Cassazione Civile, Ordinanza n. 33835/2025 del 23/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità del Comune. Ha inoltre condannato la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del Comune e ha dato atto dell'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato.
Esito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia nasce dalla vicenda di un immobile di proprietà di una società che, nel 2003, aveva sottoscritto un protocollo d'intesa con l'Agenzia del Demanio per la futura cessione del bene, previo svolgimento di lavori di ristrutturazione e mutamento della destinazione d'uso da centro polifunzionale per anziani a pubblici uffici. Il Comune aveva approvato la variazione d'uso, ma la trattativa si era poi interrotta a seguito di indagini penali sulla legittimità del provvedimento urbanistico; il bene era stato anche confiscato e poi la confisca revocata. La società chiedeva il risarcimento dei danni per la vanificazione dell'affare e per le spese inutilmente sostenute. In primo grado la domanda era stata accolta nei confronti dell'Agenzia del Demanio e rigettata nei confronti del Comune; in appello, limitatamente al Comune, la domanda veniva respinta perché non era stata provata una condotta colposa dell'ente, il provvedimento di variazione d'uso era ritenuto legittimo e comunque la società avrebbe potuto rendersi conto, con ordinaria diligenza, che la destinazione finale non era consentita dallo strumento urbanistico. In Cassazione la società deduceva due motivi: con il primo denunciava violazione degli artt. 1175, 1176 e 1377 c.c., ma il motivo era costruito in modo oscuro, senza spiegare quale regola fosse stata violata e con un riferimento inconferente all'esito delle sentenze penali di assoluzione dei funzionari comunali; con il secondo lamentava omesso esame di fatti decisivi, individuati nel certificato di agibilità rilasciato dal Comune e in alcune sentenze amministrative e penali, che a suo dire avrebbero dimostrato la conoscenza da parte del Comune della destinazione finale dell'immobile e l'illegittimità della variazione d'uso. La Corte ha ritenuto il primo motivo inammissibile per oscurità, perché il ricorso non rendeva intellegibile il sillogismo critico richiesto al ricorrente in cassazione; ha ritenuto il secondo motivo inammissibile perché travestiva come omesso esame di fatti decisivi una critica al giudizio di merito sulla prova, utilizza elementi istruttori e documentali e non veri fatti storici decisivi, e comunque pretendeva una rivalutazione del materiale probatorio non consentita in sede di legittimità.
Norme richiamate
La censura per violazione di legge deve indicare in modo chiaro quale norma sarebbe stata violata e in che consistano lo scarto tra decisione impugnata e decisione dovuta.
Non è consentito prospettare come omesso esame di fatti decisivi una doglianza che, in sostanza, sollecita la rivalutazione del materiale istruttorio.
Il ricorrente lo aveva invocato, ma la Corte rileva che non è spiegato in che modo il principio di correttezza sarebbe stato violato.
Il ricorrente lo aveva invocato, ma il ricorso non chiarisce quale profilo di diligenza sarebbe stato disatteso.
Il richiamo è ritenuto oscuro e inconferente rispetto alla controversia.
Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
Sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato da parte della ricorrente.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione deve contenere una critica intelligibile, strutturata secondo il sillogismo tra decisione impugnata, decisione richiesta e norma violata; una doglianza oscura o non decifrabile è inammissibile.
- La censura di omesso esame di un fatto decisivo non può essere usata per contestare la valutazione delle prove o per ottenere una nuova ricostruzione del merito.
- Gli elementi istruttori, i documenti e le sentenze di altri giudizi non coincidono automaticamente con il "fatto storico decisivo" richiesto dall'art. 360 c.p.c., quando la critica mira solo a una diversa lettura del materiale probatorio.
- La valutazione circa la prova della colpa di una pubblica amministrazione costituisce apprezzamento di merito, non sindacabile in cassazione se la motivazione è logicamente comprensibile e non meramente apparente.
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