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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29453/2025 del 12/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata (metodo mafioso). Il ricorrente ha articolato cinque motivi: (1) travisamento per omissione delle sommarie informazioni rese da Antonio Ferrante (remissione della querela dopo rilascio immobile); (2) configurazione di reato impossibile e inidoneità della minaccia in ragione del sequestro di prevenzione sulla Sanedil s.r.l.; (3) insufficienza della minaccia (mera evocazione di Giuseppe Sansone) e assenza di coartazione della volontà della vittima; (4) difetto dell'elemento soggettivo e richiesta di riqualificazione come esercizio arbitrario delle proprie ragioni (giustificazione della pretesa creditoria); (5) erronea applicazione dell'aggravante del metodo mafioso ex art. 416-bis.1 cod. pen.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto che il Tribunale del riesame aveva valutato le sommarie informazioni e che il ricorrente chiedeva una rivalutazione del loro rilievo (inammissibile in cassazione). Sul secondo e terzo motivo ha confermato che la minaccia, pur implicita e mediata dall'evocazione di Giuseppe Sansone (figura mafiosa influente e definitivamente condannata), era idonea a intimidire la vittima e a coartarne la volontà; il fatto che la Sanedil fosse stata sequestrata non esclude l'idoneità della condotta poiché l'agente mirava a ottenere il pagamento per sé o per il padre e non a favore dell'amministratore giudiziario. Sul quarto motivo ha escluso la riqualificazione come esercizio arbitrario delle proprie ragioni: la pretesa era ingiusta e l'agente era consapevole dell'inesigibilità giudiziale del credito. Sul quinto motivo ha ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso quando la evocazione di una contiguità mafiosa è funzionale a creare assoggettamento nella vittima. Conseguenza: rigetto del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.

Norme richiamate

  • cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. e)

    Limita i motivi di ricorso in Cassazione; la Corte ha ritenuto inammissibile la richiesta di rivalutazione di fatto riguardo alle sommarie informazioni

  • cod. pen.

    art. 628, terzo comma, n. 1 (estorsione)

    Fondamento della imputazione; la Corte ha confermato che la condotta contestata integra il reato di estorsione quando la minaccia, anche indiretta, è idonea a costringere la vittima

  • cod. pen.

    artt. 56 e 110; art. 629, primo e secondo comma

    Richiamati nel quadro di valutazione della qualificazione del fatto e del nesso di causalità/elemento soggettivo rispetto all'estorsione

  • cod. pen.

    art. 49 (reato impossibile)

    Invocato dal ricorrente per l'inidoneità della minaccia a conseguire l'evento; la Corte ha ritenuto infondato il motivo perché l'intento e l'idoneità intimidatoria sussistevano nonostante il sequestro

  • cod. civ.

    Richiamato dalle difese riguardo alla prescrizione: la Corte osserva che la prescrizione non è rilevabile d'ufficio, ma le ragioni di inidoneità della pretesa sono state valutate anche per la sua ingiustizia e inesigibilità

  • cod. pen.

    art. 416-bis.1 (aggravante "metodo mafioso")

    Applicata quando l'evocazione della contiguità mafiosa è funzionale a creare assoggettamento nella vittima; la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione

  • cod. proc. pen.

    Rilevato come conseguenza processuale dell'applicazione dell'aggravante (presunzioni operative), motivo per cui il ricorrente aveva interesse all'esclusione

  • cod. proc. pen.

    Norma che dispone la condanna alle spese processuali; applicata in caso di rigetto del ricorso

  • cod. pen.

    art. 393 (esercizio arbitrario delle proprie ragioni) e art. 629

    Richiamati per distinguere l'esercizio arbitrario delle ragioni dall'estorsione: la Corte sottolinea che la differenza si basa sulla ragionevolezza della pretesa e sulla coscienza della illegittimità del comportamento

Massime di principio

  • La minaccia costitutiva di estorsione può essere anche indiretta o implicita: l'evocazione di un soggetto mafioso, se idonea a creare timore nella vittima, integra la minaccia rilevante ai fini dell'estorsione.
  • Il fatto che il debitore o la società creditrice siano sottoposti a sequestro di prevenzione non esclude automaticamente l'estorsione se l'agente mira a ottenere il pagamento a favore proprio o di terzi, ovvero ha consapevolezza dell'inesigibilità giudiziale del credito.
  • La distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni dipende dalla ragionevolezza e dalla legittimità della pretesa: agire nella convinzione ragionevole di un diritto tutelabile esclude l'estorsione, mentre la consapevolezza dell'illegittimità della pretesa la configura.
  • In Cassazione non è possibile ottenere la semplice rivalutazione della rilevanza probatoria di atti o dichiarazioni (es.: sommarie informazioni); le censure devono assumere rilievo di diritto e non limitarsi a chiedere un diverso apprezzamento dei fatti.
  • L'applicazione dell'aggravante del "metodo mafioso" richiede che il riferimento o la contiguità evocata favorisca l'assoggettamento psicologico della vittima; il giudizio su questa dinamica resta comunque fondato su un apprezzamento dei fatti che la Cassazione verifica nei limiti del diritto.
  • Documenti sopravvenuti (es. revoca di provvedimenti di prevenzione) possono essere rilevanti, ma non necessariamente mutano la qualificazione del reato se la condotta e la rappresentazione agentis sono state consumate quando sussistevano le condizioni (es.: esistenza del vincolo preventivo al tempo dei fatti).

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