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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33837/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso straordinario per errore materiale o di fatto ex art. 625-bis c.p.p. avverso la sentenza della Corte di Cassazione del 25/11/2021 (che aveva rigettato il suo ricorso per cassazione contro la conferma della condanna per omicidio premeditato). Carrino lamentava che la Corte di Cassazione avesse errato nel ritenere che in appello non fosse stata specificamente impugnata l'indeterminatezza della contestazione dell'aggravante della premeditazione; sosteneva dunque che la questione fosse comunque deducibile come strettamente connessa ai motivi di appello e che la Suprema Corte, ignorando ciò, avesse commesso un errore di fatto nella sua valutazione.

La decisione

Il ricorso straordinario è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. non possa essere usato per contestare errori di valutazione o di diritto e che, nel caso concreto, non vi fosse errore di fatto dovuto a svista nella percezione degli atti della Cassazione. La Corte ha confermato che in appello il Carrino non aveva formulato una censura specifica sull'indeterminatezza della contestazione dell'aggravante e che le critiche svolte attenevano a valutazioni sulla sussistenza della premeditazione (questioni di merito). Perciò il rimedio prospettato non era proponibile. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese del procedimento e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625-bis c.p.p.

    Disciplina il ricorso straordinario per errore materiale o di fatto contro le decisioni della Corte di Cassazione; utilizzabile solo per errori materiali (difformità tra volontà e grafia) o per reali svisti/quivoci sugli atti interni al giudizio di legittimità, non per errori di valutazione o diritto

  • art. 606, comma 3, c.p.p.

    Prevede l'inammissibilità del ricorso per cassazione per i motivi non proposti con l'appello; la Corte ha ritenuto che la censura specifica sull'indeterminatezza della contestazione dell'aggravante non fosse stata proposta in appello

  • art. 429, comma 1, lett. c) c.p.p.

    Norma richiamata in relazione alla contestazione delle circostanze aggravanti e ai vizi relativi alla loro indicazione nell'impugnazione; la Corte ha ritenuto che la questione non fosse stata sollevata in modo specifico in appello

  • art. 7 D.L. 13 maggio 1991, n. 152 (oggi art. 416-bis, comma 1 c.p.)

    Riferimento alla circostanza aggravante prevista per i reati commessi in contesto di associazione di tipo mafioso; qui citata per l'aggravazione applicata ai reati di omicidio e porto d'arma

  • art. 616 c.p.p.

    Norma richiamata per la condanna alle spese del procedimento nel ricorso straordinario; applicata dalla Corte per compensare l'inammissibilità ritenuta evidente

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamata nella giurisprudenza come regola sul devoluto dell'appello e sull'onere di proporre censure specifiche; la Corte ha osservato che il motivo non era decisivo né specificamente dedotto

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è ammissibile solo per errori materiali o per evidenti svisti di fatto sugli atti interni della Cassazione; non è il rimedio per rivedere valutazioni di merito o interpretazioni giuridiche.
  • Le censure relative all'indeterminatezza della contestazione di una circostanza aggravante devono essere formulate in modo specifico e puntuale già in appello; se non lo sono, possono essere dichiarate inammissibili in Cassazione per mancanza di devoluto.
  • La contestazione di una circostanza aggravante come la premeditazione richiede normalmente che nel capo d'imputazione sia indicato il "nomen juris" dell'aggravante; tuttavia la contestazione in fatto è possibile solo se l'imputazione contiene riferimenti chiari e precisi agli elementi costitutivi della circostanza aggravante.
  • Quando si sostiene un errore della Corte di Cassazione, il ricorrente deve dimostrare che l'omissione o l'errata percezione di un motivo è stata decisiva e non meramente interpretativa: in assenza di tale prova, la censura sarà qualificata come errore di valutazione insindacabile con il rimedio di cui all'art. 625-bis.
  • Per questioni su rilevanza e ritualità della contestazione di aggravanti, è utile richiamare e confrontare la giurisprudenza di legittimità (anche delle Sezioni Unite) per verificare se i criteri sostanziali di esposizione nel capo d'imputazione siano stati rispettati.

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