Cassazione Penale, Sentenza n. 36107/2024 del 27/09/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva disposto, in relazione al capo 8 dell'imputazione, il sequestro preventivo (diretto e/o per equivalente) per €105.645,11 su somme e beni riconducibili alla Calà s.r.I., alla BM Servizi s.r.I. e, subordinatamente, a Daniele e Gabriella Calà, Dario Veltroni, Marta Lo Russo e Richard Petrucci. Le censure principali riguardavano: mancata gravità indiziaria/fumus (soprattutto per Lo Russo e per i Calà), violazione del principio ne bis in idem/duplicazione dei procedimenti (Petrucci), incompetenza territoriale (Calà), errata qualificazione giuridica dei fatti (truffa vs indebita compensazione), eccessività dell'importo sequestrato rispetto al profitto del reato e carenza del periculum in mora (la società avrebbe già sanato la posizione e denunciato i fatti).
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata soltanto con riferimento a Marta Lo Russo, ritenendo fondato e assorbente il motivo relativo al fumus commissi delicti e rinviando il procedimento al Tribunale del Riesame di Caltanissetta per nuovo giudizio rispetto alla sua posizione. Per tutti gli altri ricorsi (Daniele e Gabriella Calà, Calà s.r.I., e Richard Petrucci) la Corte li ha dichiarati inammissibili perché manifestamente infondati e ha condannato i ricorrenti alle spese processuali; inoltre ha imposto a ciascuno dei ricorrenti destinatari dell’inammissibilità il pagamento, in via equitativa, di euro 3.000 alla Cassa delle ammende (oltre agli oneri di cui all'art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 38-bis, d.lgs. n. 81 del 2015
art. 38 bis del d. Igs. n. 81 del 2015
La norma è richiamata come fattispecie contravvenzionale rilevante nel contesto di assunzioni/somministrazioni fittizie; la Corte osserva che tale reato, per la sua natura contravvenzionale, non era in concreto oggetto di richiesta cautelare.
art. 29, d.lgs. n. 276 del 2003
art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276 del 2003
La Corte richiama la responsabilità solidale del committente in appalto per obblighi retributivi e contributivi, come elemento che implica l'interesse del committente a verificare e assicurare la simulazione del pagamento da parte dell'appaltatore, circostanza utile a fondare il fumus per il committente che abbia acquisito vantaggi dalla compensazione.
art. 10-quater, d.lgs. n. 74 del 2000
art. 10 quater del d. Igs. n. 74 del 2000
La Corte conferma che, in tema di indebita compensazione, il profitto del reato ai fini della confisca per equivalente è costituito dall'importo corrispondente all'imposta evasa nella sua totalità.
art. 18, comma 1, d.lgs. n. 74 del 2000
art. 18, comma 1, del d. Igs. n. 74 del 2000
Per la determinazione della competenza territoriale nel reato di indebita compensazione rileva il luogo dell'ultima utilizzazione del credito inesistente ovvero, se non identificabile, il luogo di accertamento del reato; la Corte ha ritenuto legittimo il riferimento al luogo di accertamento (Caltanissetta) quando la localizzazione dell'ultima utilizzazione non è chiara.
art. 9 cod. proc. pen.
Richiamata in parallelo alla regola speciale dell'art. 18 d.lgs. 74/2000 per precisare che la norma speciale prevale sulle regole generali di competenza territoriale.
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
Norma sul sequestro finalizzato alla confisca per equivalente; la Corte verifica che il Tribunale abbia motivato adeguatamente la necessità dell'anticipazione ablativa rispetto al giudizio, richiamando giurisprudenza di legittimità sulle ragioni del periculum in mora.
art. 322-bis cod. proc. pen.
art. 322 bis cod. proc. pen.
Norma sulla riqualificazione delle fattispecie e limiti della cautela personale in presenza di fattispecie indicate in capo separato; la Corte ricorda la fluidità delle imputazioni in sede cautelare ma respinge censure generiche.
art. 310 cod. proc. pen.
Richiamata in tema di garanzie processuali e ambito delle censure rispetto alla riqualificazione; la Corte non individua violazione di legge riconoscibile in sede di legittimità.
art. 325 cod. proc. pen.
Norma che regola il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo o probatorio; la Corte ricorda che il sindacato è ammesso solo per vizio di legge o motivazione radicalmente carente.
art. 606 cod. proc. pen.
Richiamato per delineare i motivi di ricorso in Cassazione (in particolare la lett. E) per la denuncia di illogicità manifesta), nonché per limitazioni al sindacato sulla motivazione nelle ordinanze cautelari.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che impone il pagamento delle spese processuali al ricorrente in caso di inammissibilità manifestamente infondata; la Corte l'ha applicata ai ricorrenti dichiarati inammissibili.
Sentenza Sez. Un. n. 34655 del 28/06/2005 (giurisprudenza)
Sez. Un., n. 34655 del 28/06/2005
La Corte richiama il principio secondo cui il divieto generale del ne bis in idem trova applicazione solo in presenza di identità di regiudicanda, identità dell'ufficio del P.M. e dell'ufficio giudicante che abbia già esaurito il proprio compito; in caso di procedimenti pendenti in uffici diversi si applicano le norme sui conflitti di competenza e non automaticamente il ne bis in idem.
Corte Costituzionale, sent. n. 186 del 13/06/2000
sentenza della Corte costituzionale n. 186 del 13 giugno 2000
Richiamata come criterio per la liquidazione equitativa delle somme dovute alla Cassa delle ammende e per valutare l'assenza di colpa grave nella determinazione dell'inammissibilità.
Massime di principio
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente deve essere motivato con riferimento al profitto del reato (per le indebite compensazioni il profitto è l'importo dell'imposta evasa) e al periculum in mora: il giudice deve spiegare il rischio concreto di dispersione dei beni.
- Per i reati tributari di indebita compensazione la competenza territoriale si individua nel luogo dell'ultima utilizzazione del credito inesistente; se tale luogo non è identificabile, prevale il luogo di accertamento del reato (sede dell'ufficio che ha effettuato la valutazione).
- La figura del committente in appalto può essere ritenuta corresponsabile quando emerga che ha tratto vantaggio e si è assicurato della simulazione del pagamento (art. 29 d.lgs. 276/2003): il ruolo formale non esclude la valutazione del dolo o della consapevolezza in sede cautelare.
- Il principio del ne bis in idem non è applicabile automaticamente tra procedimenti pendenti dinanzi a uffici giudiziari diversi: in tali casi vanno esperiti i rimedi per i conflitti di competenza e non si può ottenere la chiusura del processo con richiamo al ne bis in idem salvo le condizioni tassative indicate dalla giurisprudenza.
- Nelle impugnazioni di ordinanze cautelari il sindacato di legittimità è limitato: la Cassazione ammette ricorso per vizi di legge o per motivazione radicalmente carente; le critiche concernenti la mera logica o l'apprezzamento delle emergenze probatorie sono generalmente improprie in questa sede.
- Per i soggetti che hanno ricoperto cariche societarie in periodi brevissimi occorre che il giudice cautelare specifichi il nesso temporale tra quella carica e le condotte contestate; l'assunzione formale di responsabilità societaria, da sola, non è automaticamente sufficiente a fondare il fumus se non collegata ad atti posti in essere nel medesimo arco temporale.
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