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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22430/2026 del 17/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione articolato in due motivi principali: (1) violazione di legge per l'insussistenza del vincolo della continuazione tra i reati per cui è stato condannato in questo procedimento (resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di stupefacente nell'ipotesi lieve) e i reati già accertati con precedente sentenza irrevocabile (Tribunale di Roma n.13605/2024), con richiesta di riconoscimento della continuazione; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 20-bis c.p. per il mancato riconoscimento della sostituzione della pena detentiva con la detenzione domiciliare, con richiamo alla giovane età (21 anni), al comportamento già rispettoso durante precedente misura domiciliare e alla presunta contraddittorietà rispetto all'ordinanza di aggravamento degli arresti domiciliari del 17/10/2024.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto legittima la decisione della Corte d'appello che aveva escluso la continuazione: la sentenza ha valutato l'eterogeneità dei reati, l'assenza di un unico disegno criminoso progettato ab origine, e ha ritenuto rilevante l'elemento teleologico aggravante (art. 61 n.2 c.p.) e le differenze di contesto e modalità tra i fatti (tra cui la concorso di altre persone, quantità maggiori e attività di confezionamento/spaccio nel fatto precedente). Quanto alla mancata sostituzione della pena con detenzione domiciliare, la Corte ha confermato il diniego come esercizio di discrezionalità giudiziale conforme ai criteri dell'art. 133 c.p., alla luce della personalità del condannato (tre condanne per stupefacenti in poco più di un anno), dell'utilizzo di un'auto provento di furto e delle ripetute violazioni degli obblighi di custodia cautelare. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, in via equitativa, al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e in relazione alla giurisprudenza costituzionale richiamata.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990 (Testo unico stupefacenti)

    Il fatto di detenzione di cocaina/hashish è stato qualificato e sanzionato ai sensi dell'art. 73, comma 5, come ipotesi concreta di detenzione ai fini di spaccio in forma lieve per le quantità accertate; la Corte ha confermato la qualificazione e la pena applicata

  • Codice penale

    La circostanza aggravante teleologica (finalità di agevolare lo spaccio) è stata ritenuta presente e ha contribuito a escludere l'unitarietà del disegno criminoso con altri fatti, giustificando il diniego della continuazione

  • Codice penale

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla sostituzione della pena detentiva con la detenzione domiciliare; la Corte ha ritenuto che la disciplina e le condizioni per la sostituzione siano oggetto di valutazione discrezionale del giudice e che nel caso di specie i presupposti per la sostituzione non ricorressero

  • Codice penale

    I criteri di cui all'art. 133 c.p. (circostanze e personalità del condannato, modalità del fatto ecc.) devono guidare la valutazione discrezionale del giudice quanto alla sostituzione delle pene detentive brevi; la Corte ha applicato tali criteri per motivare il diniego

  • Codice di procedura penale

    Prevede l'onere per il ricorrente di sostenere le spese del procedimento in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto anche il versamento di una somma alla Cassa delle Ammende, tenuto conto della giurisprudenza costituzionale

  • Corte costituzionale

    sentenza n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata dalla Corte di Cassazione in relazione alla determinazione della somma da versare alla Cassa delle Ammende; ha inciso sulla valutazione circa la non malafede del ricorrente nella determinazione dell'ammenda equitativa

Massime di principio

  • La continuazione tra reati richiede l'esistenza di un unico disegno criminoso delineato ab origine; il mero ripetersi di reati della stessa specie, la tossicodipendenza o il breve intervallo temporale non sono di per sé sufficienti.
  • Per stabilire la continuazione occorre valutare elementi indizianti come unità del contesto, brevità del lasso temporale, identità del modus operandi, analogia della spinta a delinquere e costante partecipazione degli stessi soggetti; bastano alcuni di questi indici purché significativi.
  • La difformità di natura e di finalità tra reati (es. resistenza a pubblico ufficiale vs. detenzione per spaccio) e la presenza di circostanze aggiuntive (concorso di più persone, quantità maggiori, attività di confezionamento) ostano al riconoscimento della continuazione.
  • La sostituzione di pene detentive brevi con misure alternative (es. detenzione domiciliare) è rimessa al giudizio discrezionale del giudice che deve applicare i criteri dell'art. 133 c.p.; fatti recenti di recidiva, inosservanza di misure cautelari e gravità del comportamento possono legittimamente determinare il diniego.
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare, oltre al rigetto, l'obbligo di sostenere le spese processuali e il versamento di somme alla Cassa delle Ammende; la Corte valuta anche l'eventuale assenza di dolo nella presentazione del ricorso.

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