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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50833/2023 del 20/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che respingeva l'opposizione all'espulsione eseguita ai sensi dell'art. 86 d.P.R. 30 ottobre 1990, n. 309, a seguito di condanna per reato di stupefacenti (art. 74 T.U. stup.). Il ricorrente deduceva che il Tribunale non aveva valutato adeguatamente: la pendenza della domanda di protezione sussidiaria ex art. 19 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (T.U. imm.) e i legami familiari (matrimonio celebrato con rito musulmano), nonché non aveva compiuto correttamente il giudizio sulla sua pericolosità sociale alla luce degli artt. 208 e 209 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il Tribunale di sorveglianza aveva correttamente ritenuto l'elevata pericolosità sociale del ricorrente in considerazione della gravità del reato (detenzione in flagranza di 1.020 grammi di eroina), della precedente specifica, dell'irreperibilità sul territorio nazionale e di elementi dalle informazioni acquisitive (presunta vita con proventi illeciti). Ha ritenuto inoltre che la mera pendenza della domanda di protezione sussidiaria e l'offerta di lavoro non fossero sufficienti a dimostrare l'esistenza dei requisiti di protezione o l'integrazione necessaria a elidere il giudizio di pericolosità. Conseguentemente il rigetto dell'opposizione all'espulsione è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 30 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti) - art. 86

    art. 86 d.P.R. 30 ottobre 1990, n. 309

    Norma cui si è fatto ricorso per l'espulsione come misura di sicurezza: la Corte conferma che per l'applicazione occorre accertare la pericolosità sociale e bilanciare con le condizioni personali dell'interessato

  • d.P.R. 30 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti) - art. 74

    Articolo relativo al delitto per cui il ricorrente è stato condannato; la gravità del fatto (detenzione di ingente quantitativo di droga) è elemento centrale per ritenere elevata pericolosità sociale

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (T.U. immigrazione) - art. 19

    art. 19 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    Prevede la protezione sussidiaria: la Corte rileva che la mera pendenza della domanda non sospende automaticamente l'espulsione e che dalla documentazione non risultavano elementi sufficienti ai fini del riconoscimento

  • Codice penale - artt. 208 e 209

    artt. 208 e 209 cod. pen.

    Riguardano l'accertamento della pericolosità sociale: il Tribunale ha valutato i criteri di cui agli artt. 208-209 c.p. e ritenuto persistente la pericolosità alla luce dei fatti e delle circostanze personali

  • Corte EDU e Costituzione - art. 8 CEDU e art. 117 Cost.

    Richiamate in relazione al principio di bilanciamento tra sicurezza sociale e diritto alla vita familiare; la Corte sottolinea che tale bilanciamento deve essere fatto ma può essere superato dalla gravità del reato e dalle condizioni del soggetto

  • Codice penale - art. 133

    Richiamato dalla giurisprudenza citata come criterio di bilanciamento tra interessi generali e situazione personale/familiare del condannato; qui considerato ma ritenuto non idoneo a prevalere

Massime di principio

  • La pendenza di una richiesta di protezione sussidiaria non sospende automaticamente né esclude l'esecuzione di un provvedimento di espulsione: il giudice valuta in via incidentale se la documentazione dimostri i requisiti previsti dall'art. 19 T.U. imm.
  • La gravità del reato (soprattutto per delitti connessi a ingenti quantità di stupefacenti) e precedenti specifici possono determinare la prevalenza dell'interesse generale alla sicurezza sulla tutela dei legami familiari e dell'integrazione.
  • L'offerta di lavoro o singoli indizi di integrazione non sono di per sé sufficienti a scalfire un giudizio di elevata pericolosità sociale; è necessaria documentazione forte e continuativa di integrazione sociale e vita lecita.
  • L'irreperibilità e elementi che lasciano ritenere che la persona abbia vissuto con proventi illeciti aggravano la valutazione di pericolosità e indeboliscono le argomentazioni a favore della non eseguibilità dell'espulsione.
  • Il giudice deve sempre effettuare un bilanciamento tra interessi pubblici (sicurezza) e diritti del singolo (vita familiare, protezione internazionale), ma la valutazione può legittimamente privilegiare la sicurezza se gli elementi negativi sono gravi e documentati.
  • Per opporsi efficacemente a un provvedimento di espulsione lo straniero deve produrre prove concrete e specifiche tali da soddisfare i parametri normativi (es. condizioni che giustifichino la protezione sussidiaria o che dimostrino integrazione stabile e vincoli familiari rilevanti).

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