ed eccezioni ritualmente proposte.
  • L'indennizzo per il periodo di occupazione senza titolo ex art. 42 bis, comma 3, d.P.R. n. 327/2001 può essere limitato temporalmente per prescrizione solo se la relativa eccezione è stata sollevata dalla parte interessata, poiché la prescrizione è eccezione in senso stretto e non è rilevabile d'ufficio.
  • Quando la domanda riguarda la corretta determinazione dell'indennità complessiva ex art. 42 bis, la richiesta di liquidazione del ristoro per l'occupazione illegittima si estende, in assenza di eccezione di prescrizione, all'intero periodo di occupazione accertato in fatto.

Come è indicizzato

MaterieCompravendita immobiliareEspropriazione forzataImpugnazioniProve
RamiImmobiliareEsecuzioniProcesso civile
IstitutiOnere della provaPrescrizione

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