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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 473/2024 del 05/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Cupi Klevis ha impugnato la sentenza con patteggiamento (art. 444 c.p.p.) che, oltre ad applicare la pena per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 (detenzione di 12,5 g di cocaina), aveva disposto la confisca dei telefoni cellulari sequestrati ritenendoli "utilizzati per la commissione del reato". Il ricorso denunciava violazione di legge e insufficiente motivazione in relazione all'art. 240 c.p. (confisca) poiché i telefoni non potevano essere considerati né strumenti specifici e strutturali del reato di mera detenzione né prodotti/profitti dello stesso; la motivazione del Tribunale è stata qualificata come generica, ambigua e insufficiente.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al punto relativo alla confisca dei cellulari. Ha ritenuto che la confisca facoltativa ex art. 240 c.p. richieda un nesso di pertinenzialità in termini di strumentalità specifica, non occasionale e strutturale, ovvero che il bene costituisca prodotto/profitto/prezzo del reato. Nella fattispecie (solo detenzione di stupefacenti) tale nesso non poteva essere dimostrato; la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio per la parte concernente la confisca dei telefoni e ne è stata disposta la restituzione al legittimo avente diritto. La restante parte del giudicato (patteggiamento e pena) è rimasta impregiudicata.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Regola il patteggiamento; la possibilità di patteggiare non esclude l'applicazione di misure patrimoniali come la confisca, ma non autorizza motivazioni generiche per la loro applicazione

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990

    Norma che incrimina la detenzione di sostanze stupefacenti; nel caso concreto era contestata la detenzione di 12,5 grammi di cocaina

  • art. 240 cod. pen.

    Disciplina la confisca facoltativa e stabilisce che può essere disposta quando il bene è stato utilizzato per commettere il reato ovvero costituisce prodotto, profitto o prezzo del reato; richiede dimostrazione di un nesso di pertinenzialità in termini di strumentalità specifica o di derivazione

  • art. 445, comma 1, cod. proc. pen.

    Prevede che le misure previste dalla legge penale possano essere applicate anche in caso di patteggiamento; la Corte ricorda però che l'applicabilità non esime dal rigoroso accertamento del nesso tra bene e reato

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la sintetica esposizione dei motivi di ricorso in cassazione

Massime di principio

  • La confisca ex art. 240 c.p. richiede prova di un nesso di pertinenzialità: lo strumento deve avere una strumentalità intrinseca, specifica e strutturale rispetto al reato, non una mera relazione occasionale.
  • Nei casi di semplice detenzione di stupefacenti (quantitativi modesti), è difficoltoso dimostrare che telefoni o altri beni siano strumenti essenziali del reato; la confisca in tali ipotesi è spesso inammissibile se non adeguatamente motivata.
  • Il patteggiamento (art. 444 c.p.p.) non impedisce l'applicazione della confisca, ma non sopperisce all'onere motivazionale: il giudice deve comunque accertare e motivare il rapporto tra bene e illecito.
  • Una motivazione generica o ambigua sulla strumentalità o sulla derivazione del bene dal reato espone il provvedimento ablativo all'annullamento in Cassazione, anche senza rinvio, con ordine di restituzione.
  • Per imporre la confisca occorre quantomeno indicare elementi fattuali e logici che colleghino il bene al reato (es. uso continuativo e determinante del bene per l'attività delittuosa, o evidenza che il bene è frutto/profitto dell'illecito).

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