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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29207/2025 del 06/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna che aveva respinto il reclamo del Ministero contro il provvedimento del Magistrato di sorveglianza che aveva riconosciuto a favore del detenuto un risarcimento per violazione dell'art. 3 CEDU e liquidato una somma ex art. 35-ter ord. pen. Il punto controverso riguardava la possibilità per l'Amministrazione di compensare quel credito con il controcredito derivante da una condanna del detenuto a pena pecuniaria: il Tribunale aveva ritenuto che il credito del detenuto derivante da provvedimento del Magistrato di sorveglianza, pur certo e liquido, non fosse esigibile (e quindi non compensabile) e aveva dubitato altresì della opponibilità in compensazione della pena pecuniaria alla luce della riforma introdotta dal d.lgs. 150/2022.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che il credito riconosciuto al detenuto ex art. 35-ter ord. pen., sia che derivi dal Magistrato di sorveglianza sia che derivi dal Giudice civile, è certo, liquido ed esigibile (esigibilità intesa come azionabilità in giudizio ai sensi dell'art. 1282 c.c.). Ha inoltre confermato che il Ministero può opporre in compensazione il proprio credito per pena pecuniaria quando esso sia certo, liquido ed esigibile, attestandone la sussistenza mediante l'ordine di esecuzione o la sentenza irrevocabile (non è necessaria la preventiva iscrizione a ruolo o cartella esattoriale). Ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato il procedimento al Tribunale di sorveglianza di Bologna per nuovo esame alla luce dei principi espressi.

Norme richiamate

  • art. 3 CEDU

    Fondamento della pretesa risarcitoria riconosciuta al detenuto per trattamenti contrari all'art. 3; la violazione ha giustificato il riconoscimento di un credito a favore del detenuto ex art. 35-ter ord. pen.

  • art. 35-ter ord. pen. (comma secondo e terzo)

    Disciplina il diritto al riconoscimento di somme ai detenuti per violazioni. La Corte afferma che il credito derivante dalla pronuncia del Magistrato di sorveglianza (comma secondo) è, come quello derivante dal procedimento civile (comma terzo), certo, liquido ed esigibile e pertanto potenzialmente compensabile.

  • art. 35-bis ord. pen.

    Richiamato a corredo delle norme sul rimedio risarcitorio; il riferimento serve a inquadrare la materia procedurale ed esecutiva collegata alle somme dovute al detenuto.

  • artt. 1243-1246 cod. civ.

    Norme che regolano la compensazione. La Corte applica i principi di tali articoli per stabilire che la compensazione è ammissibile quando i crediti sono certi, liquidi ed esigibili; in particolare la Corte ritiene applicabile l'art. 1243 c.c. al caso del Ministero che oppone la compensazione.

  • art. 1282 cod. civ.

    Definizione di esigibilità del credito: la Corte interpreta l'esigibilità come azionabilità in giudizio, ossia diritto non soggetto a condizione sospensiva né a termini che impediscano la domanda giudiziale.

  • art. 660 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la conversione della pena pecuniaria in altra sanzione (es. arresto) in caso di mancato pagamento: la Corte considera tali ipotesi come residuali e potenziali cause di estinzione successiva, che non impediscono la riconoscibilità del credito come certo, liquido ed esigibile al momento utile per la compensazione.

  • art. 656 cod. proc. pen.

    L'ordine di esecuzione emesso dal pubblico ministero per l'esecuzione della pena pecuniaria costituisce titolo idoneo a provare il credito certo, liquido ed esigibile ai fini della compensazione.

  • d.lgs. 150/2022 (riforma Cartabia)

    Riforma che ha modificato la disciplina delle pene pecuniarie; la Corte rileva che, pur prevedendo nuove modalità e conversioni, tali modifiche non escludono di per sé la possibilità di opporre la compensazione quando il credito sia certo, liquido ed esigibile.

Massime di principio

  • Il credito riconosciuto al detenuto ex art. 35-ter ord. pen. è considerato certo, liquido ed esigibile sia se riconosciuto dal Magistrato di sorveglianza sia se riconosciuto dal Giudice civile; pertanto può essere oggetto di compensazione con crediti dello Stato purché sussistano i requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità.
  • Per opponere la compensazione il Ministero non deve dimostrare la preventiva iscrizione a ruolo o l'emissione della cartella esattoriale: è sufficiente la sentenza di condanna irrevocabile o l'ordine di esecuzione (art. 656 c.p.p.) che costituisce titolo idoneo a provare il credito certo, liquido ed esigibile.
  • L'esigibilità va intesa come azionabilità in giudizio (art. 1282 c.c.): non è necessario che il credito sia già stato oggetto di esecuzione forzata per essere compensabile.
  • Le eventuali ipotesi di conversione o di estinzione della pena pecuniaria (es. art. 660 c.p.p. o previsioni introdotte dalla riforma) sono, in genere, eventi successivi e residuali che non invalidano la possibilità della compensazione quando il credito sia già sorto e sia azionabile.
  • In pratica, in situazioni analoghe l'Amministrazione deve documentare il proprio credito (sentenza irrevocabile o ordine di esecuzione) e sollevare specifica eccezione di compensazione; il giudice valutarà l'effettiva sussistenza dei requisiti e l'eventuale incidenza di cause estintive o condizionali sopravvenute.

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