Cassazione Penale, Sentenza n. 9173/2023 del 03/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Torino del 29/06/2021 sostenendo che il reato per cui Alfano era stato condannato (rapina aggravata, art. 628, comma 3, cod. pen.) rientra fra i reati ostativi di cui all'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario; per tale motivo la detenzione domiciliare prevista dall'art. 47-ter ord. pen. non poteva essere concessa. Il gravame deduce la violazione di legge per la illegittima ammissione, da parte del Tribunale, alla prosecuzione dell'espiazione in regime di detenzione domiciliare nonostante la declaratoria di non valida espiazione.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale ritenendolo fondato. Ha stabilito che l'art. 47-ter ord. pen. esclude la possibilità di detenzione domiciliare per le condanne relative ai reati elencati nell'art. 4-bis; ha altresì rilevato che la rapina aggravata ex art. 628, comma 3, cod. pen. è espressamente ricompresa nell'elencazione prevista dall'art. 4-bis. Di conseguenza l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata al Tribunale di sorveglianza di Torino per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 47-ter ordinamento penitenziario
la pena della reclusione per qualunque reato, ad eccezione di quelli previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, e dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale, dall'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale e dall'articolo 4-bis della presente legge, può essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo pubblico di cura, assistenza ed accoglienza, quando trattasi di persona che, al momento dell'inizio dell'esecuzione della pena, o dopo l'inizio della stessa, abbia compiuto i settanta anni di età purchè non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ne' sia stato mai condannato con l'aggravante di cui all'articolo 99 del codice penale
La Corte interpreta l'art. 47-ter come norma che consente la detenzione domiciliare solo fuori dai casi espressamente esclusi, e ritiene che l'esclusione prevista dall'art. 4-bis si applichi anche rispetto all'istituto della detenzione domiciliare disciplinato dal medesimo art. 47-ter
art. 4-bis ordinamento penitenziario
La Corte ritiene che i reati elencati nell'art. 4-bis, compresa la rapina aggravata di cui all'art. 628 comma 3 (richiamata nell'elencazione), siano ostativi all'accesso alle misure alternative e quindi anche alla detenzione domiciliare prevista dall'art. 47-ter
La qualificazione del fatto come rapina aggravata ai sensi del comma 3 inserisce la condanna dell'imputato nell'elenco dei reati ostativi di cui all'art. 4-bis, comportando l'impossibilità di applicare l'art. 47-ter
Queste disposizioni sono richiamate nel testo di art. 47-ter come ipotesi di esclusione dall'accesso alla detenzione domiciliare e servono a delineare l'ambito normativo delle esclusioni
Massime di principio
- Quando la condanna riguarda un reato espressamente indicato nell'art. 4-bis ord. pen., la detenzione domiciliare di cui all'art. 47-ter è in linea di principio esclusa.
- L'appartenenza del reato all'elenco di art. 4-bis prevale sulle circostanze individuali del condannato (per esempio l'assenza di legami con la criminalità organizzata); tali circostanze non rimuovono l'ostatività prevista dalla norma.
- Le differenziazioni interne all'art. 4-bis (diverse "fasce" di reati) non si trasferiscono automaticamente nella disciplina dell'art. 47-ter: l'esclusione è rilevante in termini generali per la detenzione domiciliare.
- Se un Tribunale riconosce erroneamente la detenzione domiciliare per un reato ostativo, il Procuratore Generale può proporre ricorso e ottenere l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio.
- Prima di concedere misure alternative occorre verificare sia l'assenza di ostatività ex art. 4-bis sia il rispetto delle condizioni soggettive previste dall'art. 47-ter (età, assenza di aggravanti o qualifica di delinquente abituale/professionale/per tendenza).
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