Sentenza del 07/11/2019 n. 28675 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Amministrazione doganale contestava l'applicazione dell'aliquota agevolata sul gas metano che la società contribuente, oltre a utilizzare nella propria attività industriale, riaddebitava in parte alle società A. s.p.a. e Istituto Geografico A. s.p.a. Secondo l'Ufficio, l'aliquota agevolata sarebbe spettata soltanto per il gas utilizzato direttamente dalla contribuente, mentre il gas ceduto ad altri avrebbe dovuto essere assoggettato ad accisa con aliquota ordinaria. Il ricorso censurava inoltre la decisione della CTR per violazione delle norme sull'onere della prova.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione doganale. Ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché non coglieva la ratio decidendi della sentenza impugnata e, comunque, infondato. La CTR aveva accertato in fatto che l'operazione non costituiva una vera cessione o vendita di gas, ma un mero riaddebito dei costi di riscaldamento; tale riaddebito non genera il presupposto dell'accisa. La Corte ha inoltre chiarito che, ai sensi dell'art. 26, comma 4, TUA, il soggetto passivo dell'accisa è il fornitore diretto del gas allo Stato, mentre il consumatore o subfornitore non autorizzato resta estraneo al rapporto tributario. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito. Le spese dei giudizi di merito sono state poste secondo soccombenza, mentre quelle del giudizio di legittimità sono state compensate.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 504/1995 (Testo Unico delle Accise), art. 26, comma 4
Il soggetto passivo dell'imposta è il fornitore del prodotto e non il consumatore al quale l'onere viene traslato in virtù di un fenomeno meramente economico.
L'obbligazione tributaria relativa all'accisa sul gas naturale grava sul fornitore che vende direttamente il prodotto al consumatore. Il consumatore, anche se sostiene economicamente il tributo tramite il prezzo, non è parte del rapporto tributario con l'Amministrazione finanziaria.
D.Lgs. n. 504/1995 (Testo Unico delle Accise), art. 2, comma 3
La norma è stata richiamata dall'Amministrazione per sostenere l'applicazione dell'accisa e il principio di individuazione del presupposto impositivo, ma la Corte ha deciso la controversia principalmente qualificando l'operazione come mero riaddebito di costi.
D.M. 12 luglio 1997
L'Amministrazione lo ha invocato per contestare l'accesso all'aliquota agevolata in assenza di preventiva richiesta e documentazione sull'uso industriale. La Corte, tuttavia, ha ritenuto decisiva la natura di riaddebito dell'operazione, escludendo a monte il presupposto dell'accisa.
Art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale
È stato richiamato dall'Amministrazione per sostenere la stretta interpretazione delle norme agevolative. La Corte non ha ritenuto necessario applicare tale argomento, poiché la decisione si fondava sulla qualificazione dell'operazione come riaddebito e non come cessione di gas.
Il motivo relativo all'onere della prova è stato dichiarato assorbito, perché il rigetto del primo motivo e la qualificazione giuridica dell'operazione rendevano irrilevante esaminare ulteriormente la distribuzione dell'onere probatorio.
Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
La disposizione disciplina il ricorso per cassazione per violazione o falsa applicazione di norme di diritto ed è stata invocata dall'Amministrazione per censurare la decisione della CTR.
Massime di principio
- Per stabilire se un'operazione genera accisa occorre distinguere una vera vendita o cessione del prodotto dal semplice riaddebito interno di costi: il mero riaddebito delle spese di riscaldamento, se accertato in fatto, non costituisce di per sé una cessione imponibile di gas.
- Nel rapporto tributario relativo alle accise, il soggetto passivo è normalmente il fornitore diretto del prodotto, mentre il consumatore sostiene eventualmente il tributo solo sul piano economico mediante la rivalsa.
- Il rapporto tra fornitore e consumatore, inclusa l'eventuale richiesta di restituzione della quota di prezzo corrispondente all'accisa, è distinto dal rapporto tributario tra fornitore e Stato e ha natura contrattuale.
- Quando la decisione impugnata si fonda sulla qualificazione concreta dell'operazione come riaddebito e non come cessione, un motivo di ricorso che discute soltanto la spettanza dell'agevolazione per il destinatario finale può risultare inammissibile perché non attacca la reale ratio decidendi.
- Le agevolazioni fiscali sono normalmente soggette a interpretazione restrittiva, ma tale questione diventa irrilevante se manca il presupposto stesso dell'imposta.
- La conclusione può cambiare se il riaddebito maschera una vendita autonoma di gas, se il fornitore opera come distributore verso terzi o se la documentazione dimostra una distinta cessione del prodotto: in tali casi occorre verificare il soggetto obbligato, l'aliquota applicabile e gli adempimenti previsti dalla disciplina delle accise.
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