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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36109/2024 del 27/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Istanza di riparazione per ingiusta detenzione per 1.103 giorni in relazione a un procedimento per tentata estorsione aggravata dalla mafiosità. Il ricorrente sosteneva di essere stato ingiustamente detenuto, di essere stato assolto con la formula perche il fatto non sussiste e che la Corte di appello non avrebbe rispettato il dictum della Corte di cassazione. Ha spiegato di essersi ritirato dall'affare relativo a una pompa di benzina e di aver chiesto scusa al presunto danneggiato, sostenendo l'assenza di colpa grave e addossando responsabilità di ritardo al pubblico ministero.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che, pur essendo stato il ricorrente assolto nel processo penale perche il fatto non sussiste, la sua condotta extraprocessuale e processuale (in particolare il recarsi a scusarsi con la vittima) era stata gravemente colposa e ha contribuito a creare la falsa apparenza di responsabilità penale, inducendo in errore il giudice della cautela. La Corte di appello aveva motivato correttamente, secondo i criteri di legittimità, valutando ex ante gli elementi probatori e ritenendo le scuse non credibili se interpretate come mero ritiro imprenditoriale. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal MEF, liquidate in complessivi euro 1.500 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.

  • Sentenza Sez. 4 n. 13815 del 03/04/2023 (precedente della stessa vicenda)

    La Corte di cassazione, con la sentenza di annullamento e rinvio, aveva precisato che il silenzio del ricorrente all'interrogatorio di garanzia non ostava di per se all'indennizzo e che occorreva tener conto del giudicato penale che escludeva la richiesta estorsiva personale.

  • Giurisprudenza di legittimità citata (es. Sez.4, n. 39726 del 27/09/2023, Di Dio, Rv. 285069-01)

    Sez. 4, n. 39726 del 27/09/2023, Di Dio, Rv. 285069-01

    Principio secondo cui, per valutare se vi sia comportamento ostativo al riconoscimento dell'indennizzo, il giudice deve svolgere una valutazione ex ante autonoma e logica di tutti gli elementi disponibili al fine di accertare se la condotta del richiedente abbia effettivamente determinato la falsa apparenza di illecito penale.

Massime di principio

  • L'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione: il giudice civile/amministrativo verifica se la condotta del detenuto abbia contribuito a creare la falsa apparenza di colpevolezza.
  • Il silenzio dell'indagato durante l'interrogatorio di garanzia non costituisce di per sé un ostacolo al riconoscimento dell'indennizzo.
  • Comportamenti del ricorrente che possono apparire come confessione o ammissione (es. scuse alla presunta vittima) possono essere valutati come gravemente colposi se sono l'unica spiegazione plausibile del sospetto e hanno indotto il giudice della cautela all'errore.
  • Il giudice chiamato a decidere sulla riparazione deve compiere una valutazione ex ante, autonoma rispetto al processo di merito, utilizzando tutti gli elementi probatori per stabilire se l'errore dell'autorità sia stato determinato anche dalla condotta del richiedente.
  • In caso di rigetto del ricorso per indennizzo, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e delle spese sostenute dallo Stato che si è costituito, secondo le norme procedurali vigenti.

Testo integrale

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