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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28569/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 18/03/2025 che aveva confermato il sequestro preventivo di un immobile contestato come corpo del reato (edilizio/paesaggistico). Il Lecchi deduceva: carenza di motivazione e violazione degli artt. 321, 324 e 309 c.p.p. (in particolare riguardo al periculum e al fumus), errore sulla qualificazione del titolo autorizzatorio e sul fumus dell'elemento soggettivo (sostenendo che la seconda relazione agronomica fosse diversa e che il permesso fosse conforme agli strumenti di pianificazione), e censurava la decisione del Riesame che avrebbe fondato il sequestro su considerazioni astratte sull'aggravio del carico urbanistico nonostante la presunta ultimazione dei lavori.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la legittimità del provvedimento impugnato. Ha ritenuto che: le censure relative alla motivazione erano, in gran parte, ricadenti nella materia della valutazione di merito e quindi non ammissibili in cassazione; il periculum in mora era stato adeguatamente motivato in relazione al possibile aumento del carico urbanistico e alla fruizione dell'opera fuori da ogni controllo pubblico; la doglianza sull'elemento soggettivo era manifestamente infondata perché, in sede cautelare, il difetto dell'elemento psicologico deve essere di immediato rilievo e non emergeva. Ha inoltre rilevato che la dichiarazione di agibilità prodotta dall'imputato non prova oggettivamente l'ultimazione dei lavori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e degli oneri previsti dall'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Distinzione tra comma 1 (sequestro impeditivo/non finalizzato alla confisca) e comma 2 (sequestro finalizzato alla confisca). Il Riesame non può mutare il titolo del sequestro originariamente adottato: confermare un sequestro impeditivo adducendo finalità di confisca integra ultrapetizione e lede il contraddittorio.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    comma 7 citato nel ricorso

    Richiamato in relazione ai vizi di motivazione e alle modalità del riesame; la Corte sottolinea i limiti della cassazione in materia di misure cautelari reali.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    comma 9 citato nel ricorso

    Richiamato in ordine alla competente impugnazione e motivazione degli atti precautelari (uso nel ricorso come presunto vizio procedurale e motivazionale).

  • art. 44 d.P.R. 380/2001

    lette. a), b) (e richiamate altre lettere)

    La Corte distingue tra le diverse ipotesi previste dall'art. 44: se il titolo autorizzatorio è 'illegittimo' per mancanza dei presupposti legali, l'ipotesi applicabile è la lett. b) (illegittimità sostanziale dell'atto). La lett. a) ha natura residuale e non sempre applicabile quando l'atto amministrativo è sostanzialmente mancante.

  • art. 181 d.lgs. 42/2004

    Il reato paesaggistico commesso mediante lavori che comportano modifica della destinazione d'uso è permanente; l'assenza di prova dell'ultimazione dei lavori incide sull'ammissibilità delle relative doglianze sul periculum.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Sottolineato il limite della cassazione in tema di misure cautelari reali: è ammesso il ricorso per cassazione solo per violazione di legge; in tema di motivazione rientrano solo la totale assenza o la mera apparenza della motivazione, non questioni di logica o di valutazione di merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicazione per la condanna del ricorrente al versamento delle somme a carico della parte che propone ricorso inammissibile, salvo dolo o colpa grave nella determinazione dell'inammissibilità.

  • D.M. 2/4/1968 n.1444

    Richiamato giurisprudentemente come riferimento per il concetto di 'standard urbanistici' e per la nozione di carico urbanistico: elementi utili per valutare l'aggravio del carico urbanistico connesso all'opera.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari reali, la cassazione è limitata alle violazioni di legge: non sono ammissibili censure di merito o semplici critiche logiche alla motivazione, salvo totale assenza o mera apparenza della motivazione.
  • Il sequestro preventivo impeditivo (art. 321, comma 1 c.p.p.) può essere adottato anche per opere ultimate quando sia adeguatamente motivato il periculum in mora in termini di aggravio del carico urbanistico o di altra lesione del regolare assetto del territorio.
  • La illegittimità dell'atto autorizzatorio amministrativo (permesso di costruire) può integrare ipotesi di assenza o mancanza del titolo: in tali casi rileva l'applicazione della contestazione amministrativa prevista dall'art. 44 d.P.R. 380/2001 (in particolare lett. b), quando l'atto è emanato in mancanza dei presupposti).
  • Il Riesame non può cambiare il titolo giuridico posto a base del sequestro (ad es. da misura impeditiva a finalità confiscatoria) perché ciò lede il diritto al contraddittorio e costituisce ultrapetizione.
  • Per contestare efficacemente in sede cautelare l'elemento soggettivo del reato occorre che il difetto sia di immediato e manifesto rilievo; altrimenti la censura è manifestamente infondata in sede cautelare.
  • La prova dell'ultimazione delle opere, ai fini di escludere il periculum, richiede documentazione oggettiva e preferibilmente rilasciata dall'amministrazione competente: autocertificazioni o documenti prodotti dall'imputato possono non essere considerati idonei.
  • Il concetto di 'carico urbanistico' è relazionale e va valutato dinamicamente (metratura, volumetria, destinazione d'uso, incidenza sulle opere collettive); anche una singola unità ulteriore può, in concreto, configurare un aggravio rilevante a fini cautelari.

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