Cassazione Penale, Sentenza n. 36185/2024 del 27/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale che aveva confermato il decreto del GIP che disponeva il sequestro preventivo dell'alloggio occupato dalla ricorrente nel complesso "Parco Verde" (proprietà del Comune di Caivano). La ricorrente deduceva: (i) nullità per mancata autonoma valutazione del fumus commissi delicti e del periculum in mora (il giudice si sarebbe limitato a richiamare la richiesta del PM senza valutazione originale); (ii) assenza di fumus perché l'immobile sarebbe stato consegnato alla ricorrente (o al coniuge) dal precedente assegnatario già nel 2012, configurandosi mera successione nel possesso e non invasione illecita, segnalando inoltre l'assenza di iniziative civili o penali da parte dell'assegnatario proprietario a conferma della legittimità del possesso.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e ne rigetta i motivi. Sulla prima doglianza la Corte rileva che il motivo è generico e non indica quali specifici passaggi motivazionali, se omessi, avrebbero potuto condurre a conclusioni diverse; inoltre conferma che il requisito dell'"autonoma valutazione" è rispettato anche quando il giudice si riferisce per relationem agli elementi della richiesta del PM purché svolga un vaglio critico e individui la rilevanza degli elementi ai fini dei presupposti cautelari. Sulla seconda doglianza la Corte afferma che la consegna delle chiavi o una presunta successione nel possesso non esclude automaticamente il fumus: l"invasione" ai sensi dell'art. 633 c.p. si realizza con l'introduzione arbitraria non momentanea finalizzata all'occupazione o al profitto, indipendentemente dalla clandestinità o dai rapporti di parentela con l'assegnatario; la mera ospitalità non costituisce titolo legittimo. Il Tribunale del riesame ha motivato che non risultano esiti di assegnazione definitiva per la ricorrente. Per tali ragioni la Corte conferma l'operato del giudice cautelare, dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 633 c.p. (violazione di domicilio/invasione)
La Corte interpreta l'"invasione" come introduzione arbitraria non momentanea nell'edificio altrui allo scopo di occuparlo o trarne profitto; la clandestinità non è necessaria e rileva anche la permanenza oltre il titolo di ospitalità o cortesia dell'assegnatario.
art. 639-bis c.p. (sfratto/occupazione e correlati reati)
Contestazione collegata all'occupazione illecita di alloggi di edilizia residenziale pubblica: la sussistenza del fumus può fondarsi su elementi probatori riconducibili a permanenza senza titolo.
art. 292, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. (motivazione dell'ordinanza cautelare)
art. 292, comma primo, lett. c), cod. proc. pen.
L'obbligo di "autonoma valutazione" impone al giudice di esplicitare le ragioni per cui ritiene integrati i presupposti della misura; tuttavia non richiede una riscrittura originale degli elementi investigativi: è legittima la motivazione per relationem se accompagnata da un vaglio critico e dalla spiegazione della rilevanza degli elementi ai fini dei presupposti cautelari.
art. 616 cod. proc. pen. (condanna per ricorso inammissibile)
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e può comportare, in presenza di profili di colpa, l'applicazione di una sanzione pecuniaria (qui quantificata in euro tremila per la Cassa delle Ammende).
art. 23 co. 8 D.L. n.137/2020 e art. 8 D.L. 198/2022 (procedura di trattazione scritta)
art. 23 co. 8 D.L. n.137/2020; art. 8 D.L. 198/2022
Riferimenti procedurali che hanno consentito la trattazione del ricorso con contraddittorio scritto; non incide sulla sostanza del vaglio di merito svolto dalla Corte.
Massime di principio
- Per impugnare con successo un provvedimento cautelare è necessario indicare in modo preciso quali passaggi motivazionali manchino e dimostrare come l'eventuale omissione avrebbe potuto portare a conclusioni opposte; mere affermazioni generiche sono normalmente inammissibili.
- Il requisito dell'"autonoma valutazione" non esige che il giudice riscriva gli elementi dell'accusa: è sufficiente che il giudice svolga un esame critico, anche richiamando la richiesta del PM per relationem, purché motivi la rilevanza degli elementi ai fini del fumus e del periculum.
- La semplice consegna delle chiavi o la persistenza del possesso da parte di soggetti che erano ospiti dell'assegnatario non esclude automaticamente la configurabilità dell'occupazione illegittima: occorre fornire prove concrete del titolo (es. provvedimento di assegnazione definitivo, atti formali, pagamenti regolari riconosciuti dall'ente proprietario).
- Nei casi con molte posizioni analoghe (occupazioni seriali) il giudice può utilizzare schemi sinottici e valutazioni cumulative, purché dal provvedimento emerga chiaramente la ragione giustificativa della misura per ciascun soggetto considerato.
- In sede di ricorso, è utile produrre o indicare orientamenti giurisprudenziali contrari, elementi probatori idonei a dimostrare il possesso legittimo o la mancanza di periculum (es. documentazione amministrativa, istanze attive, contatti con l'ente proprietario), altrimenti la difesa rischia la condanna per vizio di colpa.
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