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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49689/2023 del 14/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che lo aveva dichiarato colpevole del reato di danneggiamento. Con unico motivo deduce la sopravvenuta improcedibilità del reato per difetto di querela in conseguenza del d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150 (cd. riforma Cartabia), che avrebbe reso il reato procedibile a querela di parte e non più d'ufficio.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancata instaurazione del rapporto processuale utile a verificare la questione (nessuna censura alla sentenza di appello). Ha richiamato il principio secondo cui, nei giudizi pendenti in sede di legittimità, la sopravvenuta improcedibilità per mancanza di querela (per reati divenuti procedibili solo a querela dopo il d.lgs. n.150/2022) non prevale sull'inammissibilità del ricorso e non incide sul cd. giudicato sostanziale, a differenza dell'abolitio criminis. Perciò il ricorso è inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • Decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 ("riforma Cartabia")

    La riforma ha modificato la procedibilità di taluni reati rendendoli procedibili a querela di parte; tuttavia tale modifica, nei giudizi già pendenti in sede di legittimità, non determina automaticamente l'improcedibilità che possa incidere sul giudicato sostanziale se non si è formulata una censura idonea a rendere verificabile la questione in Cassazione

  • Cass. Sez. 5, sent. n. 5223 del 17/01/2023 (Rv. 284176-01)

    Giurisprudenza di legittimità che afferma il principio secondo cui la sopravvenuta procedibilità a querela non prevale sull'inammissibilità del ricorso nei giudizi pendenti, e non incide sul giudicato sostanziale come avverrebbe per l'abolitio criminis

  • Cass. Sez. 5, sent. n. 11229 del 10/01/2023 (Rv. 284542-01)

    Confermato il principio che la sopravvenuta improcedibilità per mancanza di querela non è idonea, nelle impugnazioni pendenti in sede di legittimità, a superare il vizio di inammissibilità del ricorso e a rendere revisibile il giudicato sostanziale

Massime di principio

  • La trasformazione della procedibilità da d'ufficio a a querela (per effetto di modifiche legislative) non equivale automaticamente ad abolitio criminis e, se sollevata in Cassazione senza censure di merito o di diritto alla sentenza impugnata, non è idonea a rendere ammissibile un ricorso inammissibile.
  • Per far valere la sopravvenuta improcedibilità per mancanza di querela è necessario che la questione sia proposta in una forma processualmente idonea (ossia con censure contestuali alla decisione impugnata) in modo che la Corte possa verificare il profilo; un mero rilievo ex novo in Cassazione, senza attacco delle decisioni precedenti, può portare all'inammissibilità.
  • Se la modifica normativa ha effettivamente determinato una abolizione del reato (abolitio criminis), questa può incidere sul giudicato e sulla conservazione della pena; se invece si è trattato solo di un mutamento della procedibilità, gli effetti sono più limitati nei giudizi già pendenti.
  • La presentazione di motivi manifestamente inidonei a produrre l'effetto giuridico invocato può comportare condanne alle spese e sanzioni (es. contribuzione alla Cassa delle ammende) se si ravvisano profili di colpa nella determinazione del motivo di impugnazione.
  • In situazioni analoghe è consigliabile sollevare tempestivamente, nelle sedi appropriate (appello o nei gradi in cui è ancora possibile discutere il vizio), le questioni processuali sopravvenute per consentire alla Corte di merito o di legittimità di valutare l'effettiva rilevanza e l'eventuale incidenza sul giudicato.

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