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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29317/2023 del 06/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 06/10/2022 con la quale il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza volta al riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati oggetto di quattro sentenze di condanna (riunite in esecuzione di pene concorrenti n. 247/2022 SIEP del 10/04/2022, comprensive di una condanna per art. 416-bis c.p.) e i fatti per cui la Corte d'Assise d'Appello di Catania, con sentenza del 24/07/2020 (irrevocabile il 02/03/2022), aveva condannato per omicidio aggravato (ex art. 7 d.l. 152/1991) e porto illegale d'arma, commessi il 29/04/2004. Il giudice dell'esecuzione aveva ritenuto che l'omicidio non fosse stato programmato dal sodalizio ma fosse frutto di ragioni contingenti (conflitto tra gruppi mafiosi, interessi economici legati a un centro commerciale e volontà di vendetta per un agguato). Il ricorrente ha sostenuto che l'omicidio rientrava nel programma criminoso dell'associazione e che egli stesso aveva ruolo di killer prevedendo tali omicidi. Il PG ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha richiamato il consolidato principio secondo cui il riconoscimento della continuazione richiede una verifica puntuale di indicatori concreti (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, singole causali, modalità della condotta, sistematicità, abitudini programmate di vita) e, soprattutto, che i reati successivi fossero programmati al momento della commissione del primo reato almeno nelle loro linee essenziali. Il collegio ha ritenuto che l'omicidio contestato fosse determinato da esigenze contingenti ed estemporanee e dunque non programmato all'ingresso nel sodalizio; ha inoltre osservato che la mera funzionalità del reato alla vita dell'organizzazione o il titolo del reato non bastano a provare la programmata unitarietà necessaria alla continuazione. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla nozione di programma criminoso; la Corte evidenzia che non basta che un reato sia tipologicamente coerente con il programma dell'associazione perché sia considerato programmato all'ingresso nel sodalizio.

  • art. 606 lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Norme richiamate come mezzi di impugnazione; il ricorso deduceva violazione di legge e vizio di motivazione, ma la Corte ha ritenuto le censure infondate.

  • art. 7 d.l. 152 del 1991

    Norma relativa all'aggravante per finalità mafiose contestata in una delle sentenze collegate; la Corte prende atto della qualificazione ma distingue tra reati funzionali all'organizzazione e reati programmati all'ingresso nel sodalizio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    Richiamata per il principio che la continuazione richiede verifica di indicatori concreti e che la presenza di alcuni indici non è sufficiente se i reati successivi risultano frutto di determinazione estemporanea.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 23818 del 22/06/2020 (Toscano) e Sez. 1, n. 1534 del 09/11/2017 (dep. 2018)

    Citate per il principio consolidato che la continuazione tra associazione e reati-fine è ipotizzabile solo se i reati-fine erano programmati al momento dell'ingresso nel sodalizio, almeno nelle linee essenziali.

  • Giurisprudenza: Sez. 5, n. 23370 del 14/05/2008 (Pagliara)

    Richiamata per l'affermazione che un omicidio estemporaneo, determinato da esigenze contingenti, può legittimamente essere escluso dal nesso di continuazione con il reato associativo.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova che i reati successivi fossero programmati al momento del primo reato almeno nelle loro linee essenziali; non è sufficiente la mera coappartenenza a un'associazione o la tipologia del reato.
  • In sede di esecuzione si applicano gli stessi criteri di valutazione adottati nel giudizio di cognizione: l'analisi è fattuale e richiede la verifica di indicatori quali omogeneità del bene giuridico, contiguità spazio-temporale, modalità esecutive, e sistematicità.
  • La qualificazione di un fatto come funzionale all'esistenza dell'organizzazione mafiosa non equivale automaticamente a programmazione dello specifico reato all'ingresso nell'associazione.
  • Reati determinati da motivazioni contingenti o da tensioni interpersonali/di gruppo (es. vendetta, conflitti su interessi economici locali) possono essere esclusi dal vincolo di continuazione rispetto al reato associativo.
  • Nel valutare richieste analoghe, il difensore dovrebbe produrre elementi concreti che dimostrino che i reati-fine erano previsti fin dall'inizio del progetto criminoso (pianificazioni, ruoli definiti, consuetudine operativa), mentre il giudice dovrà motivare puntualmente per escludere o riconoscere la continuazione.
  • Laddove il riconoscimento della continuazione sia negato in esecuzione, il ricorso per cassazione deve dimostrare specifici errori di diritto o di motivazione per superare la presunzione di congruità della valutazione del giudice dell'esecuzione.

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