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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 17575/2020 del 21/08/2020

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione da parte della banca della sentenza della Corte d'appello di Napoli che aveva annullato il licenziamento per giusta causa intimato a Vincenzo Lauro (responsabile di filiale) per aver consentito, nel periodo 2010-2015, operazioni irregolari e omesso controlli ai fini della normativa antiriciclaggio relative al promotore finanziario Capasso. La banca deduceva 5 motivi: errata interpretazione della lettera di contestazione disciplinare (la banca sosteneva che comprendeva anche omissioni diverse dalla normativa antiriciclaggio), omesso esame delle ammissioni del Lauro nelle sue giustificazioni, omesso esame di dichiarazioni rese in sede di audit, errata necessità di impugnazione incidentale rispetto al giudicato limitativo operato dal Tribunale e mancata detrazione degli "aliunde perceptum" (redditi successivi) dall'indennizzo dovuto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca: i primi tre motivi sono stati dichiarati inammissibili per carenza di riferibilità o perché la doglianza non rientrava nei limiti dell'art. 360 n.5; il quarto motivo è stato ritenuto infondato in quanto la Corte territoriale ha correttamente applicato il principio secondo cui, se il Tribunale ha valutato irrilevante una questione, la parte che intende contestarla in appello doveva proporre impugnazione incidentale; il quinto motivo è infondato perché l'onere di allegazione e prova circa l'aliunde perceptum grava sul datore di lavoro e non risultano indicazioni puntuali e probatorie dalla banca. Conseguenza: confermata la decisione della Corte d'appello che aveva annullato il licenziamento, reintegrato il lavoratore e condannata la banca al pagamento di 12 mensilità; in Cassazione il ricorso è respinto e la banca condannata alle spese di giudizio (compensi e oneri indicati). Inoltre la Corte ha richiamato il versamento dell'eventuale contributo unificato addizionale.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3

    invocato dalla banca per censurare presunte violazioni di norme in tema di motivazione e interpretazione della lettera di contestazione; la Corte ha ritenuto che le censure non erano sufficientemente riferibili alla motivazione della sentenza impugnata e quindi inammissibili

  • art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5

    norma sul vizio per omesso esame di un fatto decisivo; la Corte ricorda che può essere dolosamente invocata solo per fatti storici, discussi e decisivi; non possono rientrarvi semplici deduzioni difensive o elementi istruttori non determinanti

  • art. 1362 cod. civ.

    richiamato dalla banca in relazione all'interpretazione della lettera di contestazione (criteri interpretativi del negozio), ma la Corte ha ritenuto che la motivazione distrettuale abbia correttamente valutato il contenuto dell'atto contestatorio e delle segnalazioni

  • art. 1367 cod. civ.

    citato in tema di criteri interpretativi degli atti; la Corte territoriale ha applicato i canoni interpretativi rilevando la mancanza di specificità nelle contestazioni

  • art. 346 c.p.c.

    riferito dalla banca nella doglianza sulla necessità di impugnazione incidentale; la Corte ha confermato la giurisprudenza secondo cui questioni già esaminate e ritenute infondate in primo grado richiedono gravame incidentale per essere rilevate in appello

  • art. 2900 c.p.c.

    richiamato unitamente all'art. 346 in ragione delle regole sulle impugnazioni e sul decorso dei termini; la Corte ha ritenuto corretta la valutazione sul punto

  • art. 2697 cod. civ.

    riguarda l'onere della prova; la Corte ha precisato che l'onere probatorio circa l'aliunde perceptum grava sul datore di lavoro che ne chiede la detrazione dall'indennizzo

  • art. 115 c.p.c.

    richiamato relativamente alla valutazione probatoria e alle presunzioni; la Corte ha ritenuto che la banca non abbia fornito prove specifiche per ottenere la detrazione

  • art. 91 c.p.c.

    norma sul regolamento delle spese di lite; la Corte ha liquidato le spese a carico del ricorrente secondo il criterio della soccombenza

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (e comma 1-bis)

    richiamato in relazione al contributo unificato addizionale per i ricorsi; la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento

Massime di principio

  • Per essere efficace in Cassazione le censure devono essere specifiche, complete e riferibili alle esatte parti della motivazione impugnata; censure generiche o non riferibili al decisum sono inammissibili
  • L'art. 360 n.5 c.p.c. tutela l'omesso esame di "fatti" veri e propri, discussi in causa e decisivi: non può essere invocato per criticare la valutazione probatoria o per ottenere riesame di semplici deduzioni difensive o di elementi istruttori
  • Se il primo grado limita o esclude determinati addebiti e la parte avversa vuole contestare tale valutazione in appello deve proporre impugnazione incidentale; altrimenti il giudicato interno impedisce il rilievo d'ufficio
  • In tema di licenziamento illegittimo il datore che chiede la detrazione di redditi percepiti dopo il licenziamento (aliunde perceptum) deve allegare e provare con precisione tali elementi; richieste generiche o esplorative non sono ammissibili
  • La chiarezza e la specificità della lettera di contestazione disciplinare sono rilevanti: la contestazione deve descrivere i fatti contestati con sufficiente precisione affinché il lavoratore possa difendersi e il giudice possa valutare la congruità della sanzione
  • Le spese e gli oneri processuali in Cassazione seguono il principio di soccombenza e possono comprendere il contributo unificato addizionale se sussistono i presupposti normativi

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