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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2397/2022 del 20/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impetrazione avverso la sentenza di patteggiamento (art. 444 c.p.p.) che aveva applicato la pena di 2 anni di reclusione e 2.000 euro di multa per detenzione e cessione di stupefacenti (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990), con contestuale confisca di due telefoni cellulari e della somma di 140 euro. Il ricorrente denunciava violazione di legge e difetto di motivazione perché la confisca sarebbe stata disposta senza indicare la norma di riferimento e senza argomentare la strumentalità dei beni confiscati rispetto ai fatti; inoltre rilevava che il denaro era giustificato dall'attività lavorativa del ricorrente e quindi non poteva essere considerato profitto illecito, senza che il GIP avesse valutato tale circostanza.

La decisione

Il giudice d'appello ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la qualificazione dei fatti (detenzione e cessione ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) legittimasse la confisca e che la sua base normativa fosse implicitamente riconducibile anche all'art. 240, comma 1, c.p. e al comma 7-bis dell'art. 73 d.P.R. 309/1990. La pertinenzialità dei telefoni rispetto all'attività di cessione è stata ritenuta logicamente coerente; la riconducibilità del denaro a profitto illecito è stata adeguatamente motivata con riferimento al taglio delle banconote e alla mancata prova di impieghi lavorativi idonei a giustificarne il possesso. Poiché la difesa non ha documentato l'esistenza del rapporto di lavoro evocato, le censure sono state considerate generiche e non provate. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale fondamento del patteggiamento: il giudice ha applicato la pena su concordanza delle parti ai sensi di questa disposizione.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    I fatti sono stati qualificati come comprensivi di detenzione e cessione di stupefacenti; tale inquadramento giustifica misure sanzionatorie e patrimoniali più ampie rispetto alla sola detenzione.

  • art. 73, comma 7-bis, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Richiamato come riferimento normativo che si collega alle misure di confisca previste per i reati in materia di stupefacenti.

  • art. 240, comma 1, cod. pen.

    Richiamato implicitamente quale parametro di riferimento per la confisca, in particolare con riguardo alla confisca del profitto o delle cose pertinenti al reato.

Massime di principio

  • Se i fatti ricompongono anche la cessione di stupefacenti, la confisca di telefoni e denaro è frequentemente ritenuta legittima perché i telefoni possono risultare strumentali all'attività di spaccio e il denaro può essere considerato profitto illecito.
  • Per contrastare efficacemente una confisca occorre fornire prove concrete e documentali dell'origine lecita dei beni (es. buste paga, contratti, giustificativi bancari); mere affermazioni generiche del difensore non sono sufficienti.
  • Contenuti motivazionali 'impliciti' nella decisione possono essere ritenuti adeguati se la logica della ricostruzione risulta chiara e coerente; un vizio di motivazione deve essere specifico e dimostrabile per essere accolto.
  • In sede di impugnazione è utile contestare non solo la mancanza di motivazione formale, ma fornire una contro-ricostruzione fattuale alternativa (es. prova del rapporto di lavoro, spiegazione dell'origine delle banconote, elementi che escludano l'uso dei telefoni per il traffico).
  • La qualificazione giuridica del fatto (detenzione vs. cessione) incide direttamente sulla legittimità e sulla portata delle misure patrimoniali: in presenza di cessione il giudice tende a ricondurre la confisca anche alla normativa sul profitto e sulle cose pertinenti al reato.

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