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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17092/2022 del 02/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Napoli che li aveva confermati colpevoli in relazione al fallimento della TONES Snc. Fones Umberto contestava la qualificazione come bancarotta fraudolenta patrimoniale del prelievo di Euro 130.000 dalla cassa sociale, sostenendo di avere esercitato il diritto al rimborso della propria quota (recesso e liquidazione), di non aver agito con dolo e deduceva vizi processuali e di valutazione delle dichiarazioni del teste De Simone. Fones Salvatore deduceva errata valutazione e travisamento delle prove (testimonianze del curatore e di altri testi, documentazione) e contestava la ricostruzione secondo cui, pur avendo poteri gestori disgiunti, avrebbe dovuto opporsi alla condotta del fratello; impugnava inoltre la quantificazione della pena e delle misure accessorie.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Per Fones Umberto la Corte ha ritenuto infondato il primo motivo perché il ricorrente non ha indicato elementi oggettivi che giustificassero la determinazione della propria quota (art. 2289 c.c.): il prelievo di Euro 130.000, in assenza di parametri di liquidazione, è stato considerato atto arbitrario e depauperativo idoneo a integrare la bancarotta per distrazione; gli altri motivi sono stati ritenuti aspecifici o inammissibili (mancata dimostrazione dell'incidenza dell'eventuale inutilizzabilità delle dichiarazioni sul complesso probatorio, assenza di interesse a censurare il concorso del fratello). Per Fones Salvatore i motivi sono stati considerati infondati o non ammissibili: la Cassazione ha richiamato il dovere di vigilanza del socio-amministratore anche quando l'amministrazione sia disgiunta (art. 2257 c.c. richiamato), per cui l'omissione di opposizione a condotte palesemente pregiudizievoli può comportare responsabilità penale per concorso in bancarotta; le censure sulla valutazione delle prove in fatto sono inammissibili in Cassazione se non specificamente dimostrate. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 2289 cod. civ.

    La liquidazione della quota del socio recedente deve tener conto della effettiva consistenza economica dell'azienda al momento dello scioglimento del rapporto, comprendendo la redditività e l'avviamento; l'assenza di elementi oggettivi che giustifichino l'ammontare rende arbitrario un prelievo dalla cassa sociale

  • art. 2257 cod. civ.

    "Salvo diversa pattuizione, l'amministrazione della società spetta a ciascuno dei soci disgiuntamente dagli altri"; "Se l'amministrazione spetta disgiuntamente a più soci, ciascun socio amministratore ha diritto di opporsi all'operazione che un altro voglia compiere, prima che sia compiuta"

    Il potere di amministrazione disgiunta non esonera il socio-amministratore dall'obbligo di vigilare e, se del caso, di opporsi ad operazioni pregiudizievoli per la società: l'inerzia può integrare responsabilità anche penale per concorso in bancarotta se l'evento dannoso si verifica

  • art. 2260 e art. 2297 cod. civ.

    Richiamati in relazione alla responsabilità illimitata e solidale dei soci nelle società di persone e alla posizione di garanzia che grava sugli amministratori soci

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per l'enunciazione dei motivi in cassazione (richiesta della motivazione nei limiti di legge)

  • art. 468 cod. proc. pen.

    Riferimento alla procedura di formazione della lista dei testi della pubblica accusa; la mancata iscrizione nella lista è stata dedotta ma la Corte ha ritenuto la censura aspecifica

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. c))

    Norma di ammissibilità dei motivi in cassazione usata per valutare le doglianze sul travisamento/valutazione delle prove e la correttezza formale delle censure

  • art. 192 e art. 194 cod. proc. pen.

    Richiamati dai ricorrenti per dedurre malgoverno dei criteri di valutazione delle dichiarazioni; la Corte ha ricordato i limiti della cognizione della Cassazione sulla valutazione in fatto

  • art. 33 Legge Fallimentare

    Richiamata come fonte della relazione del curatore fallimentare e nella valutazione delle risultanze documentali e probatorie del fallimento

  • art. 133 e art. 37 cod. pen.

    Citate in relazione alla quantificazione della pena principale e delle pene accessorie; la Corte ha ritenuto la determinazione nelle misure applicate non manifestamente irragionevole

Massime di principio

  • In una società di persone, prelievi patrimoniali effettuati dal socio recedente senza elementi oggettivi che ne giustifichino l'ammontare possono essere qualificati come atti arbitrari idonei a integrare il reato di bancarotta per distrazione quando espongono a rischio i creditori
  • Il potere di amministrazione disgiunta spettante ai soci non esonera ciascun socio-amministratore dall'obbligo di vigilanza e dall'onere di opporsi ad operazioni manifestamente pregiudizievoli; l'inerzia può determinare responsabilità anche penale per concorso
  • In Cassazione le censure sulla valutazione del merito probatorio sono inammissibili se non specificamente motivate: il ricorso deve indicare con precisione quali travisamenti o incongruenze oggettive si lamentano e quale incidenza avrebbe l'eliminazione di eventuali prove illegittime sul complesso probatorio
  • L'inutilizzabilità di singole dichiarazioni non inficia la decisione se il giudice dimostra che le residue risultanze sono sufficienti (prova di resistenza); spetta al ricorrente dimostrare l'incidenza decisiva della prova viziata
  • Motivi generici, aspecifici o non corredati dall'illustrazione degli elementi fattuali decisivi sono frequentemente dichiarati inammissibili o infondati in sede di legittimità
  • La quantificazione della pena e delle misure accessorie resta in larga misura di discrezionalità del giudice di merito e può essere censurata in Cassazione solo per manifesta irragionevolezza o vizio grave nella motivazione

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