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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10126/2024 del 11/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Roma (31/07/2023) che aveva annullato la misura degli arresti domiciliari rispetto al capo 4 dell'imputazione provvisoria e aveva sostituito la misura in relazione al capo 5 con la misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio per sei mesi. Ha dedotto due motivi: (i) violazione degli artt. 192 e 273 c.p.p. e degli artt. 110 e 319 c.p.; (ii) violazione degli artt. 274 e 516 c.p.p. in relazione all'art. 24 Cost..

La decisione

Nelle more del ricorso il ricorrente ha dichiarato rinuncia all'impugnazione per intervenuta revoca della misura interdittiva. La Corte ha ritenuto che sussista una sopravvenuta carenza di interesse e ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per tale motivo (decisione del 25/01/2024). La Corte ha precisato, richiamando giurisprudenza consolidata, che la sopravvenuta perdita di interesse dopo la proposizione del ricorso non configura ipotesi di soccombenza e pertanto non si è proceduto a condannare il ricorrente alle spese né all'applicazione della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 192 c.p.p.

    Norma invocata dal ricorrente tra i motivi di impugnazione ma non esaminata dalla Corte in quanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse

  • art. 273 c.p.p.

    Richiamata nel primo motivo di ricorso; non valutata nel merito a causa dell'inammissibilità

  • art. 110 c.p.

    Parte delle norme penali richiamate dal ricorrente (connessa alla responsabilità degli enti/multipla imputazione); la Corte non ha svolto un'interpretazione sostanziale essendo intervenuta la rinuncia

  • art. 319 c.p.

    Norma penale richiamata nel ricorso; non esaminata nel merito per sopravvenuta carenza di interesse

  • art. 274 c.p.p.

    Richiesto nel secondo motivo in riferimento a profili processuali; non analizzato nel merito per sopravvenuta carenza d'interesse

  • art. 516 c.p.p.

    Invocato con riferimento a vizi di istruzione o provvedimenti; la Corte non si è pronunciata sul contenuto per sopravvenuta carenza d'interesse

  • art. 24 Cost.

    Riferimento costituzionale evocato dal ricorrente; non è stato oggetto di una pronuncia sostanziale dalla Corte a causa dell'inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Se, durante il corso del giudizio di cassazione, viene meno l'interesse del ricorrente (ad es. per revoca della misura impugnata), il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse
  • La sopravvenuta perdita di interesse sopraggiunta dopo la proposizione del ricorso non costituisce di per sé soccombenza e, di conseguenza, non giustifica automaticamente la condanna alle spese processuali né l'applicazione della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende
  • Prima di dichiarare la rinuncia o desistere dall'impugnazione è opportuno verificare l'assenza di effetti residui (conseguenze penali, amministrative o disciplinari) che possano conservare l'interesse ad impugnare
  • Se permangono questioni autonome o effetti che non siano stati eliminati dalla revoca della misura (es. responsabilità penale, annotazioni, altre misure), il ricorso può continuare limitatamente a quelle questioni
  • La dichiarazione di rinuncia o la comunicazione della sopravvenuta revoca della misura dovrebbe essere formale e tempestiva, così che la Corte possa valutare immediatamente la sopravvenuta carenza di interesse
  • La valutazione di inammissibilità per carenza di interesse si applica salvo che non ricorrano ragioni di ordine pubblico o profili di nullità che la Corte debba comunque esaminare d'ufficio

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