Cassazione Penale, Sentenza n. 8300/2025 del 28/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Pastore ha impugnato la sentenza di condanna per il reato di incendio colposo (artt. 113 e 449 c.p.), proponendo tre censure: 1) vizio di qualificazione giuridica del fatto (sostenendo che si sarebbe trattato al più di incendio di cosa propria e non di un vero incendio con pericolo per la pubblica incolumità); 2) travisamento e omissione di prove rilevanti (contestando la valutazione favorevole ai testi della pubblica accusa e denunciando la mancata considerazione di testimonianze e tabulati che avrebbero sostenuto la sua versione); 3) inesistenza di una posizione di garanzia automatica in capo a lui, perché era un consulente esterno senza poteri direttivi, per cui non poteva essergli attribuita cooperazione colposa ai sensi dell'art. 113 c.p. e responsabilità derivante dall'assunzione della gestione del rischio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che le sentenze di merito (Tribunale e Corte d'Appello di Torino) avessero dato motivazione congrua e coerente: i Vigili del Fuoco erano intervenuti con mezzi e personale rilevanti e le fotografie/documentazione mostravano danni estesi, elementi idonei a qualificare l'evento come incendio secondo la giurisprudenza consolidata; l'asserita circoscrizione delle fiamme non esclude la fattispecie di incendio colposo quando sussistono caratteristiche di rapidità, pericolosità e difficoltà di spegnimento; le dedotte omissioni probatorie non sono risultate decisive ai fini della decisione di merito e non integrano il vizio di travisamento così come rigorosamente richiesto in Cassazione; la posizione di garanzia è stata ritenuta sussistente in virtù della concreta assunzione della gestione del rischio da parte di Pastore (avendo incaricato/ autorizzato il lavoratore a svolgere un intervento con fiamme libere senza informazione/formazione/adeguato addestramento), indipendentemente dalla qualifica formale di consulente esterno. Esito sostanziale: confermata la condanna a mesi 8 di reclusione con beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione.
Norme richiamate
Norma sul concorso di persone nel reato; applicata per qualificare la cooperazione colposa tra Pastore e il dipendente che ha causato l'incendio
Richiamato nella motivazione come norma relativa al fatto contestato (incendio); la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione come incendio colposo alla luce degli elementi fattuali
Norma che disciplina l'incendio di cosa altrui e di cosa propria e che distingue la necessità del pericolo per la pubblica incolumità; utilizzata per spiegare perché nel caso concreto si è ritenuto sussistente pericolo anche se l'evento si era sviluppato in ambito di struttura aperta al pubblico
Norma sull'applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento); citata per indicare che il coimputato D'Elicio ha definito la propria posizione con tale procedura in un separato procedimento
artt. 36 e 37 d.lgs. 9 aprile 2008 n. 81
Obblighi di informazione, formazione e addestramento dei lavoratori sui rischi specifici; la loro omissione è stata valutata come elemento che ha aggravato la responsabilità di chi ha affidato l'intervento (Pastore)
art. 18 d.lgs. 9 aprile 2008 n. 81
Riferimento alla necessità di tenere conto delle capacità e mansioni del lavoratore nell'assegnazione di compiti; mancata considerazione delle capacità del dipendente è stata rilevante per affermare colpa nella scelta di assegnare l'intervento
artt. 192, 533 e 546 cod. proc. pen.
Richiamati con riferimento ai rimedi contro il travisamento della prova e alla disciplina probatoria; la Corte ha applicato i rigorosi criteri di ammissibilità della censura per travisamento in sede di legittimità, richiedendo la dimostrazione della decisività dell'atto omesso
DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze)
Strumento di valutazione dei rischi interni ai lavori; la Corte osserva che anche se il rischio specifico non fosse esplicitamente previsto nel DUVRI, l'assunzione concreta della gestione del rischio da parte del consulente può comunque fondare la posizione di garanzia
Massime di principio
- Per configurare l'incendio colposo non è necessario che il fuoco si estenda oltre ogni limite: rilevano rapidità di propagazione, potenzialità distruttiva e difficoltà di spegnimento; danni materiali significativi e l'intervento massiccio dei Vigili del Fuoco sono indici rilevanti.
- In Cassazione la censura per "travisamento" richiede prova stringente: bisogna indicare l'atto omesso, il dato probatorio incompatibile, dimostrarne la verità e la decisività rispetto all'intero giudizio; mere contraddizioni testimoniali non sono sufficienti.
- La posizione di garanzia può nascere non solo da una investitura formale ma anche dalla concreta assunzione della gestione di uno specifico rischio: affidare o autorizzare un lavoro pericoloso senza adeguata formazione/informazione può far sorgere responsabilità penale per colpa.
- Gli obblighi di sicurezza previsti dal d.lgs. 81/2008 (informazione, formazione, addestramento e scelta di personale con capacità adeguate) sono elementi chiave nella valutazione della colpa in incidenti connessi a lavori che comportano rischio di incendio.
- La valutazione dell'attendibilità delle prove (testimonianze, tabulati telefonici, documentazione fotografica) spetta ai giudici di merito; la Corte di legittimità sindaca la motivazione solo se illogica, contraddittoria o priva dei requisiti minimi di coerenza.
- Se più soggetti concorrono nelle attività di manutenzione (datore di lavoro, consulenti esterni, manutentori), la responsabilità può essere cumulativa: va accertato chi ha effettivamente assunto la gestione del rischio e chi ha omesso gli obblighi di prevenzione.
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