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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32686/2025 del 03/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Venezia che aveva confermato la condanna del Tribunale di Padova per: a) ingresso illegale nello Stato dopo espulsione (art. 13, comma 13, d.lgs. 286/98) contestando, tra l'altro, la mancata allegazione del provvedimento di espulsione agli atti; b) il reato di minacce (art. 612 c.p.) per aver detto alla ex moglie "Prima di tornare in Moldavia ti uccido", deducendo altresì che il reato b) fosse ormai estinto per remissione di querela accettata dall'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha pronunciato: 1) annullamento senza rinvio della parte di sentenza relativa al reato di minacce (capo b)) per intervenuta remissione di querela accettata, con conseguente estinzione del reato e travolgimento delle correlate statuizioni civili e penali; 2) inammissibilità del ricorso quanto al reato di ingresso illegale (capo a)) per manifesta infondatezza delle censure, ritenendo corretta e sufficientemente motivata la valutazione della Corte territoriale circa la violazione del divieto di reingresso; 3) rideterminazione della pena in complessivi anni uno di reclusione (eliminati i quindici giorni riferiti al capo b)).

Norme richiamate

  • art. 13, comma 13, d.lgs. 286/1998

    Sanziona il reingresso nel territorio dello Stato da parte di chi è stato espulso senza autorizzazione. La Corte territoriale può ritenere provato il reato anche se il provvedimento di espulsione non è stato formalmente allegato in modo specifico, quando il contenuto e l'esecuzione del provvedimento risultano dagli atti processuali e dagli accertamenti svolti.

  • art. 612 c.p.

    Configura il reato di minacce; la frase attribuita all'imputato ("Prima di tornare in Moldavia ti uccido") è stata ritenuta idonea a integrare la fattispecie. Tuttavia, il reato è estinguibile per remissione di querela accettata dall'imputato.

  • art. 152 c.p.

    La remissione della querela, se accettata dal querelato, determina l'estinzione del reato perseguibile a querela e va dichiarata anche dal giudice di legittimità se la remissione intervenuta è tempestiva e rituale; l'esistenza di tale causa estintiva prevale su eventuali altre questioni processuali e travolge le statuizioni correlate.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita l'ambito della riproduzione integrale dei motivi di impugnazione nella cassazione; la Corte si è attenuta ai limiti di ammissibilità temporale e formale del ricorso, valutando la tempestività e la pertinenza delle censure.

Massime di principio

  • Se la persona offesa remette la querela e il querelato accetta, il reato perseguibile a querela si estingue e il giudice di cassazione deve rilevarlo e dichiararlo se la remissione è intervenuta nei termini e in forma valida.
  • L'intervenuta causa estintiva del reato prevale su vizi di motivazione o altri errori della sentenza impugnata: non è necessario esaminare ulteriormente le censure sulle ragioni del merito quando il reato è estinto.
  • Nel contestare un reato di ingresso illegale dopo espulsione, la difesa deve affrontare specificamente la motivazione e gli elementi probatori usati dalla Corte territoriale (es. esecuzione del provvedimento, data di espulsione, termini del divieto di reingresso); affermazioni generiche sulla mancata allegazione di documenti rischiano l'inammissibilità per manifesta infondatezza.
  • La remissione della querela travolge anche le statuizioni civili collegate al reato estinto; chi agisce per ottenere estinzione deve provare la remissione e la relativa accettazione per ottenere l'annullamento senza rinvio.
  • La presenza di recidiva e di più capi di imputazione può comportare cumulo o continuazione della pena; se una delle imputazioni si estingue, la pena va rideterminata in base alle restanti condanne.

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