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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20341/2024 del 23/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell’ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo di 279.390,00 euro rinvenuti in un doppiofondo di un’Audi A6, 4.280,00 euro e 350 franchi svizzeri trovati nell’abitazione, e dell’autovettura stessa. Il ricorrente contestava la mancanza del fumus del reato di cui all’art. 73 d.P.R. 309/1990 (traffico di stupefacenti), ritenendo gli indizi ambigui: assenza di droga sull’auto, manoscritti non tipici di contabilità dello spaccio, possibile origine lecita o diversa delle somme (investimenti in Bitcoin), e documenti/testimonianze che avrebbero giustificato la provenienza del denaro

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la censura del ricorrente fosse in realtà un’obiezione sulla motivazione e sull’apprezzamento delle prove, vizio non proponibile in Cassazione nei limiti dell’art. 325 c.p.p. La Corte ha confermato che l’ordinanza di riesame conteneva una motivazione analitica e sufficiente: collegamento fra Balint e l’indagato Tataru, rinvenimento del denaro in un vano occulto di un’auto collegata a Tataru, documenti falsi e chiavi multiple, elementi che giustificano il fumus del reato e il rischio di riciclaggio/reimpiego. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il sequestro preventivo; il decreto di sequestro impugnato era stato emesso ai sensi di questa disposizione

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma penale che incrimina il traffico di sostanze stupefacenti; il fumus del reato contestato (concorso in detenzione/traffico) è il presupposto per il sequestro oggetto del procedimento

  • art. 240 cod. pen.

    Riferimento alla confisca per delitti non colposi; il Tribunale ha rilevato che i beni sequestrati potrebbero essere suscettibili di confisca ai sensi di questa norma

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    Norma che disciplina la confisca per i reati in materia di stupefacenti; il provvedimento ha richiamato la potenziale applicabilità della confisca anche ai sensi di questa disposizione

  • art. 325 cod. proc. pen.

    "Contro le ordinanze emesse a norma degli artt. 322 bis e 324, il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge"

    Limita il ricorso per cassazione ai casi di violazione di legge; la Corte ha richiamato che non rientrano in tale nozione i meri vizi di valutazione logica della motivazione, che devono essere dedotti con gli specifici mezzi processuali

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese del ricorso per cassazione irricevibile/inammissibile; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e dell'ammenda

Massime di principio

  • In materia di sequestro preventivo, per gli effetti cautelari reali il giudice valuta il "fumus commissi delicti": non è richiesta la prova piena, ma devono emergere indizi concreti che colleghino i beni al reato contestato; la semplice astratta classificazione giuridica dei fatti può non essere sufficiente quando manchino elementi concreti di collegamento
  • La presenza di ingenti somme in contanti, un veicolo privo di targhe dotato di vano occulto, documenti falsi e rapporti con altre persone nelle indagini possono costituire, congiuntamente, indizi idonei a sostenere il fumus del reato e il rischio di riciclaggio/reimpiego
  • Le contestazioni sulla valutazione delle prove (ad es. interpretazione diversa dei manoscritti o dell’origine lecita del denaro) sono, se formulate come mera critica della motivazione, spesso inammissibili in Cassazione ai sensi dell’art. 325 c.p.p.; tali censure vanno articolate secondo i rimedi procedurali appropriati e con specifiche deduzioni di violazione di legge
  • La difesa che invoca una spiegazione lecita dell’origine del denaro (es. investimenti in criptovalute) dovrebbe fornire documentazione probatoria dettagliata e verificabile (bonifici, estratti conto, attestazioni di trasferimenti, dichiarazioni contrattuali) già nelle sedi di merito per contrastare il sequestro cautelare
  • Chi impugna un sequestro preventivo deve dimostrare l’assenza di un vincolo concreto tra i beni e l’illecito; allegazioni generiche o riferite soltanto alla possibile esistenza di altre attività lecite difficilmente sono sufficienti a ottenere l’annullamento della misura cautelare

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