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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29640/2024 del 19/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava la sentenza della Corte d'appello di Trieste che aveva dichiarato non doversi procedere per mancanza della querela perché il furto era stato ritenuto commesso su un bene "esposto per necessità e per consuetudine alla pubblica fede" e, per effetto del d.lgs. n. 150/2022, la fattispecie non era più procedibile d'ufficio. Il Procuratore generale sosteneva che il luogo indicato in imputazione era un"ecopiazzola" (centro di raccolta rifiuti) riconducibile alla nozione di "stabilimento pubblico" di cui all'art. 625, comma 1, n. 7, cod. pen., per cui l'aggravante era in realtà contestata "in fatto" e la perseguibilità d'ufficio doveva essere ritenuta. Inoltre richiamava la giurisprudenza che ammette la contestazione in fatto dell'aggravante quando dagli elementi fattuali emergano gli elementi costitutivi della stessa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, sebbene la nozione di "ecopiazzola" possa rientrare nella definizione di stabilimento pubblico, nel caso concreto il capo di imputazione non conteneva elementi sufficienti a far conoscere all'imputato la componente valutativa necessaria per ritenere l'aggravante contestata "in fatto". Soprattutto, la Corte ha rilevato l'assenza di indicazioni sulla natura della cosa sottratta (se destinata allo smaltimento e quindi potenzialmente res derelicta o se ancora bene economico suscettibile di valore), circostanza che rendeva il ricorso generico e aspecifico rispetto alla motivazione impugnata.

Norme richiamate

  • art. 625, primo comma, n. 7, cod. pen.

    Aggravante per furto commesso su cose esistenti in stabilimento pubblico; la Corte ha indicato che un"ecopiazzola" può ricondursi a questa nozione se ricorre stabilità e funzione di pubblico servizio, ma la sua applicazione richiede valutazione giuridica non desumibile solo da indicazioni meramente materiali.

  • art. 624 e art. 625 cod. pen.

    Norme che definiscono il reato di furto e le sue aggravanti; la sentenza di primo grado aveva condannato per furto aggravato con richiamo alla natura pubblica del luogo.

  • art. 62, primo comma, n. 4, cod. pen.

    Circostanza attenuante riconosciuta in primo grado (ritenuta prevalente sull'altra circostanza) per particolari condizioni personali o ambientali.

  • d.lgs. n. 150 del 2022

    Ha modificato la procedibilità di alcune fattispecie rendendole procedibili solo a querela di parte; la Corte d'appello ha ritenuto che, per effetto di tale d.lgs., il reato non fosse più perseguibile d'ufficio.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Norma sul contenuto dell'imputazione; il ricorso deduceva errata applicazione della stessa in relazione alla possibilità di contestare in fatto l'aggravante sulla base della descrizione del luogo.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme di cassazione sui motivi di ricorso: il Procuratore generale ha dedotto inosservanza o erronea applicazione di norme processuali (tra cui l'art. 521) e vizio di motivazione.

  • art. 2, comma 20, d.lgs. n. 152/2006

    Definizione normativa di centro di raccolta (ecopiazzola); la Corte ha richiamato tale definizione per spiegare che l"ecopiazzola richiama un sito in cui è esercitato un pubblico servizio.

  • Sezioni Unite, "Sorge" (n. 24906 del 18/04/2019)

    Giurisprudenza richiamata sul limite della contestazione in fatto delle aggravanti: non è ammessa quando la descrizione materiale dell'elemento non renda conoscibile all'imputato la componente valutativa richiesta per l'applicazione dell'aggravante.

  • Sez. 5, "Sonzogni" (n. 42822 del 27/06/2014)

    Richiamata per distinguere i casi in cui beni (es. cavi in rame) hanno valore economico e quindi possono integrare il furto versus beni destinati allo smaltimento che possono costituire res derelicta.

  • Corte EDU, De Salvador J-- Torres (24/10/1996)

    Principio che consente il riconoscimento in sentenza di circostanze aggravanti non espressamente indicate nell"atto di accusa quando emerga implicitamente dalla descrizione dei fatti e l'imputato ne abbia potuto conoscere le conseguenze giuridiche.

Massime di principio

  • La semplice indicazione del luogo (es. "ecopiazzola") nell'imputazione non è sufficiente a contestare "in fatto" l'aggravante di cui all'art. 625, n. 7, se è necessaria una valutazione giuridica per qualificare quel luogo come "stabilimento pubblico"; occorre che l'imputazione contenga elementi che rendano manifesta anche la componente valutativa.
  • Quando la perseguibilità dipende dalla procedibilità a querela (modificata da d.lgs. n. 150/2022), il pubblico ministero deve chiarire nel capo di imputazione e nella motivazione i presupposti che giustificano la procedibilità d'ufficio oppure acquisire la querela; l'assenza di tali chiarimenti può determinare l'improcedibilità.
  • Perché un bene sottratto integri il reato di furto (e relative aggravanti) è necessario che non si tratti di res derelicta o di oggetto manifestamente destinato allo smaltimento: il valore economico attuale del bene e la sua destinazione concreta devono emergere dagli atti.
  • La contestazione in fatto di circostanze aggravanti è ammessa se la descrizione materiale degli oggetti o mezzi riesce a riportare nell'imputazione tutti gli elementi costitutivi dell'aggravante, rendendo possibile l'esercizio effettivo della difesa; in caso contrario la qualificazione deve essere espressa nell'atto e adeguatamente motivata.
  • Nelle impugnazioni del Procuratore generale è indispensabile argomentare puntualmente il contrasto motivazionale con la decisione impugnata: censure generiche o prive di dati concreti sui fatti non superano il filtro di ammissibilità.

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