Cassazione Penale, Sentenza n. 10163/2024 del 11/03/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che lo ha condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale per avere, in qualità di amministratore della "Nuova Clara by Mary Corset srl" (fallita il 23/06/2011), trasferito con atto di scissione del 22/02/2010 all nuova società "Clara srl" l'intero patrimonio attivo della scissa lasciandole la maggior parte dei debiti (in particolare debiti verso erario e lavoratori). Il ricorso svolge cinque motivi: 1) censura sulla configurabilità del reato in relazione alla scissione societaria e sulle valutazioni tecnico-contabili del patrimonio netto trasferito (sostenendo che il patrimonio ceduto fosse negativo per ammortamenti, ipoteche, rettifiche del credito legge 488/92 ecc.); 2) mancanza dell'elemento soggettivo per la buona fede dell'operatore e richiamo alla sentenza "Corvetta" (n. 47502/2012); 3) richiesta di derubricazione a bancarotta semplice ex art. 217 l.f.; 4) mancata motivazione circa la concessione della sospensione condizionale della pena; 5) illegittimità dell'applicazione d'ufficio da parte della Corte d'appello delle pene accessorie ex art. 216 u.c. legge fallimentare, con violazione del divieto di reformatio in peius e senza motivazione sulla durata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo infondato o inammissibile a seconda dei punti. Ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale così come motivata dalla Corte di appello. Motivazione principale: la scissione può integrare distrazione patrimoniale se, valutata concretamente alla luce della situazione debitoria al momento dell'operazione, risulti volutamente depauperativa e pregiudizievole per i creditori; non è richiesto nesso causale tra distrazione e fallimento né la consapevolezza dello stato di insolvenza, essendo sufficiente il dolo generico (volontà di destinare il patrimonio a fini estranei alla garanzia dei creditori). La Cassazione ha ritenuto che i giudici di merito avessero adeguatamente valutato che era stato trasferito alla beneficiaria l'intero sostanzioso attivo lasciando alla scissa i debiti più rilevanti, rendendo quest'ultima incapace di continuare l'attività e avviata al fallimento. Le contestazioni contabili sul valore netto ceduto sono state giudicate aspecifiche. La doglianza riguardo alla sentenza "Corvetta" è stata respinta perché orientamento isolato; le richieste di derubricazione e di sospensione condizionale sono state considerate infondate o aspecifiche; l'applicazione delle pene accessorie ex art. 216 u.c. legge fall. da parte della Corte d'appello è risultata legittima anche se disposta d'ufficio, e la durata minima fissata non richiedeva argomentazione ulteriore. Infine la Cassazione ha osservato che la precedente concessione della sospensione condizionale e la nuova pena determinano l'impossibilità di una seconda concessione per superamento del limite cumulativo previsto dall'art. 164 cod. pen.
Norme richiamate
Legge fallimentare (art. 216 u.c.)
Le pene accessorie previste dall'art. 216 u.c. sono effetti penali conseguenti di diritto alla condanna fallimentare; la loro applicazione da parte della Corte d'appello, anche d'ufficio se non disposta dal primo giudice, è consentita e non rientra nel divieto di reformatio in peius previsto per l'appello proposto dal solo imputato
Codice civile (art. 2506, art. 2506 bis, art. 2506 quater)
Norme sulla scissione societaria che prevedono effetti sulla responsabilità verso i creditori e la possibile solidarietà della società beneficiaria per debiti della scissa; tali tutele civili non escludono automaticamente la rilevanza penale della scissione se l'operazione è in concreto depauperativa
Tutela dei lavoratori nei trasferimenti d'azienda: la mera sussistenza di strumenti di protezione dei lavoratori non elimina la valutazione penale di un'operazione depauperativa
Principio della responsabilità patrimoniale dell'imprenditore verso i creditori: la destinazione di beni a finalità diverse da quelle garantistiche può integrare offesa rilevante per i reati di bancarotta
Norma sulla bancarotta semplice: la sussistenza del delitto di bancarotta fraudolenta esclude automaticamente la derubricazione al reato meno grave di bancarotta semplice
Principio per cui le pene accessorie conseguono di diritto alla condanna come effetti penali di essa
Codice di procedura penale (art. 597, comma 3)
Il divieto di reformatio in peius in caso di impugnazione proposta dal solo imputato non comprende le pene accessorie applicabili d'ufficio in ragione della natura di effetti penali della condanna
Codice penale (art. 164, comma 4; art. 163)
Limiti alla concessione della sospensione condizionale della pena in presenza di precedenti benefici: il cumulativo delle pene può precludere una seconda concessione
Giurisprudenza: Sez. 5 n. 47502/2012 ("Corvetta")
Orientamento richiamato dal ricorrente che attribuisce valore difensivo alla scissione: la Cassazione lo considera isolato e non conforme all'indirizzo consolidato
Giurisprudenza: Sezioni Unite n. 22474 (Passarelli) e successive pronunce (es. Rv. 266804, Rv. 266805)
Indirizzo consolidato secondo il quale per la bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessario il nesso causale tra distrazione e fallimento; è sufficiente il depauperamento e il dolo generico (volontà consapevole di destinare il patrimonio a fini estranei alla garanzia dei creditori)
Massime di principio
- Una scissione societaria può integrare bancarotta fraudolenta patrimoniale se, valutata concretamente al momento dell'operazione, risulta volutamente depauperativa e pregiudizievole per i creditori; la regolarità formale dell'atto (atto pubblico, norme societarie rispettate) non esclude la responsabilità penale
- Ai fini penali non è necessario dimostrare un nesso causale tra l'operazione distrattiva e il successivo fallimento: è sufficiente che l'operazione abbia effettivamente diminuito il patrimonio aziendale destinandolo a impieghi estranei alla garanzia dei creditori
- L'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico: non serve la prova che l'autore conoscesse lo stato di insolvenza o avesse l'intento specifico di recare danno ai creditori, ma la consapevole volontà di sottrarre o destinare beni a fini diversi
- Le tutele civili previste per i creditori (responsabilità della beneficiaria, opposizione al progetto di scissione, tutela dei lavoratori) non impediscono automaticamente la configurabilità del reato penale se l'operazione provoca un effettivo rischio o danno alla garanzia creditizia
- Contestazioni contabili generiche (es. affermazioni astratte su ammortamenti, ipoteche o rettifiche senza riepilogo numerico concreto) sono spesso ritenute aspecifiche e non idonee a impugnare una valutazione di merito; è fondamentale fornire calcoli e documentazione specifica
- La Corte d'appello può applicare d'ufficio le pene accessorie conseguenti alla condanna anche se il ricorso è proposto solo dall'imputato; l'eventuale doglianza sulla durata deve essere specificamente motivata
- Per ottenere benefici come la sospensione condizionale della pena è necessario indicare elementi concreti e compatibili con i limiti previsti dalla legge (compresi i limiti cumulativi derivanti da precedenti concessioni)
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