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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35681/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della condanna per il reato di cui all'art. 455 c.p. (spendita e detenzione di banconote contraffatte): il ricorrente ha censurato la manifesta illogicità della motivazione in relazione all'elemento psicologico (dolo), sostenendo di aver fornito nell'immediatezza dichiarazioni dettagliate sui negozi in cui aveva ricevuto il resto (solo due esercizi) e sulle banconote ricevute, tali da rendere plausibile la buona fede. In secondo luogo ha chiesto la derubricazione al più lieve reato ex art. 457 c.p., deducendo l'assenza della consapevolezza della falsità al momento della ricezione

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per entrambi i motivi. Ha censurato la Corte d'appello per non aver valutato adeguatamente le dichiarazioni rese dall'imputato nell'immediatezza dei fatti e per aver dato eccessivo peso all'argomento della 'spendita mista' (banconote vere e false), giudicandolo equivoco. Ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per un nuovo esame sulla presenza o assenza del dolo al momento della ricezione delle banconote e, in caso di verifica positiva, per vagliare l'eventuale derubricazione al reato di cui all'art. 457 c.p. Ha inoltre disposto che la Corte del rinvio corregga l'errore materiale relativo al nome dell'avvocato e decida sull'ammissione al gratuito patrocinio

Norme richiamate

  • art. 455 cod. pen.

    Reato di detenzione e spendita di monete contraffatte; la consapevolezza della falsità deve sussistere al momento della ricezione; la pluralità di banconote contraffatte e la mancata indicazione della provenienza possono far presumere la conoscenza della falsità, ma non in presenza di indicazioni credibili fornite dall'imputato

  • art. 457 cod. pen.

    Ipotesi meno grave (buona fede): la consapevolezza della falsità emerge successivamente al ricevimento della moneta; se vi è dubbio sul momento della conoscenza la fattispecie può essere ricondotta a questo articolo

  • art. 83, comma 12-ter, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (conv. con legge 24 aprile 2020, n. 27)

    Consente la requisitoria scritta in Cassazione nei termini e modi previsti dalla disciplina emergenziale citata

  • art. 23 d.l. 28 ottobre 2020 n. 137 (conv. con legge 18 dicembre 2020 n. 176) e art. 611 c.p.p.

    Le modalità di contraddittorio previste per l'udienza camerale non partecipata in Cassazione si applicano anche alle ipotesi di astensione del difensore: l'adesione all'astensione non giustifica automaticamente il rinvio dell'udienza

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 5, n. 40994 del 19/05/2014; Sez. 5, n. 11489 del 24/04/1990 e altra)

    La Corte ha richiamato precedenti secondo i quali la distinzione tra art. 455 e art. 457 risiede nel momento della conoscenza della falsità; tuttavia tali presunzioni (pluralità di banconote, mancanza di indicazioni sulla provenienza) non sono conclusive se l'imputato fornisce indicazioni credibili e circostanziate

Massime di principio

  • La valutazione del dolo nella detenzione/spendita di monete contraffatte dipende anche dal momento in cui l'imputato è divenuto consapevole della falsità: se la consapevolezza è anteriore o contestuale alla ricezione si configura l'art. 455, se è successiva può applicarsi l'art. 457
  • Dichiarazioni rese dall'immediatezza dei fatti e indicazioni circostanziate sulla provenienza delle banconote (es. indicazione dei negozi, degli importi e del resto ricevuto) devono essere valutate concretamente e non possono essere liquidate come 'poco credibili' senza motivazione logica
  • La presenza contemporanea di banconote vere e false non è di per sé decisiva per inferire il dolo: si tratta di un elemento equivoco che va valutato insieme ad altri elementi (numero di banconote contraffatte, indicazioni sulla provenienza, comportamento dell'imputato)
  • In caso di ragionevole dubbio sul momento della conoscenza della falsità, il giudice deve considerare la derubricazione al reato meno grave (art. 457 c.p.)
  • Errori formali nella sentenza (es. nominativo dell'avvocato) e questioni procedurali (es. ammissione al gratuito patrocinio) devono essere sanati dal giudice del rinvio insieme alla nuova valutazione di merito

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