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Cassazione Civile, Ordinanza n. 29081/2024 del 11/11/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (concedente)

La controversia

Una società utilizzatrice, insieme ai fideiussori, aveva chiesto l’accertamento della nullità per usura della clausola interessi di un contratto di leasing stipulato nel 2006, nonché la nullità o inefficacia delle fideiussioni. Nello stesso processo era stata riunita l’azione della concedente/subentrante per la risoluzione del leasing per inadempimento dell’utilizzatrice nel pagamento dei canoni. Il tribunale aveva respinto le domande dell’utilizzatrice e accolto la domanda di risoluzione, ordinando il rilascio del bene. La corte d’appello aveva poi accolto solo in parte l’impugnazione, dichiarando nulla la clausola di indicizzazione dei canoni al cambio LIBOR CHF 3 mesi 365 per la sua funzione aleatoria e speculativa. In cassazione i ricorrenti lamentavano violazione e falsa applicazione degli artt. 1456, 1526, 1322, 1382 e 1384 c.c. e omesso esame di fatti decisivi, sostenendo che, una volta dichiarata la risoluzione del leasing, la corte territoriale avrebbe dovuto applicare l’art. 1526 c.c., con restituzione dei canoni versati e riduzione della penale pattuita. La resistente replicava che non era stata provata la quantificazione dei canoni versati e che, comunque, la clausola penale non era stata azionata per ottenere ulteriori somme, essendosi la concedente limitata a trattenere i canoni già pagati anche in base a successive scritture di rideterminazione del piano finanziario.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondata la doglianza perché la sentenza impugnata si fondava su due autonome rationes decidendi: da un lato, la mancata allegazione e prova dell’importo complessivamente versato e, quindi, l’impossibilità di operare la riduzione richiesta; dall’altro, la previsione di successive scritture private con cui le parti avevano convenuto che le rate versate restassero definitivamente acquisite alla concedente. Poiché i ricorrenti non avevano censurato in modo specifico tale seconda ratio, la decisione di merito restava comunque sorretta. La Corte ha inoltre ricordato che la riduzione ex artt. 1526, comma 2, e 1384 c.c. richiede una valutazione comparativa del vantaggio della pattuizione e del margine di guadagno del contraente adempiente, valutazione resa impossibile dalla carenza di allegazioni; ha aggiunto che l’utilizzatore avrebbe dovuto provare anche la restituzione del bene, circostanza non dedotta. Sono state quindi poste le spese a carico dei ricorrenti e applicata la condanna ex art. 96, commi 3 e 4, c.p.c., oltre all’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1456 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti, ma la Corte non vi fonda la propria decisione; la doglianza resta assorbita dall’inesistenza di una censura efficace alle rationes decidendi di merito.

  • art. 1526 c.c.

    In caso di risoluzione del leasing, la riduzione delle conseguenze economiche presuppone la prova dell’ammontare dei canoni versati e la possibilità di trattenere solo l’equo compenso per l’uso della cosa; la riduzione non è automatica ma richiede una concreta base fattuale per la valutazione comparativa.

  • art. 1322 c.c.

    Richiamato nel motivo, ma non decisivo nella soluzione della controversia.

  • art. 1382 c.c.

    Richiamato nel motivo per la clausola penale; la Corte non ne approfondisce l’interpretazione autonoma, ma ne collega la riduzione al sistema dell’art. 1384 c.c.

  • art. 1384 c.c.

    Il potere di riduzione della penale presuppone una valutazione comparativa tra il vantaggio della pattuizione e il margine di guadagno che si sarebbe avuto con la regolare esecuzione del contratto; senza prova dei dati necessari tale valutazione non è possibile.

  • art. 360, n. 5, c.p.c.

    La censura per omesso esame di fatti decisivi non incide sulla decisione poiché i ricorrenti non hanno attaccato una delle rationes decidendi poste a base della sentenza impugnata.

  • art. 380-bis c.p.c.

    Richiamato nel procedimento di definizione camerale e nell’opposizione alla proposta di inammissibilità, senza effetti sulla ratio decidendi.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Richiamato per il deposito di memoria nel giudizio di legittimità.

  • art. 96, comma 3, c.p.c.

    Applicato per la condanna dei ricorrenti al pagamento di una somma per responsabilità aggravata, ritenendone sussistenti i presupposti.

  • art. 96, comma 4, c.p.c.

    Applicato per la condanna al pagamento in favore della Cassa delle ammende, in presenza dei requisiti di legge.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Applicato per dare atto della sussistenza dei presupposti del versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Quando una sentenza di merito è sorretta da più rationes decidendi autonome, il ricorso per cassazione deve censurarle tutte: la mancata impugnazione di una sola di esse rende comunque intatta la decisione.
  • La riduzione della penale ex art. 1384 c.c. e il rimedio previsto dall’art. 1526 c.c. presuppongono una base fattuale completa e provata, perché il giudice possa compiere la necessaria valutazione comparativa tra vantaggi contrattuali e utilità economica dell’adempimento regolare.
  • Nel leasing risolto per inadempimento, la parte che invoca la restituzione dei canoni o la riduzione degli effetti economici della clausola deve allegare e provare l’entità dei pagamenti effettuati e gli ulteriori presupposti rilevanti, inclusa la restituzione del bene quando richiesta dalla disciplina applicabile.
  • Le pattuizioni successive al contratto, se idonee a comportare l’acquisizione definitiva delle somme già versate, possono autonomamente escludere la ripetizione dei canoni, indipendentemente dalla clausola penale originaria.
  • La censura di omesso esame di fatti decisivi non può superare una sentenza che resti sorretta da una ratio decidendi non specificamente attaccata.

Come è indicizzato

MaterieLeasingImpugnazioniSpese di lite
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiNullitàRisoluzione del contrattoOnere della prova

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