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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34853/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva la sostituzione della pena dell'ergastolo con la pena di trent'anni di reclusione sostenendo che, in relazione all'estradizione dall'Audiencia Nacional di Madrid, era stata apposta una clausola che imponeva che l'ergastolo non comportasse inevitabilmente la privazione della libertà per tutta la vita. Si assumeva che tale clausola fosse applicabile anche all'ergastolo oggetto di esecuzione in Italia, sia perché la prima estradizione era stata temporanea sia perché un successivo provvedimento spagnolo del 26 dicembre 2019 avrebbe integrato a posteriori l'originario decreto di estradizione del 1998/1999. Il difensore sosteneva inoltre che il Ministro della Giustizia non avesse adottato determinazioni ai sensi dell'art. 720, comma 4, c.p.p., e che la clausola dovesse quindi vincolare l'esecuzione della pena in Italia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha confermato il principio enunciato dalle Sezioni Unite (sentenza n. 30305/2021) secondo cui clausole aggiunte al provvedimento di estradizione dopo che la procedura di consegna si è conclusa non producono effetti giuridici vincolanti sull'autorità italiana; solo clausole apposte e accettate in fase prodromica e prima della conclusione della procedura possono essere valutate dal Ministro ai sensi dell'art. 720, comma 4, c.p.p. La Corte ha quindi ritenuto corretta la decisione del giudice dell'esecuzione di rigettare la conversione della pena e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma di euro tremila.

Norme richiamate

  • art. 720, comma 4, cod. proc. pen.

    Attribuisce al Ministro della Giustizia la competenza a valutare e accettare eventuali condizioni apposte dallo Stato estero in sede di concessione dell'estradizione; la Corte ha chiarito che tale potere è esercitabile solo in fase prodromica alla concessione dell'estradizione e non può essere attivato per condizioni apposte ex post a procedura conclusa

  • art. 99 cod. pen.

    Richiamato nel motivo di ricorso (contestazione relativa all'entità della pena); non è stato tuttavia ritenuto decisivo rispetto alla questione sull'efficacia di clausole estradizionali apposte dopo la consegna

  • Sezioni Unite, sentenza n. 30305 del 25/3/2021 (Rv. 281558)

    Principale pronuncia nomofilattica richiamata: stabilisce che condizioni apposte dall'autorità estera in una fase successiva alla consegna non producono effetti vincolanti sull'ordinamento dello Stato che ha ricevuto l'estradato; il procedimento di estradizione si ritiene esaurito con la consegna e solo condizioni valutate e accettate dal Ministro in fase prodromica possono incidere sull'esecuzione

  • Provvedimenti dell'Audiencia Nacional (23/4/1999; 4/10/2004; 26/12/2019)

    Gli atti spagnoli hanno fissato diverse condizioni di consegna nel tempo; tuttavia la Corte ha ritenuto che il provvedimento del 26/12/2019 che integrava a posteriori l'originario decreto non potesse produrre effetti sull'estradizione ormai conclusa e sull'esecuzione della pena in Italia

  • Ordinanza Corte Costituzionale n. 97 del 11/5/2021

    Richiamata in relazione alla disciplina dell'ergastolo e al quadro normativo in evoluzione: la Corte osserva che la clausola estera volta a evitare una privazione di libertà inevitabilmente a vita non impone necessariamente la sostituzione con pena temporanea, poiché il diritto interno già contempla meccanismi di revisione e misure (permessi, regime di semilibertà, liberazione condizionale)

  • art. 4-bis ord. pen. (richiamato nel testo)

    Cita il contesto normativo dei trattamenti speciali per condannati per reati particolari; la Corte osserva che la disciplina del trattamento degli ergastolani è oggetto di approfondimenti e possibile modifica normativa, ma ciò non giustifica l'efficacia di clausole esterne apposte ex post

Massime di principio

  • Clausole apposte da uno Stato estero a un provvedimento di estradizione producono effetti sull'ordinamento dello Stato richiesto solo se sono state formulate e valutate prima della conclusione della procedura di estradizione e sono state oggetto dell'eventuale determinazione ministeriale prevista dall'art. 720, comma 4, c.p.p.
  • Un provvedimento straniero che integri o modifichi il decreto di estradizione a procedura ormai conclusa (dopo la consegna) non vincola l'autorità giudiziaria italiana né può, di per sé, giustificare la conversione di una pena già irrogata ed esecutiva in Italia
  • La presenza, nella clausola estera, di un obbligo generico a evitare che l'ergastolo comporti inevitabilmente la privazione della libertà per tutta la vita non equivale automaticamente a un obbligo di sostituire l'ergastolo con una pena temporanea; il sistema penale italiano prevede già forme di revisione e misure alternative che possono rendere compatibile l'esecuzione con tale requisito
  • Il difensore che intenda far valere condizioni estradizionali deve agire tempestivamente e, ove necessario, sollecitare l'intervento o la valutazione del Ministro della Giustizia nella fase procedurale utile; eccezioni o integrazioni posteriori all'atto di estradizione sono difficilmente efficaci davanti all'autorità giudiziaria esecutiva
  • In casi analoghi conviene verificare sempre: a) il testo e la data del provvedimento di estradizione originario; b) se e quando è stata effettuata la consegna; c) se esiste una determinazione ministeriale ai sensi dell'art. 720, comma 4, c.p.p.; d) la natura della clausola (obbligo di revisione vs. obbligo di sostituzione della pena) per valutare realisticamente le possibilità di ottenere misure esecutive diverse

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