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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22079/2025 del 12/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di condanna per deposito incontrollato di rifiuti (art. 256 d.lgs. 152/2006) denunciando: 1) irregolarità degli accertamenti della Polizia Municipale, che si sarebbe introdotta in proprietà privata attraverso un varco nella recinzione senza autorizzazione giudiziaria, rendendo inutilizzabili le fotografie e i rilievi (violazione artt. 191, 247, 250, 352 c.p.p.); 2) difetto di corrispondenza tra imputazione (condotta attiva di raccolta) e motivazione che parla di condotta omissiva/omessa vigilanza; 3) travisamento della prova e errata qualificazione dei beni come rifiuti, mentre l'imputato e testi avrebbero dichiarato che i materiali erano destinati al riutilizzo o correttamente smaltiti; 4) mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. (tenuità del fatto).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondate o generiche le censure: 1) gli interventi della polizia giudiziaria erano giustificati dalla flagranza e dall'urgenza ai sensi degli artt. 352 e 354 c.p.p., nonché compatibili con l'art. 197 d.lgs. 152/2006; eventuali nullità intermedie si sarebbero dovute eccepire tempestivamente e risultano, in ogni caso, sanate o irrilevanti (principio male captum bene retentum e giurisprudenza delle Sezioni Unite); 2) l'imputazione riguardava il legale rappresentante nella sua posizione di garanzia e la responsabilità per fatti dei dipendenti può essere attribuita per culpa in vigilando senza necessità che il titolare abbia posto materialmente in essere l'illecito; 3) la valutazione sulla natura dell'ammasso come rifiuto e sulle modalità di deposito è rimessa al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione salvo manifesta illogicità, non sussistente; 4) l'art. 131-bis non è applicabile alla fattispecie per il quantitativo (circa 33 mc) e le modalità di stoccaggio. Conseguentemente resta ferma la condanna di primo grado (ammenda di euro 1.734,00) e il ricorrente è condannato alle spese e al versamento previsto dall'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 256 d.lgs. 152/2006

    Norma incriminatrice applicata per il deposito incontrollato di rifiuti; la Corte conferma la qualificazione dei materiali come rifiuti e la punibilità dell'attività di gestione non autorizzata.

  • art. 185‑bis d.lgs. 152/2006

    Definisce i requisiti del deposito temporaneo: il giudice ha ricordato che il regime favorevole del deposito temporaneo richiede il rispetto di tutte le condizioni previste (luogo, categorie omogenee, limiti quantitativi e cadenza di raccolta) e che l'onere della prova del rispetto grava sull'interessato.

  • art. 183 d.lgs. 152/2006

    Fornisce le definizioni (es. rifiuto, deposito temporaneo); la Corte ne è partita per qualificare la condotta come gestione/abbandono di rifiuti.

  • art. 197 d.lgs. 152/2006

    «ispezioni, verifiche e prelievi di campioni»

    Attribuisce poteri di controllo agli addetti: la Corte ha ritenuto che gli operanti potessero legittimamente effettuare accertamenti e rilievi all'interno degli stabilimenti/aree aziendali.

  • art. 352 c.p.p.

    Consente alla polizia giudiziaria, in flagranza, di procedere a perquisizioni locali quando sussistono motivi fondati; la Corte ha ritenuto applicabile l'intervento urgente degli operanti.

  • art. 354 c.p.p.

    «se vi è pericolo che le cose, le tracce e i luoghi ... si modifichino e il pubblico ministero non può intervenire tempestivamente, ovvero non ha ancora assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali di polizia giudiziaria compiono i necessari accertamenti e rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose»

    Legittima gli accertamenti urgenti della P.G. in presenza di pericolo di alterazione delle tracce; la Corte ha ritenuto sussistenti i presupposti per l'intervento autonomo degli agenti.

  • art. 191 c.p.p.

    Norma sulle cause di inutilizzabilità: la Corte ricorda che non si estende alla regola del 'frutto dell'albero avvelenato' e che le questioni di illegittimità di accertamenti devono essere tempestivamente eccepite.

  • art. 131‑bis c.p.

    Prevede l'esclusione di punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha confermato che richiede congiuntamente particolar tenuità e non abitualità e ha ritenuto che gli elementi del caso (quantitativo e modalità) escludessero l'applicazione.

  • art. 2049 c.c.

    Richiamata come fondamento della responsabilità del datore/titolare per fatti dei dipendenti nella sfera di controllo; la Corte l'ha usata per giustificare l'addebito per culpa in vigilando al legale rappresentante.

  • art. 616 c.p.p.

    Stabilisce gli oneri per le spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso: la Corte ha disposto il pagamento delle somme dovute alla Cassa secondo tale norma.

Massime di principio

  • Accertamenti urgenti: gli ufficiali di polizia giudiziaria possono operare senza preventiva autorizzazione dell'A.G. se sussiste flagranza o pericolo di dispersione/alterazione delle tracce (artt. 352 e 354 c.p.p.); l'interessato deve eccepire tempestivamente eventuali nullità, altrimenti esse si considerano sanate.
  • Prove acquisite in sopralluogo: la loro utilizzabilità non è automaticamente esclusa per il modo di accesso se ricorrono i presupposti di legge; il principio 'male captum, bene retentum' e la giurisprudenza limitano l'annullabilità delle risultanze.
  • Responsabilità aziendale: il legale rappresentante può essere ritenuto responsabile per il deposito di rifiuti compiuto da dipendenti per culpa in vigilando, salvo prova che gli atti siano stati compiuti in autonomia e contro direttive espresse.
  • Qualificazione come rifiuto vs deposito temporaneo: chi invoca la natura di deposito temporaneo deve dimostrare il rispetto di tutte le condizioni legislative (luogo di produzione, categorie omogenee, limiti quantitativi e cadenza di raccolta); in mancanza, la condotta può configurare gestione non autorizzata o abbandono.
  • Art. 131‑bis c.p.: per ottenere la non punibilità per particolare tenuità occorre dimostrare con elementi concreti sia la tenuità dell'offesa (modalità e esiguità del danno/ pericolo) sia la non abitualità del comportamento; la mera occasionalità non è sufficiente.
  • Ricorso in Cassazione: il giudice di legittimità non può rimettere in discussione il valutato probatorio di merito salvo che emergano vizi manifesti di illogicità o contraddittorietà nella motivazione; argomentazioni che richiedono rivalutazione delle prove sono inammissibili.

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