Cassazione Penale, Sentenza n. 49740/2023 del 14/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere, lamentando carenza e manifesta illogicità della motivazione circa l'assenza di elementi di novità idonei a rivedere le esigenze cautelari. Sosteneva il venir meno dell'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione per il decorso di tre anni (cd. "tempo silente"), chiedeva la sostituzione con gli arresti domiciliari presso la Congregazione dei Rogazionisti in Oria, territorio distante dall'area di operatività dell'associazione, e richiamava esigenze familiari (salute della moglie).
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto il motivo reiterativo e aspecifico, confermando che il Tribunale ha fornito una motivazione adeguata e non manifestamente illogica sul mantenimento della custodia cautelare. È richiamato il principio secondo cui la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere può essere superata solo mediante prova rigorosa di effettivo distacco dall'organizzazione (es. collaborazione o trasferimento stabile), mentre la mera decorrenza del tempo non è sufficiente. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Norma che disciplina l'associazione di tipo mafioso; utilizzata per qualificare i reati contestati e motivare la particolare gravità che rende più persuasiva la presunzione di necessità della custodia cautelare.
Norma relativa alla disciplina degli stupefacenti (illecito contestato), richiamata a corredo delle imputazioni che giustificano l'applicazione e la conferma della misura cautelare.
Riferimento a specifiche aggravanti/particolarità legate al reato associativo; impiega la presunzione di pericolosità che influisce sulla valutazione delle esigenze cautelari.
Norma processuale che consente la condanna alle spese e l'applicazione di sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità del ricorso; qui utilizzata per imporre al ricorrente il pagamento delle spese e di euro 3.000 alla cassa delle ammende per colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Massime di principio
- La presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere nei casi di associazione mafiosa è forte: per superarla occorre una prova rigorosa di effettivo distacco dall'organizzazione (es. collaborazioni autonome, trasferimenti stabili o elementi concreti che dimostrino l'interruzione dei rapporti).
- Il semplice decorso del tempo (cd. «tempo silente») non è di per sé sufficiente a dimostrare l'attenuazione del pericolo di reiterazione; è necessario allegare ed eventualmente provare elementi concreti e specifici.
- Proposte alternative alla custodia (p.es. arresti domiciliari in luogo distante) devono essere supportate da elementi che dimostrino la loro effettiva idoneità a impedire i contatti e la reiterazione; la mera indicazione del luogo non basta.
- Le valutazioni di merito sui fatti e sulle esigenze cautelari operate dal giudice di appello sono difficilmente sindacabili in sede di legittimità se non emergono vizi di motivazione, manifesta illogicità o contraddittorietà.
- In caso di ricorso infondato o manifestamente reiterativo si rischiano l'inammissibilità, la condanna alle spese e sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è quindi necessario che la difesa formuli censure precise e supportate da elementi concreti.
Testo integrale
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